Iniziativa a Torino per promuovere le manifestazioni Più della metà degli italiani, nell'arco di un anno, non legge nemmeno un libro. Eppure siamo una nazione in cui le fiere librarie e le kermesse cultural-letterarie si contano a centinaia. Tanto che un gruppo selezionato di queste centri di minoranze virtuose ha deciso di raccogliere la proposta di incontrarsi lanciata da Rolando Picchioni, che guida il Salone del Libro torinese, da Gian Arturo Ferrari, alla testa del Centro nazionale per il Libro e la Lettura, e da Piero Fassino, sindaco del capoluogo piemontese. I rappresentanti di oltre sessanta "Città del Libro", dal BookCity di Milano al Festivaletteratura di Mantova, da Pordenonelegge a Trame di Lamezia Terme, si ritrovano pertanto oggi e domani a Torino (alla sala Agorà-Unicredit di via XX Settembre 29) con lo scopo di scambiarsi idee ed esperienze, ma soprattutto, come spiega Picchioni, di «creare un coordinamento permanente, una "governance" in grado di fare fronte comune soprattutto sul fronte delle risorse, sempre meno e sempre più difficili da reperire». Si punta, però, più in alto. L'intento della nascente federazione delle città grandi e piccole della lettura, prosegue Picchioni, è di arrivare «a un'iniziativa legislativa per estendere lo status di bene culturale riconosciuto, tutelato e difeso dalla legge italiana, anche a festival e a rassegne dedicate al libro e alla cultura, alla stregua di monumenti, musei, e siti archeologici». Al convegno intervengono oggi Gian Arturo Ferrari e Gustavo Zagrebelski, del quale pubblichiamo una parte della relazione; domani saranno di scena, tra gli altri, Giuseppe Laterza, Vittorio Bo e Giuliano Amato. Resta, tuttavia, il paradosso di un'Italia di non lettori dove proliferano le manifestazioni in cui i libri si vendono, si leggono e se ne discute. Come lo spiegano i promotori delle "Città del Libro"? Con il fatto che, conclude Picchioni, «se da un lato i festival sono frequentati dai "lettori forti", dall'altro contribuiscono a desacralizzare il libro, a trasformarlo in un'occasione di festa e di socializzazione, coinvolgendo i giovani e un pubblico che in genere, non attratto dall'evento, non lo è neppure dal libro». (massimo novelli)