VENTIDUEMILA PERSONE ANCORA FUORI DALLE LORO CASE CIALENTE: «DATEMI CINQUE ANNI, I SOLDI E LA CITTÀ VIVRÀ» La ricostruzione non decolla. Allarme del sindaco. È l'anniversario più difficile perché coincide con l'assoluto crollo della speranza. Negli alloggi della diaspora delle new town è entrata da tempo la rassegnazione. Gli aquilani non credono più in un ritorno nelle proprie case e nel centro storico. Sopravvivono alle promesse non mantenute, alla rinascita che non c'è mai stata, alle tasse, alle imprese che vanno via, alla ricostruzione pesante solo accennata. Sono passati quattro anni da quella notte, tra il 5 e il 6 aprile, in cui, alle 3.32, una scossa di terremoto provocò migliaia di crolli che causarono la morte di 309 persone. Oltre 22 mila aquilani sono ancora fuori dalle abitazioni, di cui 12 mila nel progetto Case, e quasi 2.700 nei Moduli provvisori abitativi; quasi 6.700 vanno avanti con il contributo di autonoma sistemazione. Negli alberghi della regione restano poco più di 140 persone. C'è il rischio, concreto, di uno spopolamento causato dalla fine di ogni speranza. Il quarto anniversario viene vissuto in un clima di dolore, di drammatico ricordo, ma anche di rabbia. La ricorrenza, anzi, è il prologo alla protesta dura e clamorosa. Come quella annunciata dal sindaco, Massimo Cialente, che parla di città condannata a morte senza risorse immediate. «Datemi 5 anni, soldi e ricostruirò L'Aquila». Altrimenti? «Altrimenti non ci sarà più una città» è il timore fondato del sindaco. LE PROMESSE La mancanza di fondi per la ricostruzione, secondo Cialente, «nasce dal peccato originale rappresentato dal fatto che Berlusconi non ha voluto mettere la tassa di scopo». «Le casse del Comune a giugno saranno vuote e tutto si fermerà» tuona. Certo, certissimo, anzi probabile il finanziamento previsto per il 2013 nel cronoprogramma. C'è la speranza che il Governo non si rimangi quanto promesso. La scarsità di fondi in arrivo, rispetto a quelli previsti (circa 613 milioni), causerà inevitabilmente la paralisi di numerosissimi interventi fissati nel documento approvato da I I'assise comunale. LA BATTAGLIA Il sindaco mastica amaro e minaccia la «rappresaglia»: «Noi abbiamo un patto con lo Stato, se lo Stato ci molla, toglieremo le bandieree il prefetto è meglio che vada via. Mi aspetto 700 milioni quest'anno, tra l'altro già impegnati ed esauriti, e un miliardo all'anno peri prossimi cinque. Posso chiedere alla gente il sacrificio di crederci e di avere fiducia solo se possiamo vedere parte del centro storico e le frazioni ricostruite entro il 2015, se invece dirò che si finirà per il 2024 tutti andranno via e L'Aquila, nel 2018, farà 35-40 mila abitanti. Già sono andati via 3500 cittadini nell'ultimo anno. Ho firmato un piano di ricostruzione e il governo ha fatto un patto con me. Se sono stati trovati sei miliardi per l'Emilia, perché non è possibile stanziare la stessa somma per una tragedia enorme come la nostra?». Spera nel nuovo decreto, «quando tutto si deciderà»: «Diciamo che dovrebbero assegnarci due miliardi per il 2013 e il 2014, l'ideale sarebbe contrarre un mutuo con la Cassa depositi e prestiti, diluito in due anni». «Il Parlamento decida di comprare due caccia F-35 in meno per far rinascere L'Aquila» è la sfida di Cialente. Lo ribadirà domani al presidente del Senato Piero Grasso atteso in città per un convegno sulla legalità. Stasera, invece, L'Aquila si fermerà, in silenzio, nel dolore, per ricordare le sue vittime in una fiaccolata che si concluderà, alle 3.32, con 309 rintocchi. Uno per ogni vittima. Alla battaglia sui fondi si penserà da lunedì.
L'AQUILA, caccia ai fondi a quattro anni dal sisma
Il quarto anniversario del terremoto che colpì L'Aquila nel 2009 è stato vissuto in un clima di dolore e rabbia. Il sindaco Massimo Cialente ha annunciato che la città è condannata a morte senza risorse immediate e ha richiesto 5 anni, soldi e ricostruzione per poter riprendere la vita. La mancanza di fondi per la ricostruzione è stata criticata dal sindaco, che ha affermato che il governo non ha mantenuto le promesse e che la scarsità di fondi causerà la paralisi di numerosissimi interventi.
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