Quasi quarantamila visitatori tra Pompei, Ercolano e il Vesuvio. Presi d'assalto i musei napoletani. Ma si fa sempre più grave il problema dei dipendenti, sempre di meno. Il ministero ha bloccato le assunzioni e ogni anno qualcuno va in pensione. A Capodimonte ieri il personale ha dovuto organizzare grupponi di turisti per non chiudere le sale. Ormai sono centosedici per tre piani e due mostre speciali. L'ex soprintendente Spinosa: «Assurdo non investire sulla cultura che può creare sviluppo». La deputata Luisa Bossa: «Il problema riguarda anche gli Scavi. Presto un progetto di legge per far assumere mille giovani delle nostre università». NAPOLI - La storia si ripete e ogni anno diventa sempre più drammatica. A Pasqua e Pasquetta i musei vengono presi d'assalto ma c'è sempre meno personale a garantire ai turisti sale aperte. Intere collezioni di enorme importanza vengono negate agli occhi del pubblico. Ricchezze d'arte e di cultura che vengono sfruttate sempre meno per lo sviluppo economico e occupazionale della città. La colpa? Del ministero dei Beni culturali che ha bloccato i concorsi. Ma la responsabilità, spiegano a Roma, è tutta della Spending Review il cui credo recita: niente più impiegati dello Stato. Sta di fatto che custodi e dipendenti dei siti d'arte stanno andando pian piano in pensione e non vengono rimpiazzati. L'età media è di 55 anni. Il che significa che tra due anni ce ne saranno poche decine a garantire l'apertura di siti come gli Scavi di Pompei o il museo di Capodimonte, perle uniche e invidiate di questa regione che non sa trasformarle in fonte di ricchezza. Basta raccontare ciò che è accaduto ieri mattina nell'ex sito estivo dei Borbone. Sale piene, pienissime, peggio di un metrò nell'ora di punta. E centinaia di turisti in attesa di entrare negli alloggi reali. Aperti solo grazie alla generosità dei custodi. Che per renderli visitabili raggruppano i visitatori e ogni due o tre ore li fanno entrare. Seguendoli. In questo caso bastano tre persone: una in testa, una in coda, una al centro del gruppone. Altro che i due «guardiani» a sala previsti dal manuale del perfetto museo. L'effetto è impressionante: centinaia di persone contemporaneamente nel «gabinetto delle ceramiche» o nella «stanza pompeiana». Solo nella grande sala da ballo del re il gruppone si disperde. Ma altre gemme restano comunque vietate come l'Armeria che può reggere il confronto con quella del palazzo reale di Madrid, o la splendida «collezione De Ciccio» o le «stanze delle meraviglie», che fanno invidia al Prado e al Rijksmuseum. «Perché?», chiediamo a uno degli accompagnatori. «Semplice, siamo troppo pochi. E se non vogliamo rimandare la gente a casa delusa bisogna fare così». Quanti siete? «Centosedici persone divise in quattro turni di lavoro, più quelli di controllo di notte. Per sorvegliare tre piani di esposizione, due mostre, centosei sale. Senza calcolare ferie, malattie e altro. Siamo tutti piuttosto anziani». Nicola Spinosa, ex soprintendente del polo museale napoletano, conosce bene la situazione. «Una realtà che fa rabbia perché è una ricchezza non sfruttata. Ovviamente non riguarda solo Napoli ma tutti i siti nazionali. Però da noi la situazione è un po' più grave. Tra due anni Capodimonte non avrà più storici dell'arte perché la più giovane ha 55 anni. Stessa cosa per i restauratori e gli operai della manutenzione. Ho paura ad immaginare cosa accadrà allora». Cosa si può cambiare? «Bisogna intervenire subito perché è deleterio per la città non investire sulla cultura, su una delle poche risorse economiche che ha e che può creare occupazione, molta occupazione». I turisti a Capodimonte sembrano non accorgersi di ciò che non vedono, troppo incantati da ciò che guardano. Non a caso è uno dei musei con la pinacoteca più ricca d'Europa. Raffaello, Giotto, Bruegel e persino Bosch. Solo per citarne alcuni. Ma si potrebbe continuare con Goya, Tiziano, Ribera, Caravaggio e decine di altri. Il museo tra due anni rischia la chiusura per mancanza di personale. A meno che non lo si affidi ai privati. Società che magari arrivano dal Nord per gestire il nostro patrimonio culturale. «Sarebbe assurdo - dice con decisione Luisa Bossa, deputato del Pd - e bisogna impedirlo. Dobbiamo fare un po' come la Lega e lottare perché i beni della nostra terra diano lavoro ai nostri giovani». Ma i concorsi sono chiusi. «Qualcosa dobbiamo fare. Convenzioni con le nostre università per coinvolgere i laureati in archeologia, beni culturali, storia. Sono centinaia di posti di lavoro e servirebbero a creare un propulsore di sviluppo nella Regione. Ho visitato la mostra su Pompei ed Ercolano al British museum di Londra ed ho visto quanto siano importanti i nostri reperti per il mondo. Dobbiamo sfruttare questa immensa ricchezza». Cosa si può fare? «Sto studiando un progetto di legge che farò firmare a tutti i parlamentari campani perché nei nostri siti culturali si possano assumere mille dei nostri giovani. Si chiama Michelangelo». Il genio del Rinascimento? «Sì, ma in realtà è un acronimo. Sta per: mille che lavorano nelle gemme locali. Il progetto per salvare siti archeologici e musei». Una battaglia da portare avanti. «Sicuramente. Per Pompei, per l'Archeologico, per Capodimonte». Un po' di numeri. Secondo i dati forniti dalla Soprintendenza, nei giorni di sabato, domenica e ieri sono state 31.792 le visite complessive agli scavi di Pompei, Ercolano, Aplonti e Boscoreale. Quattrocento in più rispetto allo scorso anno. Un grande successo visto il tempo freddo e piovoso. Stesso discorso per il Vesuvio con 7.360 visitatori rispetto ai 8.975 del 2010. A Napoli, soltanto fino al pomeriggio della Pasquetta, a Capodimonte erano stati staccati 1.300 biglietti. Stessa cifra, più o meno, all'Archeologico. Al museo di San Gennaro dal Venerdì Santo a ieri i visitatori sono stati oltre duemila, con un dieci per cento in più rispetto allo scorso anno.