A Niscemi i piccoli in testa al corteo colorato e pacifico di diecimila persone fino al contestato impianto della base Usa Imponente dispiegamento di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, ma la manifestazione nazionale "No Muos" si è svolta senza incidenti. Tre fermati prima del corteo. La Questura: «Anarchici pericolosi» Niscemi. È ancora un bambino. Ma Aldo ci crede, a questa straordinaria battaglia di civiltà. E, poco prima che inizi il corteo, porta il suo contributo, accatastando un giocattolo nella colorata muraglia a due passi dal filo spinato che delimita la zona militare Usa. «Mamma, è una spada, lo so che è un'arma e non ti piace. Ma serve a combattere contro il Muostro. E poi ci sono troppe bambole... ». La mamma, Marianna Garofalo, sorride e lo aiuta facendo spazio fra bambolotti e bigliettini innocenti. Niscemi, "No day", ore 11. La manifestazione nazionale organizzata dai comitati No Muos contro l'installazione del sistema satellitare della Marina americana deve ancora cominciare. Le trazzere e i campi sono silenziosi, c'è pure un signore che va a cavallo accompagnato dal cane "Easy". Le "mamme no Muos", che da tre mesi sono diventate il meraviglioso simbolo di questa lotta, preparano bandana e foulard. Monia La Iacona e Samanta Cinnirella arrivano da Caltagirone, trascinate dal goliardico motto: «Chi non si unisce a noi, significa che ha le mutande di ferro». Poco più giù, al presidio dei No Muos, dove talvolta è volata anche qualche manganellata, l'attesa si consuma fra carciofi alla griglia e gemellaggi con i No Tav e i No Dal Molin. "Welcome to N. Y. Scemi", c'è scritto all'ingresso per esorcizzare il nemico a stelle e strisce. La solidarietà ai siciliani arriva anche dal resto d'Italia. Guido Fissore del No Tav della Val di Susa grida il dissenso «contro una base destinata alla guerra, costruita senza il consenso dei cittadini»; Eufrosine Messina del No Dal Molin di Vicenza rafforza il concetto: «È la stessa lotta contro la militarizzazione di un invasore che non chiede nemmeno il permesso». Ma non ci sembra di vedere malitenzionati o facinorosi qui dentro, anche se qualcuno rifiuta taccuini e telecamere. Nelle stesse ore la polizia fermava tre giovani (con precedenti per resistenza, oltraggio e vilipendio alle istituzioni, sono stati fermati): due palermitani, di 30 e 22 anni, e un tunisino di 25 anni. E il dispiegamento di forze, dall'alba a notte fonda, sarà imponente: oltre 200 fra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. È in questo momento, lontano dal caos e dai riflettori mediatici, che capisci perché questa sia una protesta della gente. Così come è la gente, che alle 14,40 apre la festa-protesta. «Signori, il corteo sarà aperto dai bambini - gracchia una voce convinta al megafono - e poi da tutti i comitati No Muos e gemellati, non sono ammesse bandiere o simboli di partiti, ma solo di chi lotta da mesi contro il Muos. Gli altri sono pregati di stare dietro». E dietro, dai bambini in poi, c'è davvero di tutto. Pacifisti, ambientalisti, comunisti, trotzkisti, sindacalisti, sicilianisti, anarchici, centri sociali, associazioni di qualsiasi tipo. Ma soprattutto cittadini. Una pacifica parata di cittadini, ma anche un anticipo della scampagnata di Pasquetta, ma con molti più chilometri da macinare (almeno 8 fra andata e ritorno) e senza la salsiccia e il vino. Pagliacci che saltellano, tamburi e chitarre, carri allegorici, striscioni di tutti i tipi. Dall'ovvio "Yankee go home" al double face con "Stati Uniti cornuti" da un lato e "San Giovanni aiutaci tu" dall'altro, dal cartellone con le foto di Obama assieme alle figliolette-chic che giocano nel giardino della Casabianca fino all'uomo-sandwich con la carriola e l'offerta di "smontaggio rapido di Muos telefonare a qualsiasi ora". Dietro il quale troviamo Giuseppe Maida, insegnante niscemese di educazione fisica, primo Don Chischotte contro le parabole. «Eravamo da soli, in paese ci sfottevano. Ma io non mi sono vergognato e ho sempre detto ai miei figli: "Papà non si vende e non si arrende". Eravamo in 5-6, adesso siamo in diecimila. E non m'interessa se sotto i riflettori ci sono altri comitati arrivati dopo, l'importante è raggiungere l'obiettivo». Nessun momento di tensione, gli uomini in divisa sorvegliano a distanza, con l'atteggiamento giusto. Uno dei poliziotti "indigeni" si ferma a salutare una manifestante: «Allora ci vediamo mercoledì al compleanno della bambina». Il momento di maggiore tensione si registra quando un ragazzotto dai capelli rosso malpelo urla: «Si è smarrito un barboncino... Qualcuno ha visto il mio barboncino? ». Attimi di indicibile panico, fin quando rispunta col cane che si prende gioco di lui. Un altro "uomo in divisa" è don Giuseppe Cafà, parroco del Sacro Cuore di Niscemi, fra questa gente a testimoniare che «la chiesa è in prima linea a tutela della salute dei cittadini». Poco più distante il battagliero sindaco Francesco La Rosa, senza fascia e con la mise da gitante: «Dobbiamo ringraziare gli attivisti, i giovani soprattutto, per questo risultato. Ci hanno creduto sempre anche nei momenti in cui pure io ero scoraggiato 31032013
SICILIA - I bimbi guidano l'ultima sfida al "Muostro"
A Niscemi, in Sicilia, si è svolta una manifestazione nazionale contro l'installazione del sistema satellitare della Marina americana, nota come Muos. La manifestazione, organizzata dai comitati No Muos, ha avuto un'uscita pacifica e senza incidenti. I manifestanti, compresi bambini, hanno percorso il centro della città, con bandiere e simboli di protesta, mentre la polizia ha dispiegato un imponente presidio. Tre giovani sono stati fermati prima del corteo per motivi di sicurezza. La manifestazione è stata caratterizzata da un'atmosfera di solidarietà e di lotta contro la militarizzazione. I manifestanti hanno anche portato un giocattolo per simboleggiare la "spada" contro il Muos.
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