Ratto di Polissena atto quarto. O forse quinto. O sesto. Anche la scultura, realizzata a metà Ottocento da Pio Fedi e collocata sotto la Loggia dei Lanzi, ha perso il conto di quante volte le dita della mano sinistra di Polidoro (la figura, delle tre, più sporgente) sono state spezzate da qualche vandalo, per poi essere prontamente reintegrate. L'ultima volta giovedì notte, senza che le guardie che sorvegliano lo spazio siano riuscite ad intervenire, né tantomeno le telecamere a dissuadere la turista che ha tentato la fuga dopo essere rimasta con una falange in mano. «La soluzione è prevenire, salvaguardare ha detto Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi . Perché vorrei che le mie figlie vedessero le stesse opere d'arte che ho visto io». E non dei moncherini con integrazioni posticce, verrebbe da aggiungere. Natali aveva già suggerito in passato e oggi conferma che non vedrebbe niente di male nell'innalzare «cancellate di protezione. Santa Croce le ha, la Biblioteca Nazionale anche e funzionano in entrambi i luoghi», e poi bisognerebbe «contingentare gli ingressi. Non si può pensare di lasciare entrare troppa gente tutta insieme. Come avviene nella sale di un museo, quando i visitatori sono troppi, si suddividono e si fanno entrare in gruppi». L'auspicio è che ci sia «prevenzione ed educazione civica, a scuola come nelle famiglie. Sono a Berlino (ieri, ndr) e qui non si sognerebbero mai di mettere vetri o transenne davanti ad un'opera d'arte. Ma siccome spesso questo clima di attenzione da noi non c'è e anche i popoli più civili sembrano adattarsi, bisogna impedire che episodi spiacevoli accadano». Di tutt'altro avviso l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, Sergio Givone, che invece trova che aumentare i custodi o alzare barricate non servirebbe a niente. «Il giorno in cui avremo bisogno di uno scudo galattico vorrà dire che avremo perso, che non siamo in grado di avere un rapporto sano con le opere d'arte». E il freno agli atti vandalici che, di fatto, avvengono con frequenza? «Educare all'arte e non stancarsi mai di proporre una fruizione colta del patrimonio. È questa l'unica vera strada». «Quello che è successo a Firenze, sarebbe potuto succedere ed è avvenuto in passato anche a Amsterdam, solo per citare un caso. D'altronde esporre un'opera vuol dire rischiare, sempre e comunque». Chissà cosa avrebbe da dire Polidoro a questo proposito.