Artemisia a Pisa TRE quadri mai visti prima in una mostra in Italia, sono già un valido motivo per entrare a Palazzo Blu, a Pisa e visitare «Artemisia, la musa Clio e gli anni napoletani ». L'evento dedicato alla pittrice dalle atmosfere caravaggesche e dalla vita travagliata, diventata nel tempo una delle icone del femminismo per quel processo per stupro in cui rese una cruda e coraggiosa testimonianza e per la scelta, non certo comune per le donne dell'epoca, di dedicarsi alla pittura. «Era un'artista camaleontica e rapace nel prendere da quello che aveva intorno» racconta Francesco Solinas, esperto di pittura seicentesca e maître de Conférences al Collège de France di Parigi che ha curato la mostra assieme a Roberto Contini, conservatore alla Gemäldegalerie di Berlino. Il duo Solinas e Contini ha firmato anche le precedenti mostre legate al nome di Artemisia, nel 2011 a Milano e l'anno dopo a Parigi. Il periodo napoletano riassunto in questa mostra che andrà avanti fino al 30 giugno, si compone di dodici quadri. C'è un David che tiene «orribilmente in mano la testa di Golia», un David giovane e riccioluto, fiero di quel trofeo, un eroe molto diverso da quello ritratto dal padre di Artemisia, Orazio Gentileschi: «È un'opera ritrovata circa un anno fa che viene esposta in Italia per la prima volta dopo una semplice ripulitura della » prosegue Solinas. Gli altri due «debutti» italiani sono il «Cristo e i fanciulli» e la «Allegoria della pittura». Il primo è stato probabilmente dipinto a Roma per il futuro viceré di Napoli, il duca di Alcalà ed è un'opera importante nella produzione dell'artista, il secondo è certamente del periodo napoletano, terminato o subito prima o subito dopo la sua partenza per Londra: «Preziosa, seducente, intensa, isolata nell'oscurità misteriosa del fondo scuro vibrato da luci drammatiche, la personificazione della pittura faceva parte di una serie di nove Muse tradizionalmente attribuite a quest'artista» scrive lo stesso Solinas nel catalogo (De Luca Editori D'Arte) che accompagna la mostra. Il quadro ha anche una storia curiosa: dipinto a Roma, ricompare a Siviglia e molti decenni dopo al Metropolitan Museum di New York dove non viene attribuito ad Artemisia Gentileschi e venduto. Di mano in mano la tela arriva a un collezionista romano, torna cioè nella stessa terra che lo ha visto nascere. «Nella sua vita come nell'arte Artemisia appare costantemente scortata da maestri illustri, pittori affermati e famosi ai quali di volta in volta semsuperficie bra ispirarsi nella maniera e nella tecnica del dipingere» spiega uno dei due curatori. Non era spaventata dai cambiamenti, semmai la incuriosivano. A Palazzo Blu si raccontano in dodici «soste» gli anni trionfali che vanno dal 1630 al 1654 quando era ormai un'artista di fama consolidata, con molti committenti nella principali corte europee e altrettante ricchezze. A Napoli Artemisia viveva sola, in una stanza, lontana dal marito ma con la presenza continua del suo protettore e amante, il fiorentino Francesco Maria Marighi. Di quel periodo si conosce poco nella sua biografia, la mostra è anche un richiamo a nuovi studi e approfondimenti. Il legame con Pisa è duplice: proprio la Fondazione di Palazzo Blu possiede una sua importante opera, «Clio, Musa della Storia» dipinto per Carlo di Lorena esposta anche nelle mostre di Milano e di Parigi. E' stato intorno a quel prestito che è nata una collaborazione e uno scambio culturale che ha portato poi a questo evento, uno dei più importanti della primavera artistica pisana. In qualche modo un ritorno di Artemisia nella città di suo padre. Dalle lettere che Francesco Solinas ha recuperato (e pubblicato in un volume edito nel 2011) si sa che aveva delle rendite nel Pisano. Infatti scrive nel 1636 al cavalier Andrea Cioli preoccupata di dover racimolare un tesoretto come dote per una delle sue due figlie: «Io per collocare una mia figliuola mi trasporterò questo maggio in Pisa a vendere alcuni miei beni, e con questa opportunità venirò in Firenze. Nella mia venuta desidero il suo favore, inpetrandomi dal gran Duca Serenissimo per quattro mesi l'appoggio reale della sua protettione e la tutela della sua gratia». La mostra, espone anche capolavori di richiamo come "Susanna e i vecchioni" e l'"Annunciazione". Il progetto di allestimento è curato dallo studio Fiori associati, la realizzazione è invece della Fondazione di Palazzo Blu con il patrocinio del Comune di Pisa e con la collaborazione delle soprintendenze di Napoli, di Roma e di altri musei e fondazioni. L'ingresso è gratuito. Dal martedì al venerdì ore 10-19. Il catalogo, edito da De Luca è in vendita a 16 euro.