Dopo il nostro servizio che rendeva conto delle numerose obiezioni fatte da studiosi stranieri che lo ritengono autentico, Canfora sul Corriere ripropone i principali punti d'appoggio delle sue accuse di falso del papiro di Artemidoro. Ma senza aggiungere novità a quanto avevamo già detto Vero o falso? Certamente irresistibile. Dopo il servizio pubblicato sul numero scorso dell'"Espresso", che rendeva conto delle numerose obiezioni fatte da studiosi stranieri che lo ritengono autentico, il papiro di Artemidoro riconquista l'apertura delle pagine culturali del "Corriere della Sera". L'articolo esce oggi, venerdì 5 aprile, proprio quando "L'Espresso" che conteneva "La disfida del papiro" non è più in edicola: ma chi l'avesse perso può ritrovarlo qui nella versione online. In un lungo articolo, Luciano Canfora ripropone i principali punti d'appoggio delle sue accuse di falso senza aggiungere novità. Basti pensare che per liquidare le nuove obiezioni arrivate nei mesi scorsi da Oxford, Cambridge, Londra, Madrid, Parigi, Bruxelles e Berlino e riassunte nel servizio, il professore rimanda a un congresso che si è tenuto a Ginevra nell'agosto del 2010. Sotto il titolo "Artemidoro, le vie del falso sono finite", l'articolo del "Corriere" parte dalla recensione del volume delle edizioni Led ("Intorno al Papiro di Artemidoro. II"), che viene definito «libro bluff». Se lo studioso si abbassa ad occuparsene è per colpa nostra: «Peccato che una collaboratrice dell'"Espresso" giorni fa sia caduta in trappola e abbia preso il tutto per buono», scrive Canfora. Ma perché sarebbe un libro bluff? «Doveva contenere gli atti di un convegno sulla cosiddetta "mappa" del falso Artemidoro (Guadalquivir? Rodano? Cipro capovolta? Delta del Nilo?)», spiega l'autore. «Invece il libretto è uscito, dopo tre anni, farcito di pezzi nati dopo, e che con la materia del convegno hanno poco a che fare». A scatenare le ire di Canfora è quindi la decisione di aggiungere ai saggi del convegno un'appendice dedicata a uno dei punti chiave della polemica: la foto del "Konvolut", l'ammasso di fogli dai quali sarebbero stati ricavati i frammenti del papiro. I proprietari l'hanno mostrata nel 2008 per provare almeno una tappa della storia del reperto, e quindi la sua autenticità, ma Canfora, con l'appoggio di alcune perizie di esperti fotografici della polizia, lo ha trasformato in uno dei pilastri della sua accusa di falso. Nell'appendice al volume delle edizioni Led la perizia italiana ?" come riportato nell'articolo dell'Espresso ?" viene liquidata come inattendibile da un esperto tedesco che Canfora definisce sprezzantemente «un Baumann esperto in Photoshop». Solo su questo volume si concentrano le invettive di Canfora, che prosegue ricordando le prove su cui poggia la sua certezza che il papiro sia un falso: dalla presenza di tracce di grafite alla «bucologia», come Canfora definisce le obiezioni degli studiosi che non concordano con un punto chiave della sua teoria. Il "falso Artemidoro" infatti sarebbe stato realizzato su frammenti già rovinati, e la mano del falsario avrebbe evitato maldestramente i buchi già presenti. Un punto su cui, in realtà, Canfora contraddice se stesso. Perché delle due l'una: o il falso è stato realizzato a partire da tre papiri autentici e integri che Costantino Simonides ricoprì di testo e disegni intorno al 1860 (i «tre sigari» misteriosamente scomparsi dal Museo di Liverpool), oppure sono frammenti su cui Simonidis ha lavorato quando già erano ridotti a pezzi. Alle altre prove portate dagli studiosi che propendono per l'autenticità, alle obiezioni contenute nei numerosi altri saggi che vengono citati sull'"Espresso", Canfora non dedica una parola. In compenso, l'articolo offre un altro esempio dello stile beffardo con cui il professore porta avanti la sua crociata contro questo «gramo papiro» tenuto artificialmente in vita e che invece andrebbe riseppellito come «un già trapassato, rtiirato fuori dal meritato sepolcro come papa Formoso». Così, tra un accenno a Dante e uno a Totò («Vien da pensare a quel film in cui il principe De Curtis svolgeva il ruolo di un vecchietto ormai suonato, ma testardo, refrattario, dopo la guerra, a prendere atto del tracollo della moneta»), Canfora diverte i suoi lettori italiani. E alle nuove obiezioni degli specialisti stranieri, sempre più convinti dell'autenticità del papiro, non risponde affatto.