Bonetto: a Palazzo Reale ho visto turisti italiani seduti sulle poltrone storiche mentre i custodi chiacchieravano NAPOLI «Come ho trovato Napoli? Quest'anno è più sporca, più trascurata». Cristian Bonetto, travel writer australiano poco più che trentenne, è autore «Lonely Planet» per le guide dedicate a Napoli e alla Campania, oltre che per le pagine campane della guida dedicata all'Italia, ai primissimi posti per vendite nel catalogo della casa editrice di proprietà della Bbc. Sotto il Vesuvio, dunque, Bonetto è di casa. Torna ogni anno per aggiornare le prestigiose pubblicazioni. E stavolta è rimasto davvero deluso, almeno per quanto riguarda i servizi pubblici e la spazzatura. «Altro è la capacità dei napoletani di dare calore e di essere gentili. E resta eccellente la cucina. Ma certo, dovrò rivedere alcune recensioni». Il travel writer ha, in un certo qual modo, tradito le origini familiari è figlio di piemontesi per concentrare la sua attenzione sulla Campania: una terra di cui si professa «innamorato». Anche se «lavorare qui è un'esperienza frustrante». Ma cominciamo dall'inizio. Qual è stato l'«inciampo» peggiore di questa visita del 2013? «Probabilmente le chiusure impreviste. Sono andato al museo di Capodimonte e ho trovato chiusi metà del primo e metà del secondo piano. Tra l'altro, si paga il biglietto intero anche se non si può visitare tutto. E qual è il motivo? La solita cantilena: non c'è personale. Eppure ho visto coi miei occhi al pianterreno quattro custodi che fumavano e chiacchieravano tra di loro e altri quattro al piano di sopra. Lo stesso mi è capitato al Maschio Angioino, dove le sale erano sprovviste di personale, che era altrove a giocare a carte, mentre i turisti giravano sperduti da soli». Una situazione generale o casi isolati? «Generale. A Palazzo Reale ho visto turisti italiani seduti sulle poltroncine storiche, mentre i custodi chiacchieravano per fatti loro. Se ne ricava davvero una brutta impressione: un Paese che si disinteressa del proprio patrimonio culturale. E poi a Sant'Elmo...». Che cosa è accaduto? «Il Museo del Novecento ha orari davvero balordi, bisogna attendere l'inizio di ogni ora per entrare. Io ci sono stato a maggio scorso e qualche giorno fa: non c'è mai folla, i visitatori sono pochissimi. E sa cosa mi hanno risposto, quando ho chiesto il motivo degli strani orari?». No, cosa? «Che si fa così per controllare la folla. Ma quale folla? Molti dei napoletani con cui ho parlato non sapevano nemmeno che esistesse questa collezione». Altri disservizi? «Al Parco Archeologico di Baia l'ingresso è gratuito durante la settimana. Durante il weekend si paga un biglietto. Peccato che devi farlo al Castello di Baia, inerpicandoti su una bella salita per poi tornare indietro al Parco. E se chiedi se c'è un autobus, ti dicono: chissà, forse... tra l'altro quando sono stato lì ero reduce da Firenze, dove c'è piena efficienza e alla fine della visita a Palazzo Vecchio ti danno un questionario per chiederti se sei soddisfatto. Un abisso, eppure è pur sempre Italia». Andiamo avanti nel «cahier de doléance»... «L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Gli orari cambiano talmente spesso che non so più che scrivere nella guida. Ora mi hanno detto che bisogna telefonare. Ma molti dei custodi anziani non parlano inglese, dunque un turista può entrare in difficoltà. E non funziona nemmeno un sito, come invece accade in ogni altro paese sviluppato occidentale». Ma ha trovato anche qualcosa di positivo? «Sì, certo. A parte la ristorazione e l'accoglienza degli alberghi, anche tante iniziative di giovani, capaci di agire con entusiasmo. Per esempio la cooperativa La Paranza per le catacombe di San Gennaro. Oppure gli organizzatori del Tunnel borbonico. Tutte persone che hanno incontrato difficoltà burocratiche, invece di essere sostenute». Qualche suggerimento? «Se davvero mancano i soldi, meglio aumentare il costo del biglietto dei musei. In Campania in genere si aggira sui sei euro, poco a confronto con il panorama internazionale. Fate pagare di più, almeno agli stranieri. Ma in cambio date servizi efficienti. Sembra quasi che a Napoli e in Campania alle istituzioni non importi nulla se i turisti arrivano o no. Quello che ho visto qui, me lo aspetto in Tunisia o al Cairo. Non in un paese del G8. Come figlio di italiani mi vergogno davvero a vedere un patrimonio unico così degradato. Ho preso la Circumvesuviana per andare a Ercolano e ho notato i volti dei turisti stranieri impressionati dai cumuli di immondizia che si vedevano dai finestrini. Come fanno i Comuni a tollerarlo? Il problema è istituzionale. Ed è anche l'idea di museo che è vecchia. Ormai nel mondo è cambiata, non si tratta più di esporre oggetti su scaffali polverosi. Bisogna offrire un'esperienza al visitatore. Ho parlato con albergatori che avrebbero voluto lavorare su questa linea, in sinergia coi musei, ma è una mentalità ancora estranea. La mia impressione è che ognuno lotti contro l'altro, ma così nessuno vince».
Corriere della Sera
1 Aprile 2013
✓ Entità verificate
NAPOLI - Rifiuti e musei aperti a metà: l'inviato di Lonely Planet boccia Napoli
MI
Mirella Armiero
Corriere della Sera
Il travel writer australiano Christian Bonetto è tornato a Napoli per aggiornare le sue guide Lonely Planet. Tuttavia, è rimasto deluso per la mancanza di servizi pubblici e la spazzatura. Ha notato che i musei sono spesso chiusi o hanno orari imprevisti, e che i custodi spesso sono disposti a chiacchierare piuttosto che a fornire servizio ai visitatori. Bonetto ha anche notato che la città è molto sporca e che molti dei napoletani non sembrano curarsi del proprio patrimonio culturale. Tuttavia, ha anche trovato qualcosa di positivo, come l'accoglienza degli alberghi e le iniziative di giovani.
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