LA TRE giorni voluta dall'assessore comunale alla Cultura Antonella Di Nocera per dettare le linee della politica culturale dell'amministrazione si è aperta, ieri, con una foltissima partecipazione di pubblico. Associazioni, operatori culturali, attori, rappresentanti del mondo del teatro e del cinema, dei beni culturali e delle emergenze artistiche della città si sono dati appuntamento nelle sale del complesso di San Domenico maggiore. Gli Stati generali della cultura, con un convitato di pietra: il Forum delle culture. «Che si farà assicura il sindaco de Magistris intervenendo per salutare il pubblico ma non posso ancora parlarne: aspettate qualche giorno, giusto il tempo di definire ogni cosa con la Fondazione di Barcellona. Lo abbiamo salvato, il Forum. Ed utilizzeremo fondi europei che andranno agli operatori culturali della città». Fondi sui quali non sembra esserci ancora certezza. Ma è l'assessore regionale all'Università, Guido Trombetti, a ribadire che «i 16 milioni per il Forum ci sono e saranno erogati appena completate le operazioni procedurali. Spero che la kermesse aggiunge venga rilanciata dopo questo momento di difficoltà». Ma sul Forum la Di Nocera insiste con la sua idea: «Il Forum deve avere un format diverso, un format "napoletano", non semplicemente comprato da un'altra città. Un format che coinvolga i cittadini». «Dovrà essere comunque un evento significativo », puntualizza Trombetti. Che è alle Giornate per la Cultura ufficialmente invitato a partecipare: «La formula scelta afferma l ha un suo fascino. Ma il tema è di tale complessità che non ci si può aspettare soluzioni preconfezionate ». Più volte qualcuno in sala sottolinea l'assenza delle altre istituzioni, la Regione in primis, nelle figure degli assessori alla Cultura, Caterina Miraglia, e ai Beni culturali, Giuseppe De Mita. «Li abbiamo invitati afferma la Di Nocera ma la Miraglia era impegnata, e De Mita neppure ci ha risposto. Lui non risponde mai». E non è l'unico accenno polemico alla Cultura targata Santa Lucia. Strali piovono, ad esempio, contro la Fondazione Campania dei Festival «che detiene la supremazia nel settore delle arti sceniche, usando fondi pubblici». Una supremazia che è il contrario della cultura come bene comune, di cui nel complesso di San Domenico parlano, tra gli altri, il filosofo Aldo Masullo (che commuove la Di Nocera quando le riconosce l'indispensabile umiltà nel trattare il tema), lo storico dell'arte Tomaso Montanari, lo storico Paolo Macry (che mette ancora una volta in guardia dal rischio «populismo»), il rettore della Federico II Massimo Marrelli («Per piacere non associamo il turismo alla cultura: il turismo è una cosa mordi e fuggi, non basta a finanziare la cultura, come dimostra il caso del Louvre, dove le entrate grazie ai turisti, merchandising compreso, coprono appena il 40 per cento dei costi di gestione»), lo storico dell'arte Salvatore Settis. Con le sue parole, tratte dal libro "Azione popolare" e lette dall'attore Andrea Renzi, si aprono le Giornate per la cultura, e con le sue parole si chiude la prima mattinata di lavori. Settis rende omaggio alla Repubblica Partenopea del 1799. «Che nella sua Costituzione affermava: il diritto di resistenza è il baluardo di tutti i diritti». Il professore non ha dubbi: «Col pretesto della crisi economica la cultura è stata messa al margine di tutto. Siamo sotto i diktat dello spread e del patto di stabilità. Ma per la stabilità della società sono indispensabili la cultura, la scuola, i musei, il teatro, la musica Ecco, bisognerebbe relativizzare l'economia in nome della cultura. Perché il diritto alla cultura è previsto nella nostra Costituzione, non lo spread». Settis parla anche del caso Napoli, «di queste architetture, a cominciare dal complesso di San Domenico, che sono una scuola di dignità, che rappresentano un esercizio di memoria, ma sono, contemporaneamente, un progetto di futuro e uno spazio pubblico che va utilizzato». Spazi che talvolta sono vicini al disastro. «In questa città come non ricordare il disastro dei Girolamini? Eppure in questa stessa città possono nascere cose mirabili: ai Girolamini ho incontrato un meraviglioso funzionario, Bile, che sta facendo, per quel complesso, cose mirabili». È solo un esempio, ma il professore Settis vuole sottolinearlo, insistendo, poi, sulla falsità della carenza di soldi per la cultura: «Non ci sono soldi perché in Italia si preferisce proteggere l'evasione fiscale: 150 miliardi all'anno di tasse non pagate ». Il problema dei finanziamenti è quello caro anche all'avvocato Gerardo Marotta. Al quale il sindaco dice: «Per la Biblioteca dell'istituto deve decidere lui. Noi avremmo molte sedi comunali da offrirgli, ma credo che legittimamente lui voglia un investimento statale».