IL PROGETTO della Città della Scienza (1993; coerente con Prg e certificato dell'ufficio urbanistico del Comune di Napoli; nel 1994 approvato dalla Soprintendenza; interamente finanziato) si stava realizzando quando l'Accordo di Programma del 1996 (vari enti fra cui Regione e Comune di Napoli), poi quello del 1997, hanno evitato che le norme che si andavano delineando frenassero l'iniziativa. La variante di salvaguardia è approvata nel 1998, dopo che dal 1994 la Fondazione Idis aveva cominciato a trasferirsi nei luoghi acquisiti nel 1993. LL a manifestazione annuale "Futuro Remoto" aveva abbandonato gli spazi dove era ospitata dal 1987; nel 1996 il presidente della Repubblica aveva inaugurato la sala Galileo, prima parte del Museo della Scienza che veniva ad aggiungersi ad altri edifici già ristrutturati. Nel 2001 l'apertura al pubblico dell'intero Museo. Il presidente della Repubblica lancia una sfida: «Torno tra un anno per inaugurare il grande edificio che volete realizzare ad est». Lo farà il 3 gennaio 2003. A giugno 2004 viene approvato il Prg di Napoli, nel 2005 il Pue di Bagnoli (il primo, da sostituire per legge regionale dicembre 2004; il secondo scade fra 2 anni): tengono conto dell'accordo di programma in base al quale fin dopo la metà del XXI secolo la Città della Scienza è nell'area di proprietà della Fondazione Idis. Nel 2007, ancora un accordo di programma (tra i firmatari ancora Regione e Comune di Napoli) conferma l'intero progetto con modifiche (dovute al tempo trascorso) e registra ulteriori riduzioni della volumetria acquisita nel 1993 (nel complesso decine di migliaia di metri cubi demoliti sua sponte dalla Fondazione Idis). Peraltro non si realizzano edifici banali. Oltre alle selezioni del 2003 ("Il principe e l'architetto"; "Medaglia d'oro dell'architettura italiana"), nel 2004 la Città della Scienza è fra i "Trophées Sommet de la Terre et du Bâtiment" (Francia); poi riceve il "Premio Dedalo-Minosse per l'Architettura"; nel 2005 è nella "Selezione delle opere di rilevante interesse storicoartistico 1945-2005" del ministero. Il Museo, un quarto dell'intera Città della Scienza, il 4 marzo subisce un incendio. Ne restano le mura esterne, porzioni di tetto, vari elementi: rispetto al 1993 vi sono parti in meno (fra cui una di oltre 20 metri di altezza demolita con la ristrutturazione degli anni '90) e parti in più, tra l'altro le eccezionali cisterne di raccolta dell'acqua piovana. Il restauro del Museo può avvenire con rapidità: i grafici sono quelli originali, contenuti in Cd in possesso della Fondazione Idis. Per l'appalto andranno precisati adeguamenti ai rilievi geometrico materici dopo il dissequestro ed a nuove normative e tecnologie perché l'edificio, emblematico negli anni '90 in termini di risparmio energetico e sostenibilità, sia di nuovo simbolo di questi principi. Il restauro può ultimarsi nel 2014, in tempi ancora credibili per un rinnovo della cassa integrazione in deroga dei lavoratori. Il tutto è compatibile con la balneazione: ai confini sud e nord dell'area (privata, non demaniale, diversamente da altre aree da tempo caratterizzata e bonificata), tra loro distanti circa 200 metri, si possono realizzare liberi accessi alla spiaggia se bonificata, ripristinata, pulita e resa agibile. Chi ignora dati e date, o chi ha atteggiamenti eversivi, afferma il falso definendo il Museo della Scienza "opera abusiva"; magari non rispettosa della 5861996 (che riguarda altre aree, non quelle della Fondazione Idis, né potrebbe richiamare strumenti urbanistici nel 1996 non approvati); o addirittura in contrasto con Prg e Pue (scade fra due anni e, quello che lo sostituirà, per le attuali norme dovrà indicare le fonti di finanziamento delle sue previsioni). Sia Prg che Pue non prevedono di delocalizzare il Museo se non tra vari decenni. Chi ignora dati e date ha costruito contrapposizioni fra il Museo della Scienza 350.000 visitatorianno, sede di straordinari eventi ed occasioni d'incontro, con la sua irripetibile collocazione ambientale e paesaggistica, luogo carico di significati, strumento vivo di una Fondazione di alto rilievo internazionale e l'ambizione alla spiaggia oggi spazio demaniale abbandonato e da bonificare che si vorrebbe ampliata sull'area del Museo anziché verso il mare. Fra chi conosce dati e date c'è chi strumentalizza l'istanza ambientalista: fa credere ingenuamente che l'area del Museo sia spiaggia. Chi sa anche delle realtà al contorno intuisce cosa invece spinge a delocalizzare il Museo in aree o manufatti di società oggi in condizioni "difficili". La concatenazione di date fa sì che per l'idea forte che ne è alla base e la determinazione di chi l'ha sognata la Città della Scienza a Napoli sia una utopia realizzata. Napoli deve liberarsi dall'artificioso ed incomprensibile ginepraio di cui ridono e ci compiangono nel mondo, originato da informazioni inesatte, ignoranza dei dati, velleità prive di strumenti appropriati. Il dibattito è proficuo se diviene occasione di risveglio sulle questioni urbanistiche, se arriva a sostituire strumenti che esprimono una cultura datata, paralizzante, inadeguata. Da molti anni il Comune deve avviare il Puc dell'ormai Napoli-Città metropolitana sviluppando partecipazione e riflessioni su come oggi pensare simultaneamente ad ambiente, paesaggio, stratificazioni, economia e qualità della vita.
NAPOLI - Restaurare il Museo di Città della Scienza
La Città della Scienza a Napoli è stata realizzata nel 1993 con un progetto finanziato dalla Fondazione Idis. Il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza e dal Comune di Napoli, ma è stato influenzato da accordi di programma tra la Regione e il Comune. Nel 2001, il Museo della Scienza è stato aperto al pubblico, e il presidente della Repubblica ha lanciato una sfida per inaugurare il grande edificio che si vuole realizzare ad est. Nel 2004, il Prg di Napoli è stato approvato, e nel 2005, il Pue di Bagnoli è stato approvato. Nel 2007, un accordo di programma è stato firmato, che conferma l'intero progetto con modifiche.
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