Le associazioni ambientaliste contro il Comune dopo la messa in gara della concessione di Filone Bondone Pericolo per le risorse idriche. L'assessore ha visto, il 30 marzo scorso, il colore del Frigido di cui il Bondone è un affluente? Riteniamo briciole 1,5 milioni l'anno di tassa marmi a fronte della devastazione delle montagne e dell'inquinamento «Sulle cave, stiamo preparando una denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale da parte del Comune». Si alza il tono di un confronto che sta toiccando temi importanti:dalla vendita delle concessioni di cava ai regolamenti ottocenteschi, dai posti di lavoro alla necessità di tutelare l'ambiente e in particolare le nostre riserve idriche. E' un botta e risposta a tutto campo, decisamente interessante malgrado il confronto passi per argomentazioni tecniche e giuridiche complesse, quello fra le associazioni ambientaliste (Amici delle Apuane, Italia Nostra, La Pietra Vivente, No al traforo della Tambura, Salviamo le Apuane) e il Comune. La pietra dello scandalo è la messa a gara da parte del Comune della concessione di cava Filone Bondone criticata aspramente dagli ambientalisti con argomentazioni che l'assessore all'ambiente Andrea Ofretti ha definito bugie. Articolata la replica che parte da un assunto. Gli ambientalisti «non sono contro la chiusura totale delle cave, ma a favore sia del rispetto delle leggi». Il Comune dice: «Non vendiamo cave» . Ma per le associazioni, di fatto «la concessione delle cave si configura praticamente come una vera e propria alienazione perché il Comune, che è inadempiente non avendo recepito la normativa regionale che fin dal 1995 gli imponeva un regolamento adeguato ai tempi (che nel bene e nel male comunque Carrara ha fatto) , normativa convalidata da una sentenza del Consiglio di Stato, utilizza la legge del 1846 che prevede che chi ottiene una concessione di cava possa venderla, subaffittarla, lasciarla in eredità: se non è una vendita in senso proprio è senz'altro un'enfiteusi anomala, perché non prevede né il miglioramento del fondo, né la scadenza a 99 anni. Dunque una vera e propria cessione di diritti a terzi di beni della comunità. Dopo tutto è il nostro assessore che equipara la concessione in oggetto a quella delle spiagge e sappiamo tutti come vengano generati forti guadagni nella cessione tra privati, e a solo vantaggio dei privati, di beni demaniali». C'è poi il problema del presunto danno erariale. L'assessore sostiene che il bando di gara è necessario. «Davvero assessore? Dobbiamo allora citarla per danno erariale perché non ha ancora fatto il bando per Bore Puntello, Borre, Borre Mucchietto e Carpano di sotto, Colle alle scope?». E poi la querelle sul prezzo della concessione Filone Bondone, 50mila euro per il Comune: non un prezzo irrisorio ma dovuto al fatto che la superficie della cava è ridotta e poi manca la strada e ci sono frane da sanare per mettre in sicurezza le pareti. «Consigliamo all'Assessore di visitare il sito per rendersi conto che una strada c'è fino a poche centinaia di metri dalla cava tanto che esiste una sbarra che impedisce l'accesso ai comuni cittadini come se l'area fosse un fondo privato», replicano ora gli ambientalisti Tema delicato poi del confronto è quello delle risorse idriche. Per il Comune «non ci sono cavità carsiche da poter determinare una connessione con la sorgente del Frigido». Replica: «Assessore, ha visto il colore del Frigido del 30 di Marzo scorso? Una foto sta girando su Facebook e altre denunce alla stampa in merito al problema erano state fatte questa estate. La sorprende sapere che il canal Fondone è un affluente del Frigido»? Le associazioni insistono anche su un altro punto: la cava a loro risulta chiusa non perchè improduttiva ma perchè il Parco ha imposto alla proprietà preventivamente di pulire il canal Fondone ricoperto di detriti. «Voi obbligherete i nuovi concessionari a rimuovere i detriti, come di dovere? Perché non obbligate a pulire anche il fosso della Rocchetta che scorre a 5 metri dalle sorgenti del Cartaro?», attaccano gli ambientalisti Si parla ancora di soldi poi. Dal 2008 al 2012 il Comune ha introitato 7.200.0000 euro di tassa marmi e 300.000 di canoni di concessione ha detto Ofretti. «Riteniamo briciole i 60.000 euro di canoni di concessione e neppure un milione e mezzo di tassa marmi all'anno, a fronte della devastazione delle montagne, dell'inquinamento delle acque, dei rumori, delle polveri e del disagio provocato dai camion e ci chiediamo quanto abbiamo guadagnato i concessionari. E poiché parliamo di prezzo, vogliamo ricordare che questa cava nel 2003 è stata venduta per 280.000 euro: 115.000 per l'avviamento commerciale e 165.000 per i macchinari? E l'assessore converrà che il prezzo in rogito non è certamente un prezzo gonfiato. Vogliamo ricordare anche il prezzo di cessione della Rava: 258.000 euro nel 2002, e ancora i duemiliarditrecentrotrenta milioni di lire del 2001 per la Rocchetta? Ebbene cio' che riscuote il Comune a fronte di queste cifre che rispecchiano il valore attribuito in rogito alla cave e dunque fanno intravvedere anche i potenziali ricavi, sono appunto "briciole". Certo ci sono poi casi "anomali" come i 20.000 euro della Focolaccia nel 2007(che stridono fortemente con i precedenti passaggi di proprietà), i 70.000 euro della Lavagnina (stessa proprietà della Focolaccia) nel 2006, cave entrambe di marmo pregiatissimo, che aprono purtroppo altri spiragli, o la Mucchietto rilevata da un fallimento per 3.000 (tremila) euro, ma in questi casi alla Procura e alla Finanza spetta verificare la congruità del prezzo. Vogliamo ricordare il caso del Padulello, lasciato scavare per due anni senza permesso, assoggettato a poche migliaia di euro di multa dopo l'intervento degli "ambientalisti" e le segnalazioni in procura dei Guardiaparco, senza che il Comune avvertisse il dovere di bloccare la cava , ma anzi accettasse di quando in quando la tassa da quella cava che doveva essere chiusa! Ad oggi, grazie anche alla autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune, quella cava risulta completamente operativa. Troviamo per lo meno curioso che, solo successivamente ad una denuncia degli ambientalisti alla Guardia di Finanza, l'amministrazione abbia chiesto ai concessionari della cava Padulello la cifra di 145'000 euro per mancati oneri versati». In definitiva le associazioni ambientale ritengono « immorale che ogni alienazione- concessione non venga portata all'attenzione del Consiglio comunale, ma sia deliberata dal solo Dirigente in accordo con l'Assessore, e per di più a trattativa privata, trattandosi di beni della comunità». Visto poi che la Regione Toscana sta predisponendo una nuova normativa in merito alla regolamentazione delle attività estrattive, «visto che anche l'amministrazione comunale di Carrara sta affrontando il problema di una revisione delle regole inerenti gli agri marmiferi, sarebbe molto più corretto, nei confronti della comunità massese, procedere ad ogni nuova variazione degli assetti degli agri marmiferi solo nel momento in cui le nuove regole del gioco fossero operative o comunque si fosse dotata di un regolamento conforme».