Comuni senza soldi, si spera nella Ue MILANO Il Comune non sa che farsene e vuol fare cassa. E così la chiesa di San Francesco, costruita nel 1288 nel centro di Cremona e poi divenuta ospedale ai tempi di Maria Teresa d'Austria, potrebbe essere messa in vendita. Insieme alla chiesa, Palazzo Grasselli, gioiello seicentesco ereditato dall'amministrazione cremonese nel 2006. Sia la chiesa di San Francesco che Palazzo Grasselli potrebbero entrare a far parte del fondo Eridano costituito dalla società Prelios Sgr e promosso dal presidente della Provincia di Cremona Massimiliano Salini. Per il Comune sarebbe l'occasione per incassare diversi milioni di euro, più di 3 per San Francesco e 4 per Palazzo Grasselli. Ma alto sarebbe il rischio di disperdere e dimenticare parte del patrimonio storico della città. «Il problema non è se un privato mette le mani su un edificio di pregio», ha detto lo storico dell'arte Philippe Daverio. «Anzi, molte volte sono gli stessi privati a valorizzare meglio il patrimonio artistico perché ne hanno un ritorno d'immagine. Il punto è che in Italia i Comuni e gli enti pubblici continua Daverio spesso non percepiscono il valore dei loro gioielli e non se ne fanno nulla. Il patrimonio artistico non è considerato una priorità e non c'è nessun piano serio di recupero». La chiesa di San Francesco, per esempio, è inutilizzata dal 1971 e Palazzo Grasselli dal 2006. «A mancare oggi sono i soldi è convinto Philippe Daverio ma anche i progetti e le persone giuste in grado di realizzarle. E nemmeno la Chiesa ha più la capacità di investire». È il caso della chiesa seicentesca di San Dionigi a Mortara, in provincia di Pavia, sconsacrata dagli anni Cinquanta, poi ridotta a magazzino. Di proprietà della Diocesi di Vigevano, è oggetto di tutela da parte della Soprintendenza regionale ma è in stato di abbandono. «Dal 2004 abbiamo pronto un progetto di recupero dell'edificio già approvato dalla Soprintendenza», racconta Giovanni Patrucchi, presidente della sezione Lomellina di Italia Nostra. «L'idea è di trasformare la ex chiesa in una sede distaccata del museo della basilica di San Lorenzo che ospiti una parte della sua raccolta d'arte». Solo che servirebbero grossi lavori di restauro e nessuno, né la Curia né il Comune, se ne vuole occupare. «In una zona povera come la nostra non esiste neppure qualche grande imprenditore interessato a metterci mano». Ma il rischio di abbandono esiste anche quando la proprietà è di un singolo privato. «A Como la chiesa di San Lazzaro, costruita nel 1100 in epoca romanica, è sull'orlo del crollo», denuncia il soprintendente Alberto Artioli. «Qualche anno fa il Comune si era impegnato a rilevare la chiesa per salvarla ma poi la vendita è sfumata». E a oggi l'edificio è ancora in stato di degrado. «Quello che servirebbe per salvare il patrimonio artistico mal sfruttato dice Philippe Daverio è una norma che incentivi la manutenzione e l'utilizzo degli edifici storici. E l'ultima speranza che ci resta è l'Unione Europea, l'unica istituzione in grado oggi di investire risorse».