La sentenza. Il Tar respinge il ricorso presentato dalla Federcaccia La replica di Impallomeni (Anca): «A questo punto ci rivolgeremo al Cga. Stiamo lavorando al nuovo piano faunistico regionale» Vittoria su tutti i fronti di Legambiente e assessorato regionale Territorio e Ambiente contro la Federazione siciliana e italiana della caccia e l'Associazione nazionale cacciatori. Questi ultimi avevano proposto ricorso al Tar chiedendo l'annullamento del decreto di istituzione della riserva naturale Pantani della Sicilia sud orientale - istituita nel 2001 e ricadente sui territori dei Comuni di Ispica, Noto e Pachino - nel quadro del piano regionale dei parchi e delle riserve naturali. Il ricorso riguardava anche il precedente calendario venatorio nella parte in cui prevede la preclusione dell'attività di caccia nella riserva dei Pantani e della Penisola Maddalena a Siracusa. I giudici amministrativi del Tribunale etneo hanno considerato infondato il ricorso - respingendo i 10 punti critici sollevati dalle associazioni, alcuni dei quali ritenuti perfino inammissibili - rigettandolo. È bene ricordare, in ogni caso, che restano precluse all'attività venatoria oltre alle riserve naturali, anche le oasi di protezione e rifugio della fauna selvatica, le zone cinologiche B e del demanio forestale, fondi chiusi, centri di allevamenti di selvaggina a scopo di ripopolamento e i parchi storici e archeologici. «Rispettiamo la sentenza, ma è ovvio che a questo punto presenteremo ricorso al Cga (Consiglio di giustizia amministrativa, ndr) - dice Pippo Impallomeni, presidente provinciale di Anca caccia -. Per quanto riguarda la riserva della Maddalena, questa non rientra nel piano regionale dei Parchi, ma si è trattato di un "colpo di mano firmato" dal vecchio dirigente... In ogni caso, aspettiamo la scadenza dei due anni di vincolo». Tralasciando l'aspetto dei cacciatori, Impallomeni individua anche altre realtà penalizzate da questa sentenza e da questa legge, ovvero produttori, agricoltori e allevatori. «È necessario - sostiene - cambiare le normative in merito alle riserve, poi potremo anche predisporne di più, ma così si penalizza agricoltura e pastorizia». «La Regione Siciliana - conclude il presidente Impallomeni - si è dotata di un Piano che le consente di fare questi errori, ma la mia associazione sta lavorando a Palermo sul nuovo piano faunistico venatorio regionale. Perché i cacciatori sono i primi ambientalisti». 02042013