Una grande mostra «Il palazzo e il colle» sottolinea le scoperte, i restauri e i prestiti nei sette anni di Napolitano: dal sepolcro dei Semproni alla Galleria di Alessandro VII Chigi E racconta, attraverso i suoi tesori e anche con le sue carrozze, la storia del Paese L'EVENTO Il Quirinale rende conto dei lavori, dei restauri e delle scoperte negli ultimi sette anni, anche perché, spiega il portavoce di Giorgio Napolitano, Pasquale Cascella, «è la casa degli italiani, in questo periodo è stata visitata da oltre un milione e 200 mila persone, e quanto vi è stato trovato ha modificato la fisionomia e la stessa struttura logistica» del palazzo, «che è, insieme, un'istituzione e un importantissimo monumento: sono state scritte delle nuove pagine nella storia plurisecolare di un palinsesto in cui, caso unico, da mezzo millennio siede l'autoritas: prima i papi, poi i re, ora i presidenti della Repubblica», spiega Louis Godart, consigliere per il patrimonio culturale, che di questi restauri e ritrovamenti è il massimo artefice. Il palazzo e il colle su cui sorge: nei giardini è stato ritrovato il sepolcro dei Semproni, del I sec. a. C., un edificio funerario monumentale; e, nel palazzo di fronte, un'ara a ricordo del grande incendio di Nerone. Sempre di fronte al Quirinale, a Palazzo San Felice, un lavatoio ha svelato d'essere stato un oratorio, e mostrato pitture (un Cristo pantocrator, San Michele e una serie di sante su una volta) d'inizio Cinquecento. Ma è soltanto l'inizio della mostra, intitolata «Il palazzo e il colle del Quirinale». LE SORPRESE Perché altre grandi sorprese sono avvenute sulle pareti e nei locali dell'edificio stesso, dove le sovrapposizioni della storia avevano cancellato documenti fondamentali. Si è così scoperto che gli affreschi del Passaggio di Urbano VIII, il quale metteva in comunicazione i palazzi estivo ed invernale dei pontefici, erano stati adulterati con fondali grigi, e che, addirittura, le prime pitture risalivano a Paolo V Borghese. È tornato alla luce un portico pieno di «boscarecce»: affreschi naturalistici; e perfino una volta con dipinti dei tempi di Ippolito d'Este, quando il luogo era la Vigna forse più apprezzata, e contesa, di Roma; anche fontane assai suggestive, già apprezzate e descritte dai viaggiatori per i loro giochi d'acqua, ma ormai cadute in disuso e da tempo dimenticate. Il ripristino più importante, tuttavia, è già noto: quello della Galleria di Alessandro VII Chigi, 70 metri dipinti su progetto di Pietro da Cortona dai suoi allievi assai noti, prototipo di tutte quelle successive, da Versailles in poi. Ma Napoleone l'aveva cancellata, e fatto murare tutte le 12 finestre per trarne gli appartamenti della moglie Maria Luisa. Ora la luce è ritornata, come le pitture cortonesche; e, strappando i successivi rifacimenti papali, ne sono uscite anche alcune napoleoniche, capaci di illustrare i proponimenti del Bonaparte: voleva trasformare il palazzo in reggia, e resuscitare la Roma dei Cesari. E tutto era sepolto sotto dei paramenti rossi. Il Quirinale, per questa "resurrezione", ha anche accettato, per la prima volta, uno sponsor: la Fondazione Bracco. In questi sette anni (si visita l'ultimo sabato del mese) è perfino sorto il Museo delle Carrozze: sono 26, restaurate e magnifiche, quattro di gran gala; spaziano dal 1789 (fu costruita per le nozze di Vittorio Emanuele I) al 1821; c'è anche la Duc, su cui, a Monza, fu ucciso Umberto I; alcune sono addirittura rimaste in servizio fino al 1940. Recuperato il boschetto di Ippolito d'Este, davanti al palazzo, già cantato dal Tasso. Aperto pure un Antiquarium con i reperti sparsi nei giardini, dov'era la sua torretta: ci sono anche statue del II secolo alte due metri, colonne, urne, sarcofagi, altri marmi ancora, d'età romana. Riparati alcuni dei guasti dei Savoia: per agevolare l'accesso allo scalone, avevano cancellato gli affreschi dell'anticamera della Sala delle Feste. Sono stati scoperti dipinti con le creazioni edilizie dei vari Papi, come Sisto V, Paolo V, o Alessandro VII: Porta del Popolo, la chiesa della Pace, altre ormai scomparse. I CAPOLAVORI DAI VICINI Per l'ultima mostra del settennato di Giorgio Napolitano, e per rendergli omaggio, alcuni tra i «vicini di casa» hanno prestato autentici capolavori: i Colonna, i Pallavicini, anche la Provincia, perché sotto Palazzo Valentini vi sono domus non diverse da quelle che il Quirinale ospitava in antico. Pezzi archeologici, come l'erma di una coppia con figlia, e tele di Guido Reni (l'Andromeda), Vanvitelli (il palazzo e la piazza come erano), Rubens (san Pietro e san Paolo), Bernini (busto di Clemente IX Rospigliosi), Van Dyck (Ritratto di gentiluomo); di Carlo Maratta, anche un immenso ritratto di Maria Mancini, la donna più bella a Roma e non soltanto: era la favorita di Re Sole, divenne una Colonna. VADEMECUM «Il palazzo e il colle del Quirinale, dai restauri del settennato Napolitano a Palazzo Valentini e alle collezioni Colonna e Pallavicini» è aperta da oggi al 14 aprile nella Sala delle Bandiere e due adiacenti, al piano terreno del palazzo, gratuitamente. Ingressi da martedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30; la domenica, invece, dalle 8.30 alle 12, insieme alla visita del palazzo che costa cinque euro. È curata da Louis Godart, il catalogo è edito da Gangemi, si avvale della sponsorizzazione della società Autostrade.
ROMA - Quirinale, la casa d'Italia
Il Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica, ha aperto una mostra permanente dal titolo "Il palazzo e il colle del Quirinale" che celebra i sette anni di Napolitano. La mostra è stata curata da Louis Godart e presenta scoperte, restauri e prestiti nel palazzo e nei suoi giardini. Tra le scoperte più importanti, il ritrovamento del sepolcro dei Semproni, un edificio funerario monumentale del I secolo a.C., e l'apertura del Museo delle Carrozze con 26 carrozze restaurate e magnifiche. La mostra è stata resa possibile grazie alla sponsorizzazione della Fondazione Bracco e si apre gratuitamente nella Sala delle Bandiere e due adiacenti al piano terreno del palazzo.
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