gaetano d'emilio Sul Borgo marinaro di Ognina si è molto scritto e narrato circa il suo ambiente e paesaggio: dagli storici di ere lontane, attraverso la mitologia che lo hanno reso noto al mondo antico con le leggende omeriche dell'Odissea, al verismo di Verga dei tempi moderni con i capolavori neorealisti di Luchino Visconti. Tutti valori aggiuntivi alla bellezza del paesaggio di quel tratto magico di scogliera. Del quartiere ci pervengono notizie storiche, portate a conoscenza con maestria dall'umile ma illuminato parroco Mariano Foti, per oltre 40 anni importante presenza nella vita del Borgo, quando la chiesetta di S. Maria di Betlem, dichiarata agli albori del 1800 Abbazia, nel 1945 divenne la Parrocchia di S. M. di Ognina; mentre la chiesetta di S. Euplio, ubicata a poca distanza dalla prima, insufficiente alle esigenze, nel 1961 venne demolita per il riassetto viario della zona. In epoche lontane la esistenza di un porto importante del mare Jonio era oggetto di continue azioni piratesche da parte di corsari provenienti dall'altra parte della costa mediterranea. Per cui, ai tempi di Carlo V durante il governo spagnolo, vennero costruite, oltre ad alcune torri di difesa, delle garitte di guardia ancora oggi esistenti, che diedero il nome di Guardia al vicino rione. E' stato invece accertato che il nome del Rotolo proviene dalla scoperta nei luoghi di una Madonna che custodiva le preghiere in un rotolo, così come il nome dell'Armisi proviene dalla dea Artemide. Prima delle grandi eruzioni storiche Ognina era solo un villaggio di pescatori dove sfociava l'omonimo fiume con accanto un grande porto in forte attività, noto in tutto il Mediterraneo come porto Ulisse de l'Ognina. Un affascinante Borgo marinaro fra i tanti della scogliera che da Letojanni raggiunge la bianca spiaggia della Plaja. Il suo territorio comprendeva tutta la parte costiera di S. G. Li Cuti, il rione della Guardia, del Rotolo, sorpassava la piazza d'Armi e, percorrendo il Piano dei Malati, raggiungeva la chiesa di S. Gaetano alle Grotte, là dove iniziava Catania con il posto delle Guardie Daziarie (attuale piazzetta delle Guardie). Nei suoi sotterranei resta ancora un altare dai grandi blocchi di pietra che si fanno risalire ai primi anni del cristianesimo quando le funzioni religiose venivano celebrate segretamente in grotte. Allo sbocco dello slargo di Ognina si trovava la chiesetta di S. Euplio nei pressi della proprietà dei nobili Mancini Battaglia, nipoti del francesizzato cardinale Mazzarino. Successivamente parte del loro terreno che a levante dava sul mare, venne donato ai pescatori per stendere e rattoppare le loro reti, da cui proviene il toponimo della piazza. L'attuale quartiere dalla parte est si compenetra con la località della Scogliera del comune di Aci Castello fino ad abbracciarsi, tra un faraglione e l'altro all'imponente castello di Aci eretto sulla roccia nel 1076 durante il periodo aragonese. Delle tante battaglie il cui porto di Ognina fu testimone, importante fu quella del 1357 detta dello scacco di Catania che determinò il distacco del regno di Sicilia da quello di Napoli in cui gli Aragonesi sostituirono gli oppressori Angioini. I napoletani erano sicuri della vittoria contro gli Aragonesi ma questi comandati dall'ammiraglio Artale Alagona al grido di S. Agata e Alagona, capovolgendo le previsioni vinsero la battaglia in mare e in terra, costringendo i napoletani e gli Angioini ad abbandonare il regno di Sicilia. In quel periodo il porto di Ognina era il porto di Catania, quando ancora quello della Platea Magna era solo uno scaro. Plinio il vecchio nel 79 d. C., indicava il porto di Ulisse quale grande baia che poteva contenere oltre duecento navi di alto scafo. L'intera costa trovandosi in una delle principali vie marittime del mondo greco- romano è ricca di leggende narrate nell'Odissea di Omero. Venendo