"L'intervento del sindaco alle Giornate della cultura mi ha lasciato senza parole: ha parlato come se non vivesse in questa città, città da giorni sempre più nemica dei suoi cittadini" Sono stata ieri all'apertura delle Giornate per la Cultura organizzate da Antonella Di Nocera a cui vanno i miei complimenti per il suo lavoro di connessione tra le mille piccolegrandi associazioni di cittadini che della cultura e della nostra città si occupano. Ma soprattutto per l'attenzione che ha dato loro che, non è poco non potendo dare la speranza. Ma quello che invece mi ha lasciato, ancora una volta, senza parole è stato l'intervento del sindaco che ha parlato come se non vivesse in questa città, città da giorni sempre più nemica dei suoi cittadini, costretti a viverla quotidianamente come in una battaglia, come se non fosse la città stessa un tanto decantato " bene comune"; e poi per cosa? Per lanciare, con la preliminare della Coppa d'America, "una nuova immagine di Napoli nel mondo"! Questa frase ripetuta come un mantra è quella che ci fa ancora più soffrire perché ci sentiamo presi in giro. Non si può dire che il problema è "fisiologico quando c'è un grande evento", ma qui c'era in atto da mesi una malattia, dovuta ai problemi dei trasporti pubblici, che era già un evidente indicatore di sofferenza. E proprio a quel tavolo ieri sedevano Salvatore Settis e Tomaso Montanari che, in articoli e libri, da anni vanno ripetendo che il valore civico della cultura e dei suoi monumenti non deve essere negato in favore del loro potenziale turistico e che le città non devono essere trasformate in parchi di divertimento, ma essere strumenti di formazione di coscienze e di appartenenza. Quando nei primi anni novanta organizzammo le storiche giornate di Monumenti Porte Aperte, l'obiettivo primario fu quello di riavvicinare i cittadini alla loro storia, appassionarli alla loro città, togliere il velo dell'ignoranza e aprire un nuovo percorso di speranza per la città, una scoperta che ha avuto anche una forte valenza turistica, ma non solo! Il successo stesso dell'iniziativa lo fece diventare un "evento", parola questa che negli anni è andata assumendo un significato sinistro perché svuotato di valori culturali in favore soprattutto dell'immagine. Dell'Estate Romana di Nicolini, che pure ha fatto storia ed è diventata modello in tutti i comuni grandi e piccoli d'Italia, non se ne parlò mai come di un evento, forse perché i suoi obiettivi erano quelli di una diffusione di cultura locale, nazionale e internazionale per avvicinare i cittadini alla loro città, perché anche una città arcistorica come Roma ne ha bisogno per meglio riconoscere se stessa. Bloccati, intimoriti e inascoltati siamo ancora i cittadini di una grande città? o siamo le nuove reclute di un Campo di Addestramento Militare?Fluidità dei movimenti e raggiungibilità delle quotidiane destinazioni non sono optionals ma elementi costitutivi della razionalità urbana contemporanea.