È STATO il dominus del Teatro San Carlo. Ora se ne va, in contropiede. Salvatore Nastasi detto Salvo commissario del lirico napoletano dal 2007 al 2011, il già potente e bipartisan capo di gabinetto del ministro Rutelli e poi dei successori Bondi e Galan e Ornaghi, oggi tornato direttore generale dello Spettacolo dal vivo al ministero per le Attività culturali lascia il posto di consigliere di nomina regionale nel Cda della Fondazione San Carlo. «Un ciclo si è chiuso. Il San Carlo ormai va sulle sue gambe». Pare che non l'abbiano presa bene, specie a Palazzo San Giacomo: dove dev'essere sembrato un altro abbandono. Perciò Nastasi, accanto alla lettera di dimissioni indirizzata a Stefano Caldoro, riserva un grazie, non formale, per il governatore e per de Magistris ai quali rinnova «stima e fiducia». Ma non risparmia severi appunti sui ritardi e l'approssimazione di una certa politica culturale, sui "demolitori professionisti", sul Forum delle culture per il quale «si è perso troppo tempo», e sul Mercadante «che non funziona come dovrebbe uno Stabile». Nastasi, è un addio polemico? Non le è piaciuto trovarsi citato negli atti dell'inchiesta su Pompei; e neanche il dibattito su quell'emendamento in Regione che sembrava fatto apposta per una sua incompatibilità. «E poi si è visto che con l'emendamento non c'entravo nulla e che qualcuno strumentalizza il mio nome. No: la verità è che sono molto sereno, qui ho vissuto un'esaltante stagione di impegno. Ora posso aiutare da fuori a questa città, splendida e autolesionista ». Ora sgomiteranno per sedersi al suo posto. Una previsione. «La scelta tocca al governatore, ma essendo un funzionario dello Stato che ha avuto l'onore di conoscere il valore del San Carlo, posso fare un auspicio: che si tratti di un tecnico o di una personalità della cultura. D'altro canto, conosco la sensibilità di Caldoro, a cui va il merito per la norma in itinere che rende il San Carlo autonomo finanziariamente. Un atto fondamentale». Quando lei è arrivato a Napoli, c'era ancora l'Ulivo e Bassolino sperava di divincolarsi dalla morsa dei rifiuti. Ora che lascia, piazza Municipio è invasa da napoletani che imprecano contro l'alfiere della "rivoluzione". Almeno il San Carlo è in salvo, o rischia ancora? «Quando sono arrivato nel 2007, non si sapeva come pagare gli stipendi, c'era un debito di 15 milioni. Senza dire che non avevamo neanche l'aria condizionata. Oggi, insieme alla Scala, il San Carlo è l'unico teatro che presenta il quinto pareggio di bilancio di fila, dal 2008 al 2012. Si allestiscono 12 opere all'anno, mentre prima se ne facevano 5, e nel 2012 abbiamo fatto circa 220 alzate di sipario, appena sotto la Scala che ne fa 300: ma la Scala conta quasi mille dipendenti e il San Carlo 323. Insomma, il lirico ora è in ottime mani. E se mi volto indietro, forse il primo grazie va ai lavoratori che mi sono stati vicini e hanno capito il senso di questa fatica. E a Bassolino: il primo a credere che il rilancio passava attraverso un grande e serio restauro». É restauro per il quale il maestro De Simone ancora punta il dito contro l'acustica del lirico. Lo ammetta: avete sbagliato? «Ancora con 'sta storia? L'acustica è una scienza. Non sono uno scienziato: su questo i tecnici già da tempo si sono espressi». Le dimissioni arrivano nelle Giornate della cultura: un caso? «Solo un caso, riconosco a de Magistris di averci sostenuto con lealtà. Quanto alle Giornate, cosa dire: questa città è affetta da un acutissimo masochismo culturale. Si parla troppo addosso: per deligittimare se stessa o demolire chi sta lavorando. Un ostacolo enorme». Entriamo nella politica culturale, lei è direttore generale dello Spettacolo: del Forum delle culture, abortito per ora, cosa pensa? «Si è perso troppo tempo. E per ragioni che in tanti non capiscono. Ma Napoli, lo dico senza enfasi, ha non solo le potenzialità ma la capacità di poter fare una bella figura anche preparandosi in fretta. É una questione di determinazione. Se si vuole, il ministero è disposto a fare la sua parte». Sullo Stabile napoletano la Di Nocera avanza critiche. «Il Mercadante non risponde pienamente alle funzioni di uno Stabile. Intendiamoci: è un difetto comune ad altri Stabili, ma qui si ha però più necessità di promuovere il territorio. Invece il Mercadante fa grandi scambi, importanti ospitalità, avvalendosi del Festival Teatro, ma a Napoli lascia poco. E poi c'è il caso San Ferdinando: bisognerà trovare un modo per farla vivere sul serio, la preziosa casa di Eduardo, o no? Facciamolo tutti insieme». Nastasi, dopo sette anni quasi. « Sì, me lo lasci dire: nel momento in cui ho fatto gratis il commissario, mi pagavano solo le trasferte, treni e residence». Si riconoscerà un errore? «Forse ho avuto poco coraggio. Penso alla storia dello stabilimento ex Cirio: ne chiesi solo un pezzetto per farci andare i nostri laboratori di falegnameria. Sbagliato. Avrei dovuto fare allargare il San Carlo in quell'area, che grida vendetta. In quale metropoli mediterranea uno ha il water front di Vigliena e lo lascia morto così? Sarebbe accaduto a Siviglia o Barcellona?».