Il Comune apre alle «voci contro» e alle associazioni Tre giorni per discutere di cultura e del futuro di Napoli. Ma, per carità, non si tratta di accumulare chiacchiere su chiacchiere. Le Giornate per la cultura (da stamattina a venerdì) dovranno essere, secondo l'intento della promotrice Antonella Di Nocera, un'occasione concreta per stendere programmi, per indicare vie percorribili e per ideare strategie. Tanto che il Comune stavolta si apre anche all'ascolto di voci critiche, da quella di Paolo Macry a quella di Tomaso Montanari, entrambi editorialisti del «Corriere del Mezzogiorno» che sulla politica culturale della giunta de Magistris hanno espresso opinioni non molto entusiastiche. Un primo segnale positivo, dunque, è quello di avviare una dialettica con interlocutori non allineati nel consenso. E un secondo segnale è l'invito alle associazioni e ai gruppi di cittadini che possono dare un contributo «dal basso», forti di esprienze pluriennali sul campo. Del resto l'assessore Di Nocera ha alle spalle una storia di militanza nelle associazioni di periferia, che tanti risultati hanno ottenuto a Napoli e dintorni. La sua iniziativa delle «Giornate», per ora, raccoglie numerosissime adesioni. Poi bisognerà vedere i risultati. «Mi pare una cosa molto opportuna», commenta Macry, «perché nell'attuale giunta ci sono elementi di forte criticità sul concetto di cultura, che del resto può essere allargato anche all'intervento sul territorio in senso più ampio. Trovo assai ragionevole che la giunta si apra al dialogo. Anzi, auspicherei anche un confronto con gli altri enti, dalla Regione alle sovrintendenze». Ma oggi si può ancora pensare che Napoli riparta dalla cultura? O è pura utopia? «Spero che non ci si debba mai arrendere e si possa tenere fermo questo punto», conclude Macry. Intanto, per quanto riguarda la sede delle «Giornate», l'assessore Di Nocera fa sapere che «abbiamo preso la decisione di non trasferire l'iniziativa da San Domenico Maggiore alla Città della Scienza (sebbene l'idea sia stata presa seriamente in considerazione), per dare il senso di un lavoro per la cultura che prosegue incessantemente giorno dopo giorno, capace di misurarsi sulle emergenze come sui problemi ordinari. Oggi, dopo le letture di Andrea Renzi e gli interventi di Salvatore Settis, Aldo Masullo, Tomaso Montanari e Paolo Macry, il direttore Luigi Amodio interverrà nella prima plenaria. Al centro del dibattito, i cittadini e la cultura come bene comune per le generazioni future». Tra i tavoli della prima giornata, anche quello dedicato al tema «Economia della cultura. Nuovi modelli per la gestione di beni e attività culturali» condotto da Massimo Lo Cicero e Daniele Pitteri. «Lanceremo alcuni temi cruciali», anticipa Lo Cicero. «Per esempio il rapporto tra economia e cultura e la inadeguatezza dei due modelli in auge, quello del mecenatismo del tipo Fondazione Cariplo e quello della distribuzione di fondi a pioggia. Ormai è cambiata la forma del consumo e questo influisce anche sulla cultura. Tra l'altro Napoli ha una serie di peculiarità, perché è a metà strada tra Occidente e Terzo mondo». Gli fa eco Pitteri: «Il modo di pensare i finanziamenti per la cultura non può più essere quello del passato; proporremo alcune nuove modalità che sono in questo momento le più innovative nel mondo. Anche la platea dell'attività di un assessorato alla cultura non è più la stessa. Dalle associazioni si allarga oggi anche ad aziende dell'industria culturale e creativa. È necessario proporre modelli come quello milanese della Fabbrica del vapore, dove gli spazi pubblici recuperati vengono offerti gratuitamente a soggetti culturali come Studio Azzurro, che li fanno rivivere». E ancora, tra i titoli di discussione della prima giornata: «I giovani al centro e la cultura come responsabilità generazionale» con Massimiliano Virgilio e Francesco Piccinino, il «Centro storico patrimonio Unesco» con Elena Coccia, Giancarlo Ferulano e Luigi De Falco e «Napoli nell'immaginario attuale» con Gennaro Carillo e Sergio Marotta. «Sono contenta delle adesioni ricevute», conclude Di Nocera, «e sento tutta la responsabilità di questo momento di condivisione e di confronto. Coltiviamo l'ambizione di giungere ad alcune tesi e linee di programma per la cultura che verranno elaborate collettivamente e possano essere la base per istituire un luogo di riferimento permanente. E queste linee saranno fatte proprie dall'amministrazione civica che si impegna a porre in essere tutte le azioni per attuarle». Una promessa non da poco. Mantenerla potrebbe essere un buon modo di ricominciare.
Napoli. Stati generali della cultura: l'assessore vuole il dialogo
Il Comune di Napoli apre alle voci contro e alle associazioni per discutere di cultura e del futuro della città. Le Giornate per la cultura, organizzate dall'assessore Antonella Di Nocera, hanno come obiettivo di stendere programmi, indicare vie percorribili e ideare strategie per la cultura napoletana. Il Comune si apre anche all'ascolto di voci critiche, come quelle di Paolo Macry e Tomaso Montanari, editorialisti del Corriere del Mezzogiorno. Le Giornate raccoglieranno numerose adesioni, tra cui quelle di associazioni e gruppi di cittadini. L'assessore Di Nocera ha alle spalle una storia di militanza nelle associazioni di periferia e spera di ottenere risultati concreti.
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