Denunciata una tedesca. Il direttore degli Uffizi: cancellata e ingressi limitati Ancora il Ratto di Polissena. Ancora lo stesso dito, quello di Polidoro nel gruppo di Pio Fedi, staccato di netto giovedì notte. Identificata e denunciata una turista tedesca. Si riapre il dibattito: «Serve una cancellata» tuona il direttore degli Uffizi Natali, «No, vanno educati i turisti» ribatte l'assessore alla Cultura Givone. Non è la prima volta che l'indice della mano sinistra di Polidoro viene spezzato. È stato staccato di netto anche giovedì notte da una turista e prontamente riattaccato ieri mattina da un restauratore. La statua dell'ottocentesco gruppo scultoreo del ratto di Polissena, conservato sotto la Loggia dei Lanzi in piazza Signoria, ha subito a più riprese dei danneggiamenti. Ed è di nuovo la stessa mano dello stesso personaggio a essere più esposta agli atti di vandalismo. Quella che sporge fuori dal basamento. Polidoro disteso a terra, ucciso da Pirro nel tentativo di scongiurare il rapimento della sorella, Polissena, perde sempre lo stesso fragile indice. «Tutte le dita di quella mano si spiega dalla soprintendenza del Polo museale fiorentino sono prodotto di integrazioni, rese necessarie da ripetute asportazioni e atti vandalici, l'ultimo avvenuto nell'ottobre 2012». E ancora prima, nel marzo 2009, la falange della scultura di Pio Fedi è stata recuperata vicino al piedistallo da un addetto alla sorveglianza. Stavolta un vigilante della Sipro, in servizio in piazza della Signoria, ha assistito al danneggiamento, giovedì notte. Erano le 23,20, ha visto una giovane turista vicina alla statua, poi quel dito staccato. Non è chiaro come la donna abbia fatto a rompere il frammento, per raggiungere la mano è salita probabilmente sul gradino del basamento. Il vigilante ha chiamato una pattuglia dei vigili urbani e ha descritto nei dettagli la «responsabile dell'atto vandalico» tanto che gli agenti, subito arrivati da Palazzo Vecchio, sono riusciti a fermare la donna che si stava allontanando dalla Loggia. La turista, una trentenne tedesca di origini polacche, è stata denunciata. Nell'ottobre scorso invece non c'erano state denunce, la Sipro, l'azienda incaricata della vigilanza notturna, quella volta non aveva segnalato nessuna anomalia, nessuno si era avvicinato o arrampicato sulla statua, secondo anche quanto indicato dalle telecamere. Nelle vicinanze dello sfortunato Ratto di Polissena gli occhi elettronici avevano visto solo un restauratore incaricato di spolverare la statua. Il dito staccato ad ottobre non era stato ritrovato, ma non si trattava della falange originale, così come un frammento in sostituzione era quello danneggiato nuovamente giovedì. Già ieri mattina il dito è stato tornato al suo posto: «La direzione degli Uffizi, da cui dipende la Loggia dei Lanzi spiega la soprintendenza , ha disposto che il frammento venisse reintegrato da Alberto Casciani, il restauratore già intervenuto cinque mesi fa sullo stesso elemento lapideo». Un restauro lampo perché già a ottobre era stato previsto che il dito potesse essere staccato di nuovo. Il restauratore aveva inserito un piccolo perno di legno tra il dito e la mano, «un accorgimento che si è rivelato utile per evitare danni ulteriori al marmo». «È il perno di legno che si è rotto, nessuna scheggiatura ulteriore al marmo spiega Casciani, dipendente di una ditta privata che collabora da anni con gli Uffizi Non so come abbiano fatto a spezzare il dito, ma è abbastanza facile raggiungere la mano ci si arriva salendo sul gradino del basamento. Nessuna delle dita di quella mano è originale, ma in tutte le statue, nel tempo, le dita sono quasi sempre state sostituite, sono le parti più fragili e delicate. Risistemarle non è un lavoro complesso». La scultura di Pio Fedi risale al 1865, nata dopo una lunga gestazione è considerata il capolavoro dell'artista e una delle più significative opere della scultura ottocentesca. Immortalato in un gesto teatrale Pirro, il rapitore, alza la spada sulla madre di Polissena, Ecuba, che lo trattiene, mentre Polidoro, il fratello, è caduto a terra. È l'unica opera moderna in mezzo a capolavori antichi e rinascimentali che hanno trovato posto in piazza della Signoria.