Braccio di ferro tra ministero della Cultura e Comune sulla manifestazione ai piedi dell'Anfiteatro. Ridotta la struttura La soprintendenza ferma Alemanno, arrivano i carabinieri. Il sindaco si oppone LE POLEMICHE sulla vicenda dei marò arriva fino al Colosseo e si accende lo scontro Mibac- Alemanno sulla mancata autorizzazione del palco sotto il monumento più celebre di Roma. «Il valore simbolico della manifestazione - tuona il sindaco Alemanno - è superiore ai cavilli burocratici della Soprintendenza archeologica». Il sovrintendente Umberto Broccoli gli fa eco: «Questa è una manifestazione di tipo istituzionale come tante altre già fatte, come quella contro la pena di morte», mentre Mariarosaria Barbera, soprintendente per i beni archeologici si oppone con forza, sostenuta dal ministro Ornaghi «Non è autorizzato e va rimosso ». In serata poche centinaia i partecipanti. "CE L'ABBIAMO fatta". Lo dice trionfante, a chi gli stringe la mano, il sindaco Gianni Alemanno, scendendo alle 21 da quel palco "abusivo" a ridosso del Colosseo che per tutta la giornata di ieri è stato oggetto di un'infuocata polemica. Sul monumento, completamente buio dopo essere stato illuminato poco prima da luci tricolore, le foto di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò sotto processo in India, si alternano alla scritta "Salviamo i nostri marò", proiettata in loop in barba alla mancata autorizzazione da parte della Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma, che non aveva dato il via libera né all'installazione del palco né alle proiezioni. E che, di concerto con il ministero dei Beni Culturali, nel pomeriggio aveva chiesto con una lettera al Campidoglio «l'immediata rimozione» della struttura, che risultava peraltro «in contrasto con gli accordi intercorsi in merito alla sicurezza dell'area esterna all'Anfiteatro ». Parla di «meschinità burocratiche », scendendo dal palco, Ignazio La Russa, uno dei tre fondatori di Fratelli d'Italia insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto, anche loro intervenuti alla manifestazione promossa dal Campidoglio «per chiedere la liberazione dei due marò e denunciare l'inadeguatezza e il pressapochismo di questo governo». Arriva addirittura a chiedere le «dimissioni di Monti da senatore a vita», Giorgia Meloni, applauditissima da un pubblico per lo più di mezza età fra cui si contano molti veterani. In aria sventolano i tricolore, insieme alle bandiere del reggimento San Marco. Spunta anche una bandiera con l'aquila ad ali spiegate dell'Rsi, retta da una signora, che viene fatta indietreggiare. Tornando sulla polemica, il sindaco nega sia stato notificato dai carabinieri al Campidoglio l'ordine di sgombero del palco e dichiara: «Il valore simbolico di questa manifestazione è ben superiore a tutti i cavilli burocratici della Soprintendenza archeologica. Il palco è fuori dall'area di rispetto segnata dalle transenne, e non c'è nessun pericolo per le persone. Avremmo dovuto notificare questa manifestazione 60 giorni prima, ma è evidente che è stata fatta sull'onda dell'immediatezza, non era possibile rispettare la procedura». Giustificazioni respinte dall'opposizione: «Un sindaco che predispone un palco abusivo sotto il monumento più importante del mondo non si è mai visto. Alemanno ha fatto fare l'ennesima figuraccia planetaria alla nostra città», ha dichiarato il segretario del Pd romano, Marco Miccoli. E se Italia Nostra chiede «come sia stato possibile avviare i lavori d'installazione di notte senza il permesso dovuto per legge? » e «i nomi dei responsabili», Cittadinanzattiva, che ha allertato i carabinieri del comando per la tutela del patrimonio artistico, si dice «sorpresa e sconcertata». Difende la posizione di Alemanno, invece, il sovrintendente capitolino Umberto Broccoli: «Per gli eventi istituzionali o quando sono in gioco questioni importanti, manifestazioni simili sono sempre state autorizzate».
ROMA - Palco per i marò, scontro al Colosseo
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha autorizzato una manifestazione ai piedi dell'Anfiteatro Romano, nonostante la mancata autorizzazione della Soprintendenza archeologica. La manifestazione, promossa dal Campidoglio, chiedeva la liberazione dei due marò in India e denunciava l'inadeguatezza del governo. Il sovrintendente per i beni archeologici, Umberto Broccoli, ha respinto le giustificazioni di Alemanno, affermando che la manifestazione era stata autorizzata per eventi istituzionali.
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