AVENTINO, NELLA STRADA DEDICATA AI CAVALIERI dI MALTA LA SERRATURA SI TROVA SU UNA RARITÀ pROGETTATA DALL'INCISORE VENEZIANO LA STORIA A Roma, c'è una piazza all'Aventino che moltissimi turisti conoscono: ospita la serratura più famosa della città. Sul portone del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta (oggi, il sovrano militare Ordine omonimo), la toppa della chiave ne inquadra non solo i lussureggianti giardini, ma, sul fondo, il Cupolone: la basilica di San Pietro. Dentro, ci guardano in tanti e molti fotografano. Tuttavia, pochi sanno dove si trovano. In una piazza, rarità assoluta, d'un tale che non era (soprattutto) architetto; non crea quindi volumi, ma la costruisce con dei fondali. Un settecentesco Rococò, che a Roma è abbastanza raro; con stemmi e trofei, invece che con edifici e palazzi: un unicum assoluto, e probabilmente non soltanto nella Capitale. È (quasi) l'unica opera architettonica di Giovan Battista Piranesi (1720 - 78), assai più celebre come incisore ed autore di vedute e singolari invenzioni spaziali tra cui le Carceri, vendute a infiniti viaggiatori del Grand Tour in visita a Roma (in certi inverni, anche 40 mila; e la città, contava 180 mila abitanti): «la grande scuola di tutto il mondo» scriveva Johann Joachim Winckelmann. Piranesi aveva decorato anche un Caffé dei più famosi, a Piazza di Spagna, con sfingi, obelischi e piramidi: quello degli Inglesi, poi soppiantato da quello del Buon Gusto al n.82, il primo che introduce l'illuminazione a gas, e, nel paese, i panini cui Lord Sandwich aveva conferito il cognome; un Rothschild lo valutava «superiore ai più grandi ristoranti parigini». Piranesi è veneziano. Figlio di un tagliapietra, erudito da un fratello monaco certosino, studia da architetto (uno zio è specialista in idraulica, e responsabile del mantenimento della Laguna), e con Giovanni Antonio Scalfarotto. Arriva a Roma nel 1740 si innamora delle antichità e capisce che il business è un altro. Le Vedute erano già in voga a Venezia; lui studia con Giuseppe Vasi. Litiga e si mette in proprio. Del 1743 i primi panorami dell'Urbe. Apre bottega a via del Corso, crea infinite sequenze e diventa di moda; all'inizio, un rame al giorno, e 12 franchi al foglio. Forse, è il più grande acquafortista che si ricordi; il catalogo si deve a Luigi Ficacci: oltre 900 numeri. In una prefazione lamenta il degrado dei monumenti. Le Carceri, invenzione sublime in 16 tavole, sono del 1745: lasciano traccia in tanta arte successiva; le ha studiate perfino Marguerite Yourcenar. Ha studio in via Sistina, a palazzo Tomati: lo ricordano le targhe sparse lungo la strada. Scrive dei trattati di architettura. Ma per vederlo alla prova in questo, bisogna attendere papa Clemente XIII, veneziano come lui. Gli affida il rifacimento della tribuna e dell'altare di San Giovanni in Laterano: nel 1767, abbandona. Realizza però l'intervento per i Cavalieri di Malta: la piazza e la chiesa di Santa Maria del Priorato; per Marcello Fagiolo, «impaginazione classicheggiante, come una porta trionfale». Sulla facciata della chiesa, anche rilievi di armi; perché qui, in età romana, a ottobre si celebrava l'armilustrium, festa in onore di Marte: l'esercito in processione saliva dal Circo Massimo, e sul colle deponeva le armi. La piazza è un recinto scandito da sei obelischi e da quattro stele; trofei bellici a memoria delle imprese dei cavalieri e stemmi Rezzonico; una dedica al papa. Un tempo, si stagliavano sul colore scuro dei cipressi, oggi fin troppo spelacchiati: ci vorrebbe un bel restauro ambientale. Resta incomprensibile il motivo di cetre e siringhe a sette canne, nelle stele minori: per ricordare «la breve presenza dell'Arcadia sull'Aventino»? La Villa era un convento dei Templari; i primi restauri le avevano tolto l'aspetto di fortilizio-monastero. La chiesa diventa «mausoleo e sala di rappresentanza dell'Ordine»: al posto degli altari, le tombe ritmano la navata, fino alla gloria e al mausoleo di San Basilio. Opera d'un artista che racconta la città (e non solo l'Urbe) con le sue incisioni, esibendosi in ogni genere, quelli del reale e i fantastici, talora con grande minuzia e precisione documentaria. Allora si precipitavano a Roma numerosi grandi autori; la bottega di Piranesi era un riferimento loro e dei Grandtouristi in genere. Lui faceva fortuna; ma un vero architetto non lo è mai stato: lo si vede anche nella piazza, suo capolavoro. Fabio Isman