Allestito con i cimeli dell'antiquario Sambon e l'aiuto di J. P. Morgan «La Scala avrà un museo unico al mondo, di cui Milano potrà inorgoglirsi». Così scriveva il 3 maggio 1911 il corrispondente da Parigi del Corriere. Quel museo eccezionale, diventato da pochi giorni centenario fu inaugurato l'8 marzo 1913 deve la sua nascita anche all'amore per l'Italia di John Pierpont Morgan, il grande finanziere e collezionista d'arte americano, morto a Roma il 31 marzo 1913, poche settimane dopo l'apertura dell'esposizione scaligera. La storia inizia due anni prima, domenica 23 aprile 1911. Da tempo il gran mondo culturale milanese sta progettando un museo legato al teatro. Ma ora c'è un'opportunità decisiva: il primo maggio a Parigi l'antiquario e collezionista Jules Sambon mette all'asta la sua eccezionale raccolta teatrale: quadri, autografi, medaglie, statue, cimeli, monete e reperti archeologici. Al prezzo di 450 mila lire. Una somma notevole. E di questa stanno discutendo quella domenica, tra gli altri, il maestro Arrigo Boito, il duca Uberto Visconti di Modrone, l'artista Lodovico Pogliaghi (autore della porta centrale del Duomo) e Gino Modigliani, direttore della Pinacoteca di Brera. Come trovare il capitale necessario? Quel giorno stesso Boito e Pogliaghi partono per Roma. Tornano giovedì con una buona notizia: il governo interverrà con 150 mila lire, purché la collezione sia acquistata in blocco. Con l'idea di una sottoscrizione pubblica e con importanti contributi degli interessati e di loro amici si arriva sulla carta a quota 400 mila. Cifra che il duca Visconti «gira» subito con un telegramma a Sambon: «Offerta definitiva, prendere o lasciare». Ma Sambon fa orecchie da antiquario (la somma è inferiore alla richiesta e poi ha i suoi buoni motivi). Il silenzio allarma i nostri che riescono a trovare, grazie al cavalier Attilio Pirotta, le 50 mila mancanti. Parte un secondo telegramma. Un po' meno perentorio e un po' più sentimentale: «Speriamo che sospenderete l'asta scrivono Visconti, Boito e Pogliaghi trovando nella gioia di veder mantenute integre alla Scala le vostre raccolte». «Dolentissimo non posso fermarla» risponde Sambon. Ma a Milano non si arrendono. Modigliani parte per Parigi, dove arriva nel primo pomeriggio di domenica 30, vigilia dell'asta. Deve tentare il tutto per tutto e riesce ad avere l'aiuto dell'ambasciatore Tittoni, che in serata convoca l'antiquario. Sambon ribadisce che ha dato la sua parola a «persona che non posso nominare, ma potentissima». Tittoni però sa che si tratta di Morgan. Fissa un incontro e lo persuade. Restava da convincere il proprietario. E si racconta che fu la vanità a convincerlo: l'ok definitivo lo diede a condizione che una targa con il suo ritratto fosse esposta insieme ai suoi oggetti. Pogliaghi lo accontenterà e oggi quel suo piccolo bassorilievo in bronzo che ritrae Sambon è nella parte bassa di una vetrinetta. Ma è facile intuire che, al momento della rinuncia, Sambon sperasse che la sua immagine avrebbe potuto fare, nel nuovo museo del teatro più nobile del mondo, almeno un po' più di scena.
Milano. Il Museo della Scala compie 100 anni
Il Corriere del 3 maggio 1911 scriveva che la Scala avrebbe un museo unico al mondo. Il museo fu inaugurato il 8 marzo 1913. La sua nascita è attribuita all'amore per l'Italia di John Pierpont Morgan, che morì a Roma il 31 marzo 1913. La storia inizia il 23 aprile 1911, quando l'antiquario Jules Sambon mette all'asta la sua raccolta teatrale a Parigi. La somma richiesta è di 450 mila lire. Il governo interviene con 150 mila lire, ma Sambon rifiuta. I contributi pubblici e privati raggiungono quota 400 mila lire.
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