Finanziato il cantiere nella Sala delle Asse. Parte il restauro Fascicolo d'inchiesta: «Leonardo al Castello Sforzesco». La squadra investigativa è del Cnr, ma le tecniche sono da Csi. Microscopi in luce riflessa, spettroscopie molecolari, fluorescenza a raggi X, scansioni, sonde, prelievi, iniezioni di mercurio per misurare i pori nelle pareti e nella volta, gas cromatografia sui pigmenti, cioè tutti gli esami, le analisi e le tecnologie di precisione che consegneranno agli scienziati dell'arte il quadro clinico della Sala delle Asse nella Pinacoteca. Qui, nella decorazione a monocromo, c'è la mano sicura di Leonardo da Vinci. Frammenti autografi del tardo Quattrocento aggrappati a una «tessitura muraria» delicata e compromessa: «È allarmante si legge nella relazione tecnica la presenza diffusa di sali con conseguente perdita di intensità e di forza del segno». Il progetto di restauro era partito da questa consapevolezza: «Serve un piano di salvataggio urgente». Le prime attività sono state eseguite. Studi in archivio e foto ad altissima risoluzione. La boiserie è stata staccata. Ora il Comune ha finanziato con 32.670 euro la fase di indagine del Cnr sui «processi degradativi» del dipinto. La diagnosi suggerirà forme e tempi del recupero. Un finto pergolato, i rami intrecciati di sedici alberi fioriti, radici e rocce, tempera su intonaco riscoperta solo nel tardo Ottocento e attribuita a Leonardo in una rilettura ancora successiva. Il programma di «conservazione e riscoperta» della Sala delle Asse è stato promesso nel novembre 2008, governo Berlusconi e Sandro Bondi ministro, un investimento da 3 milioni di euro tra fondi statali e sponsor A2A. Lo schema iniziale parlava di tre anni di lavori. Previsione mancata. «L'operazione è assai complessa» annuisce Claudio Salsi, dirigente comunale e già direttore del Castello. Ma adesso si va, il cantiere è allestito: «Sono già state condotte le analisi sui materiali e sul microclima nella sala». Appena sarà chiusa l'indagine pilota sulla volta, promette Salsi, «partirà il restauro strutturale curato dall'Opificio delle Pietre Dure». Un'indicazione sui tempi? «Presto». Le carte dicono che Leonardo si preparava a dipingere la Sala delle Asse nell'aprile del 1498, l'anno in cui aveva dato l'Ultima Cena a Santa Maria delle Grazie, e s'impegnava a finirla a settembre. Come sia andata, è materia per gli storici: non è chiaro se Leonardo abbia completato il lavoro o l'abbia delegato a qualcuno. Il «suo» paesaggio è stato ritrovato quasi accidentalmente dall'architetto Luca Beltrami alla fine dell'Ottocento e subito coperto dal pittore Rusca. «Solo nel corso dei restauri degli anni Cinquanta, condotti da Ottemi Della Rotta, la ridipintura arbitraria del Rusca è stata rimossa per riportare gli affreschi sottostanti ad uno stato di migliore leggibilità», racconta Maria Teresa Fiorio, ex direttrice delle Raccolte d'arte del Castello e membro del comitato scientifico per la Sala delle Asse. Il restauro attuale, il primo dopo sessant'anni, ha anche questo obiettivo: separare l'originale dal falso, isolare il segno di Leonardo dalle incrostazioni successive. Fare pulizia. L'attenzione alla Sala delle Asse è stata ribadita nei giorni scorsi dal neo assessore alla Cultura Filippo Del Corno: i circa 750 mila euro che servivano per la tournée della Pietà Rondanini (promessa e poi «tolta» al carcere di San Vittore) saranno girati nella messa a punto del «polo leonardesco» al Castello, con il restauro del monocromo e la temporanea esposizione del Codice durante Expo. Oltre alla grande mostra su Leonardo prevista nel 2015. Le missioni internazionali sono partite. Gli «ambasciatori» di Milano hanno chiesto trenta fogli alla Raccolta di Windsor (richiesta accettata), un'altra trentina di disegni all'Ambrosiana e, soprattutto, stanno trattando i prestiti del San Girolamo esposto alla Pinacoteca Vaticana, dell'Annunciazione custodita agli Uffizi, della Sant'Anna e della Belle Ferronnière di proprietà del Louvre di Parigi e del cartone della Vergine delle Rocce in mostra alla National Gallery di Londra.