La massima lode che Giorgio Vasari poteva fare al gruppo con l'Incredulità di san Tomaso plasmato da Andrea del Verrocchio è che «ben meritò questa opera d'esser in un tabernacolo fatto da Donato collocata»: ma se la meravigliosa edicola che era stata scolpita da Donatello è ancora saldamente piantata sulla facciata principale della chiesa fiorentina di Orsanmichele, il gruppo bronzeo del maestro di Leonardo, che poi la occupò così degnamente, è da tempo migrato nel museo in cui sono ricoverate tutte le sculture di quella chiesa. Ma il fiorentino o il turista che oggi sperasse di vederla rimarrebbe deluso: perché da qualche giorno la monumentale scultura è stata trasportata a Roma, ed esposta alla Galleria Borghese. Si tratta di un'operazione profondamente insensata, e anzi dannosa sia dal punto di vista scientifico e divulgativo, sia da quello della politica del patrimonio artistico. Le dimensioni, l'importanza dei nessi col contesto e la delicatezza del gruppo del Verrocchio impongono di 'sradicarlo' e spostarlo solo in occasioni eccezionali, nelle quali la sua presenza fosse irrinunciabile. Se domani si organizzasse una vera mostra di ricerca su Verrocchio, e se questa mostra riunisse una parte davvero significativa della sua opera, allora i benefici in termini di conoscenza potrebbero forse bilanciare i rischi materiali e il danno morale della sua sottrazione all'unico contesto che permette di comprendere davvero quell'opera. Ma non è questo il caso. Non ha alcun senso esibire il bronzo fiorentino tra le statue di Bernini, dentro un edificio del primo Seicento i cui interni risalgono al XVIII secolo. Tanto varrebbe esporlo nella Galleria Vittorio Emanuele, o a Tor Vergata. E infatti non c'è nessun progetto scientifico, e l'ostensione (perché di questo si tratta) è pensata in chiave puramente religiosa. ed è stata promossa dal Comitato San Floriano di Tolmezzo (Udine) presieduto da un monsignore, e animato da un sacerdote, don Alessio Geretti. In una lettera inviata da quest'ultimo alla Soprintendenza di Roma il 19 febbraio scorso, si dichiara infatti esplicitamente che l'esposizione del Verrocchio (e prima quella dell'Annunciazione di Beato Angelico, conservata a Cortona) non è «uno studio approfondito e critico e una comparazione tra opere confrontabili», ma una «meditazione d'arte e di fede attorno a capolavori particolarmente capaci di manifestare i misteri fondamentali della fede cattolica». Secondo Luigi Accattoli (sul «Corriere della sera» dell'11 dicembre 2012) «gli sponsor vaticani di don Alessio sono il direttore dei Musei Antonio Paolucci e il cardinale Gianfranco Ravasi del Consiglio per la Cultura». Ma sarebbe lo stesso Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, a tenere in grande considerazione l'intraprendente sacerdote friulano. Sarà per questo che, nel luglio scorso, il ministro Lorenzo Ornaghi scrisse all'allora soprintendente Rossella Vodret per chiederle «piena collaborazione» nell'esporre alla Galleria Borghese «un capolavoro di massimo livello per tutto il tempo dell'Anno della Fede». Sul piano politico non c'è molto da stupirsi. Un anno prima di diventare ministro per Beni Culturali, il cattolicissimo Lorenzo Ornaghi aveva detto pubblicamente che «essere 'guelfi', oggi, implica la consapevolezza che la nostra posizione di vantaggio culturale va di giorno in giorno consolidata. Consolidandola, saremo già pronti per quelle nuove 'opere' che il futuro prossimo già ci domanda». Del tutto legittimo: ma non è questo il progetto sul patrimonio artistico contenuto nella Costituzione che il ministro Ornaghi ha giurato di rispettare. Con l'articolo 9 il patrimonio diventa proprietà dei sovrani cittadini della Repubblica, senza distinzione di fede religiosa. E il suo fine, chiarisce lo stesso articolo, è aumentare la cultura attraverso la ricerca scientifica. E dunque l'Incredulità di San Tomaso di Verrocchio, nonostante il suo profondo significato religioso, appartiene anche ai cittadini italiani atei, o musulmani, che la mantengono con le loro tasse ed hanno il diritto che non venga usata per operazioni confessionali o proselitistiche come questa. Naturalmente questo problema è assai vasto: basti ricordare che lo stesso don Geretti ha organizzato la mostra dei Santi Patroni a Palazzo Venezia e quella su San Pietro oggi in corso a Castel Sant'Angelo. Si tratta, ancora una volta, di operazioni dal valore scientifico nullo, ma puramente confessionali: e fatte in luoghi e con opere appartenenti ad uno Stato laico. E fa amaramente sorridere apprendere che il papa emerito non ha prestato a Geretti la richiesta Resurrezione del Perugino per non privare la biblioteca del suo appartamento di un'opera fondamentale, mentre lo Stato italiano corre a spogliarsi dei suoi capolavori per solennizzare l'Anno della Fede. Ma nel caso specifico c'è un ulteriore, e non trascurabile, aspetto del problema: quello economico. Anche se non si tratta di una mostra, ma della semplice esposizione di una singola opera, il biglietto della Borghese viene innalzato di ben due euro. E dunque un cittadino italiano paga due euro in più per vedere un'opera che potrebbe vedere senza spesa a un'ora e mezzo di treno: perché il Museo di Orsanmichele a Firenze è aperto, gratis, tutti i lunedì. Ma c'è di più: il 92,5 per cento di questo introito aggiuntivo va al Comitato San Floriano, che potrà altresì organizzare ben sessanta eventi serali a pagamento alla Borghese. È facile fare due conti: il pio Comitato friulano potrebbe guadagnare circa 1.300.000 euro dall'evento, avendo un costo vivo non superiore a 50.000 euro: e senza esser passato attraverso nessuna gara pubblica, come accade invece alle società di servizi. E tutto questo usando opere di proprietà pubblica, esposte in un museo pubblico e fuori da ogni finalità costituzionale ed educativa. Non si tratta forse di un notevole danno erariale? Si aspetta a giorni la sentenza della Corte dei Conti per la vicenda dell'acquisto da parte dello Stato di un crocifisso implausibilmente attribuito a Michelangelo. Tra i citati in attesa di giudizio c'è anche la stessa soprintendente di Firenze, Cristina Acidini, che ha autorizzato il prestito dell'Incredulità del Verrocchio alla Galleria Borghese. E ogni commento appare superfluo.
Verrocchio in viaggio
Il gruppo con l'Incredulità di san Tomaso plasmato da Andrea del Verrocchio è stato trasferito a Roma e esposto alla Galleria Borghese. L'operazione è stata promossa dal Comitato San Floriano di Tolmezzo, presieduto da un monsignore, e animato da un sacerdote. L'esposizione è stata considerata come una meditazione d'arte e di fede attorno a capolavori particolarmente capaci di manifestare i misteri fondamentali della fede cattolica. Il ministro Lorenzo Ornaghi ha chiesto la collaborazione della soprintendente Rossella Vodret per esporre alla Galleria Borghese un capolavoro di massimo livello per tutto l'Anno della Fede.
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