Il racconto LA SALA degli Ori Castellani è il cuore pulsante del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia: otto vetrine blindate cariche di gioielli, sotto la volta con gli affreschi del Cinquecento, al piano nobile di quello che fu buen retiro per i piaceri privati di Papa Giulio III. Una residenza rinascimentale che è oggi la casa di una delle raccolte di antichità più importanti del mondo. Immaginare un Fantomas qualunque che si intrufola, riesce a scassinare le vetrine e portar via a piene mani monili, pendenti, fibulae e armillae è, per un direttore di museo, il peggiore incubo che diventa realtà. Anna Maria Moretti, etruscologa, è stata soprintendente qui dal 1994 al 2011: l'esposizione della collezione Castellani, riportata alla luce dai depositi dopo un decennio, è stata anche una sua impresa. Racconta: «È difficile stabilire il valore venale di una collezione unica al mondo. Quanto alla sicurezza, io non ho mai pensato a Villa Giulia come a un posto non sicuro: certo c'è il giardino, ci sono i cancelli, ma la parte espositiva è tutta all'interno delle mura... E che mura! Nel tempo, le misure di sicurezza sono state rafforzate. Certe opere, come il famoso sarcofago degli Sposi, sono state protette via via che si è proceduto al riallestimento che ha interessato il museo per oltre un decennio. Che grande tristezza, questo furto». Così anche la Collezione Castellani, tornata visibile al pubblico dal dicembre del 1999 alla vigilia del Giubileo, è sotto sorveglianza, in una sala che affaccia sul ninfeo dove ogni estate si svolge il mondanissimo premio Strega. È un corpus colossale: seimila pezzi divisi tra ceramiche, bronzi e oreficeria che vennero donati allo Stato italiano nel 1910 da quella famiglia di gioiellieri romani famosi per aver lanciato in Europa la moda del gioiello archeologico e che all'epoca erano popolarissimi, quasi dei Bulgari del tempo. Nel piano nobile del villino per il quale il Papa Del Monte volle i maggiori architetti del suo tempo, dal Vasari all'Ammannati, c'è la sala numero 24, dove sono stati allestiti gli ori, con la volontà di documentare la storia dell'arte orafa. Come pagine di un libro, otto vetrine si fronteggiano. Da un lato, la collezione archeologica, dall'altro quella moderna. La prima, ordinata secondo criteri cronologici, spazia dal VII secolo avanti Cristo all'Alto Medioevo. Qui spiccano il celebre pettorale in oro e ambra, coppie di orecchini a fascia, un gruppo di fibule a forma di sanguisuga, e alcuni capolavori di epoca tardo-classica ed ellenistica come gli orecchini a bauletto e le corone, le collane con pendenti e gli anelli a castone includendo. Di fronte, dal lato opposto, raffinatissimi nella loro semplicità, splendono i gioielli della bottega Castellani, così presentati per decisione della famiglia che fece annotare nella donazione le modalità di esposizione. Le creazioni originali della triade dei Castellani - Fortunato Pio, Augusto e Alfredo sono presentate secondo l'originario ordinamento dei periodi primigenio, tirreno, etrusco, siculo, romano, medievale, rinascenza e moderno: repliche di originali famosi e creazioni ex novo, riconoscibili per il monogramma delle due C intrecciate sul retro. Sono gioielli affascinanti nella loro linearità arcaica, duecento capolavori ordinati su velluti speciali "antistress", capaci di sostenere il metallo senza che si possa piegare. Che cosa, fra tanta lucentezza, sia stato portato via, non è stato ancora reso noto: «I pezzi di maggior valore della collezione sembrano esserci tutti e nella fuga i ladri sembrerebbero aver perso dei pezzi», ha dichiarato dopo un primo sopralluogo la direttrice generale del ministero, architetto Federica Galloni. Nel tardo pomeriggio di ieri, mentre infuriava il turismo pasquale anche Villa Giulia, meta assai nobile ma altrettanto appartata, ha riaperto le porte dopo una giornata di chiusura per Pasqua e all'indomani del colpo, con l'eccezione della sala incriminata. Intanto i carabinieri si sono dati da fare con i filmati, la direttrice Alfonsina Russo Tagliente ha presenziato ai vari sopralluoghi, lavorato al confronto con l'inventario dei preziosissimi pezzi spariti. Negli anni ormai lontani successivi al restauro della collezione degli ori Castellani, mostre, convegni e studi sul tema si sono tenuti persino a Londra e a New York: una storia affascinante che ha fatto il giro del mondo e che torna alla ribalta oggi per un colpo comunque troppo facile e ancora tutto da chiarire.
Ferita al cuore del Museo Etrusco in quella sala il tesoro dell'archeologia. La soprintendente Galloni: "Salvi i pezzi più importanti"
Il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma è stato vittima di un furto di gioielli della Collezione Castellani. La collezione, che comprende oltre 5.000 pezzi, è stata esposta per la prima volta dal 1999 e include opere archeologiche e moderne. La sala incriminata è stata chiusa dopo il furto e le indagini sono in corso. La direttrice del museo, Alfonsina Russo Tagliente, ha lavorato con i carabinieri per confrontare i filmati con l'inventario dei pezzi spariti. Il valore venale della collezione è difficile da stimare, ma i pezzi di maggior valore sembrano essere stati portati via.
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