Don Dino: ci sono già buoni esempi VENEZIA - L'ingresso a pagamento nelle chiese veneziane per i non residenti non ci potrà più essere. Almeno non così come è oggi. Ci saranno invece due entrate separate, una gratuita per pregare, l'altra a pagamento per la visita artistica, come già accade a Santa Maria Formosa e a Santo Stefano. La rivoluzione porta la «firma» del patriarca Francesco Moraglia che già qualche mese fa, nella prefazione al calendario liturgico diocesano, non aveva nascosto la sua contrarietà ai ticket a pagamento per entrare in chiesa. Ora si è passati dalle parole ai fatti. E a Chorus, l'associazione che gestisce 15 chiese veneziane, raccogliendo i proventi dei ticket e ridistribuendoli tra le associate garantendo in cambio l'apertura dei luoghi di culto, dopo quindici anni di vita non resta che adeguarsi. Moraglia ha affidato a don Dino Pistolato, presidente della Caritas, il compito di raggiungere un accordo. «Non è adeguato pagare l'ingresso in chiesa - dice monsignor Pistolato riportando il pensiero del vescovo - il sistema Chorus ha aspetti positivi, ma è necessario definire meglio i margini, è una realtà che va studiata». Il suggerimento è stato quello di individuare zone artistiche con accesso a pagamento, lasciando libero l'ingresso a chi vuole pregare. Come succede a Santo Stefano, spiega don Dino, in cui si paga solo per visitare la sacrestia. Un mese fa c'è stato il primo contatto con Chorus, ora l'associazione laica di cultura religiosa ha un progetto pronto di ingressi separati. «Stiamo studiando come realizzare due diverse entrate per ognuna delle nostre chiese associate, e per alcune è piuttosto difficile». Così la direttrice di Chorus Ornella D'Andrea spiega lo stato dei lavori. «Se potessimo eliminare il ticket per tutte le chiese lo faremmo volentieri, ma non possiamo perché non abbiamo altre entrate né contributi pubblici: tenere aperta una chiesa in media ci costa tra i 50 e i 60 mila euro l'anno tra servizio di guardiania, utenze, pulizie e piccole manutenzioni». Sono stati 300mila i visitatori delle chiese del circuito lo scorso anno, escludendo la Basilica dei Frari che fa conti a parte, 3 euro è il costo del singolo ingresso, con la possibilità per 10 euro di avere un pass valido un anno. Da gennaio sono 15 le chiese che si affidano all'associazione, dopo l'uscita della Madonna dell'Orto che da quest'anno ha deciso di fare per sé. «Da quando siamo attivi noi sono spariti i furti, e in più diamo lavoro a 25 persone, che in questi tempi di crisi non è da poco». Così la direttrice D'Andrea che ci tiene a precisare: «Non guadagniamo in nessun modo dalla vendita dei biglietti, sono entrate che ridistribuiamo in modo paritetico sotto forma di servizi». Una missione, quella di aiutare i parroci nell'organizzazione logistica, che Chorus intende proseguire anche in futuro, come scrive nel programma di lavoro, «per garantire la migliore conservazione e trasmissione ai posteri del patrimonio storico della Chiesa di Venezia», con il massimo rispetto e l'osservanza oltre che delle leggi anche delle specificità degli edifici di culto cristiano. Il vicepresidente Giandomenico Romanelli ricorda l'impegno di Chorus nel fornire strumenti culturali di «lettura», con visite guidate e attività di formazione anche alle scuole. Senza contare pubblicazioni e cicli di incontri. Sabato alle 17.30 nella chiesa di San Vidal si inaugura il primo di otto incontri su «Opere di misericordia corporale», con il teologo Vito Mancuso.