da Trezza, il porto di Ognina lo si incontrava dopo avere lasciato alla spalle quanto riportato nelle leggende sui giovani Aci e Galatea e sui Faraglioni di Polifemo. L' annuale festa autunnale "da Bammina" viene seguita con devozione anche dall'intera area metropolitana che, sempre di più, si estende sul mare, sia in direzione della Scogliera di Aci Castello che lungo il sobborgo catanese di S. Giovanni Li Cuti, accolta dalla distesa delle luminarie dei numerosi balconi delle ville private della riviera e delle basse case dei licutisi. Tra le tante leggende che ispirano i luoghi incantati, resiste quella di Cola Pesce, uomo anfibo che raccontava la sua visione in fondo al mare Jonio di tre immensi pilastri a sostegno dell'intera isola Trinacria e un canale infuocato, costituente la imboccatura inferiore dell'Etna che volendo meglio esplorare gli causò la morte; leggenda introdotta dai pescatori nella annuale festa religiosa. Tra le altre numerose leggende, si racconta che uno dei nobili Scammacca, la sera prima del terremoto del 1693, ebbe ad esclamare a quanti si avviavano per Catania: ma dove andate che questa notte si ballerà senza suono? Per anni senza risultato, in molti cercarono di interpretare tale previsione ed il suo significato, che lo stesso protagonista mai chiarì. Viene da più fonti confermato che la fine del grande porto, iniziata con la colata del 693 a. C. si concluse con quella del Crocifisso del 1381 d. C. che invase la gran parte dello specchio di acqua che formava la baia, colmando con le colate della Carvana e del Rotolo il grande golfo, che trasformò il grande porto in uno scaro. I suoi fondali si ridussero ad una profondità di poco più della tanto amata piccola baia di S. Giovanni Li Cuti che consente a tutti il possesso del mare in ogni stagione. Nel XIX secolo vi andavano a villeggiare famiglie di patrizi catanesi e abbienti. I primi, proprietari di ville a mare dove soggiornavano nel periodo balneare percorrendo il disastrato sentiero a fondo naturale per via Messina, con carrozze e calessi padronali, i secondi affittando per periodi casette di pescatori che raggiungevano con gli omnibus a cavalli o carrozzelle a nolo e, successivamente con i tram elettrici. Sembra che tra le più antiche famiglie residenti, quella dei Testa lo fosse prima del grande terremoto, operosamente presente nelle attività marinare della Borgata. I Testa ed i Majorana sono come la famiglia dei Malavoglia di verghiana memoria: numerosi come i sassi di una strada sterrata. Operosi sul mare i primi; illuminati e portatori di cultura nel mondo i secondi. Nei primi anni del '900, per iniziativa del barone Paolo Castorina, nacquero accanto l'attuale Terrazza Balsamo i bagni pubblici "Porto Ulisse". Fu un'importante scoperta per quelle famiglie che non avendo ville in proprietà, né possibilità di prenderne in affitto, accorsero a frequentare gli stabilimenti balneari che affittavano ad ore i camerini in settori diversi: famiglie e uomini soli. Fino alla prima metà del '900 le cabine del settore famiglie, rigorosamente separate anche nel mare, erano dotate di una finestrella sul retro per la visione dell'intorno prima dell'ammollo e di una botola con scaletta sul pavimento per consentire una discesa a mare che desse le migliori garanzie di riservatezza a mariti e padri, quando ancora l'apparire in pubblico in costume, seppur abbondantemente garantista, era motivo di lunghe discussioni in famiglia. I catanesi accorsero sempre più numerosi con l'istituzione del trasporto pubblico in tranvia. Ma anche in belle giornate domenicali e festive dell'anno, per salutari scampagnate, si incontravano numerose famiglie per il piacere dello stare insieme. La sera poi si gustava "a voria do mari" ma, al più tardi verso la mezzanotte, tutto ripiombava in un misterioso silenzio, rotto solo dallo sciacquittio delle onde (Ina