Quanti bei miti corrono da noi e nel mondo sul conto del nostro amato Paese. «Bella Italia», si dice. «Italiani, brava gente», si dice. E si usano tante altre belle, graziose, gentili espressioni sul conto dell'Italia e della sua fantastica gente. Ma, poi, alla luce dei fatti, si scopre che è semplicemente un bel dire. Che si tratta di immagini e di parole simpatiche e bene accette, nient'altro. Che, però, continuano a far presa sull'immaginario popolare, e, quindi, continuano a essere strumentalmente adoperate. C'è stato chi ci ha fatto carriera e fortuna, raccontando che eravamo i migliori, che la società e l'economia italiane erano tra le più avanzate del mondo, che questo nostro era il regno della felicità. Alla fine, è venuto fuori tutto il marcio che si nascondeva sotto il tappeto. È risultato dalle ricerche di istituti e osservatori nazionali e internazionali seri e affidabili, che ci trovavamotroviamo «ai piedi di Pilato», si direbbe al mio paese d'origine in Irpinia, cioè in bruttissime acque. In fatto di corruzione, le graduatorie ci vedono agli ultimi posti, a seguito di uno slittamento in basso nel corso di questi ultimi venti anni progressivo e inarrestabile. I nostri beni culturali e artistici stanno infradiciando, come a Pompei dove crollano solai e pareti e si deteriorano irreparabilmente graffiti, mosaici, pitture, o come è accaduto presso la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove si è perpetrato un saccheggio di pubblicazioni preziosissime, col concorso anche di persone potenti. Sulla ricerca si è investito sempre meno, tanto che è ripresa la fuga dei cervelli dall'Italia. La condizione femminile e quella giovanile si sono aggravate sotto tutti gli aspetti. L'immagine stessa della donna si è involgarita, comunque ha perso quella dignità su cui puntava il processo di emancipazione di gran parte del secondo Novecento. Il prodotto interno lordo è andato avanti come il lardo sopra il fuoco, avrebbe detto mia nonna. Rispetto alla media europea, l'Italia nel 2000 era del 18 più ricca, attualmente invece si trova al di sotto di essa. Cioè, in dodici anni ha perduto venti punti. Nel dicembre 2011, si è rischiato di dichiarare il default a livello nazionale, per mancanza di liquidità e per sfiducia nei nostri confronti da parte della finanza internazionale. Il quadro complessivo è disperante. E ad esso uno scrittore appassionato e attrezzato, Antonio Filippetti, dedica un pamphlet tagliente, amaro, Bella Italia. Brutta gente. Un paese in anestesia tra sciacalli, cialtroni e leccapiedi, Napoli, Istituto Culturale del Mezzogiorno, 2012, 97 pagine. L'autore non risparmia niente e nessuno e, con indignazione più che motivata, denunzia questa o quella situazione con la speranza che almeno i giovani raccolgano il grido di dolore e balzino sul proscenio della vita nazionale a fermare i soprusi e i guasti e a virare la barra del timone nella direzione giusta e anche più utile a loro e al futuro di tutti.
Bella Italia, brutta gente. Un libro denuncia l'anestesia del Paese
L'autore critica l'immagine positiva e romantizzata dell'Italia e dei suoi cittadini, che è stata strumentalmente utilizzata per nascondere i problemi reali del paese. Secondo le ricerche di istituti e osservatori nazionali e internazionali, l'Italia si trova in una situazione disperante, con problemi come la corruzione, la perdita di beni culturali e artistici, la condizione femminile e giovanile, e la mancanza di ricerca e investimenti. L'autore denunzia questi problemi con indignazione e spera che i giovani possano "balzare sul proscenio della vita nazionale" e fermare i soprusi e i guasti.
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