J'accuse del direttore dei Beni culturali CASERTA Il calo di presenze alla Reggia di Caserta è consistente ed innegabile. La flessione del 30 per cento che si è registrata fra Pasqua e Pasquetta rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (3.500 visitatori quest'anno a fronte dei 5000 del 2012) costituisce un dato allarmante soprattutto perché sembra confermare un trend che si mantiene negativo. Questi dati, però, sebbene oggettivi, secondo il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, Gregorio Angelini, vanno interpretati, approfonditi e spiegati. «Bisogna leggere al di là dei numeri», avverte Angelini. «Intanto è necessario ancora una volta ricordare, a quanti attribuiscono la contrazione di presenze alla chiusura del parco nel lunedì in Albis, che questo provvedimento, peraltro vecchio di almeno 20 anni, fu assunto per evitare che il parco fosse utilizzato, da centinaia di ragazzi, come area da pic-nic o come campo di calcio o pallavolo. Dunque, considerata questa deplorevole abitudine che sembra non essere stata ancora completamente sradicata, meglio rinunciare a qualche visitatore a pasquetta che vedere il monumento devastato». Ma lunedì in Albis a parte, la Reggia continua a perdere appeal, altro che volano di sviluppo e grande attrattore, come sembrava dovesse essere per l'intera Terra di Lavoro. «Certamente ci troviamo in un momento molto negativo per il comparto turistico. Ma ammette Angelini nella Reggia ci sono anche ulteriori negatività. Per esempio la mancanza di trasporto all'interno del parco scoraggia i turisti, costretti a percorrere quasi tre chilometri a piedi per visitarlo. Poi le transenne che ne alterano l'immagine». E, ancora non è tutto. «Non bisogna, poi, dimenticare è il parere di Angelini che la Reggia non può rimanere una sorta di cattedrale nel deserto. In altre parole, non ci si può aspettare che il monumento possa attirare turisti se il territorio non prende a funzionare meglio». Così, si torna al solito discorso delle sinergie mancate, delle collaborazioni fallite fra enti e istituzioni. «Ovviamente la Reggia non deve rimanere una monade autoreferenziale. E' importante che essa dialoghi in modo efficace con il territorio, interagisca con esso, ma, per questo, servono buona volontà e aperture reciproche. Si potrebbe mutuare, ad esempio, il modello Pompei aggiunge il direttore Angelini dove si opera contestualmente sul rilancio dei beni monumentali, ma avendo attenzione per tutto quanto c'è intorno, dai trasporti, all'accessibilità, all'accoglienza». Un'attenzione per la valorizzazione dei beni culturali che può avere altri punti di forza, come ha dimostrato il successo che ha riscosso, in termini di presenze, la scelta di tenere aperto, per queste festività pasquali, il Reale Belvedere di San Leucio. Una decisione, sebbene sostenuta fra mille difficoltà di ordine organizzativo, che ha fatto registrare un buona affluenza nel giorno del Lunedì dell'Angelo. Infatti, in questa sola giornata, al monumento borbonico sono arrivate oltre 500 persone. «Un pieno successo e che si è potuto realizzare soprattutto grazie alla disponibilità dei dipendenti comunali che si occupano del sito monumentale», ha precisato il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio. Il Belvedere ha ospitato, infatti, oltre 400 visitatori paganti e circa 150 che potevano usufruire dell'ingresso gratuito, tra cui moltissimi bambini. «La prova concreta ha detto ancora il sindaco di quanto è possibile fare concretamente per promuovere il Real Sito e non solo».