Majorana). Erano tanti i punti di riferimento per ritrovarsi in gioiose gare di nuoto: u scoghiu jancu, i petri janchi, u monucu, a villa pancari, u carrabineri; infatti nei pressi di Villa Cardì c'era una putìa gestita da un carabiniere in pensione, luogo di sosta dei carrettieri di passaggio e punto di incontro dei gitanti delle giornate festive: la classica putìa di ambiente familiare. Gli ogninesi ed i festaioli catanesi non troveranno più l'antica chiesetta di S. Euplio o vecchi accoglienti locali come lo Scoglio di Friso, Massarelli o il più modesto Posillipo. Nel secondo dopoguerra erano locali di richiamo i ristoranti Villa Cardì, Pagano a Mare e la Tavernetta. Quest'ultima gestita con maestria e garbo dal signor Marchese che, lasciata l'eredità manageriale agli Alioto, rappresentò il primo vero ristorante moderno catanese. Rimasto "cassato" il fiume de l'Ognina dalle colate laviche (via acque casse), le sue acque trovarono le vie di sbocco a mare, accertato da alcune sorgenti che zampillano non lontano dalla costa. La più nota è quella dove ancora si abbeverano i gabbiani ed addirittura nell'antichità le navi, lì si rifornivano di acqua da bere, dando alla località il nome di Acqua e palummi. Altro fenomeno consequenziale è quello dei vortici di democrito che rendono tranquille le acque del mare quando è agitato ed invece lo sommuovono a mare calmo. Fenomeno provocato dalle polle sottomarine del fiume che sfociano vicini alla costa, nel primo caso la pressione idraulica contrasta le onde agitate, nel secondo le agita. Scomparsa anche la putìa delle signorine Battiato: "le due sorelle che con lindi grembiuli bianchi, offrivano le loro mercanzie, in generi alimentari, con garbo, affabilità, amicizia, consapevoli che un sorriso illumina più dell'elettricità e costa niente, dove si comprava in piena libertà senza imbonimenti, anche a crirenza" (Ina Majorana). In essa piazza non si potrà più ammirare il mare che lentamente o violentemente si spezza sulla scogliera che lo contiene, perché attraversato da veloci natanti a motore, neanche le esistenti panchine riparate da alberi saranno invitanti ad ammirare un paesaggio inquinato e caratterizzato da una disumanità frettolosa. Il vecchio mare limpido è stato sostituito da moderne attrezzature per ormeggi per ogni tipo di naviglio, profanando il paesaggio ed inquinando l'acqua non più balneare. Oggi la piazzetta non riesce più a contenere il disordinato parcheggio di macchine a più file, che dissuade agli incontri per le numerose auto che sfrecciano ostacolandosi a vicenda. Il millenario specchio d'acqua trasparente è diventato pozzanghera inquinata, non l'antico paesaggio meditativo. Le previsioni del piano Piccinato erano incentrate sull'ampliamento della piazza mancini Battaglia che doveva ridistribuire il traffico di transito, per cui venne realizzato il cavalcavia che nasconde un prezioso angolo paesaggistico, compresa la chiesetta, creando una discontinuità con l'antico Borgo. Oggi che la via De Gasperi, alternativa al viale Artale Alagona è quasi ultimata, la comunità chiede, con la deviazione del traffico nella nuova via, l'abbattimento del ponte e la pedonalizzazione della vecchia area, anche se i rari pescatori verghiani non ritroveranno il vecchio rapporto con il mare essendo ormai i giovani ogninesi al servizio degli inquinanti natanti da diporto. Qualsiasi programma di riordino urbano non potrà riportare l'antico borgo marinaro alle sue origini. Anche se Ina Majorana (la zia del grande Ettore), tra le più qualificate memorie storiche di quei luoghi incantati, legata ai suoi ricordi giovanili non accetta la discontinuità con quel magico passato dicendo a se stessa che: "nulla è perduto, nulla è scomparso quando lo si ha dentro. E la vecchia Ognina l'abbiamo dentro, nel cuore, nella memoria e da questo trae origine il suo, il nostro essere". 02042013