Tre armi per trasformare Caserta nel distretto della cultura. Con una certezza: non accontentarsi degli eventi, ma puntare a ricostruire dalle fondamenta l'economia locale. È l'obiettivo del progetto presentato oggi dai 22 comuni della «conurbazione casertana», per creare un bacino culturale d'eccellenza. L'ultimo di una serie d'interventi iniziati nel 1999, che hanno interessato finora infrastrutture, ambiente e trasporti: «Vogliamo promuovere e valorizzare i siti d'interesse storico, artistico e culturale», spiega il sindaco, Luigi Falco, con lo scopo di «ristrutturare l'economia casertana, colpita da una grande crisi industriale, la cui vittima principale è il polo tecnologico». Il Prusst - faticoso acronimo che individua i programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio - messo a punto da Alfredo Messore ha un costo complessivo che oscilla tra i 3 e i 4 milioni di euro, coperti per 1,5 milioni da finanziamenti pubblici e per il resto dalla Arcus Spa, società di diritto privato creata dai Beni culturali e il cui capitale è detenuto dal ministero dell'Economia. Il modello che ha ispirato gli amministratori casertani viene dal mondo anglosassone, come il distretto realizzato a Denver (Usa) o gli investimenti di Glasgow, capitale europea della cultura nel 1990. Progetti in cui pubblico e privato hanno lavorato insieme per legare l'offerta culturale al tessuto economico locale, con ricadute in termini di sviluppo e di occupazione: una filosofia diversa da quella che ha ispirato Genova, spiega il programma, «che ha invece puntato sugli eventi». Tra le iniziative rivolte ai turisti, l'emissione di una card per l'accesso a tutti i servizi culturali e la creazione di un parco tematico.