I soci non hanno neppure sostituito il direttore dimissionario VENEZIA La candidatura di Venezia capitale europea della cultura 2019 è ferma al software delle buone intenzioni. All'appello manca l'hardware: sponsorizzazioni, privati disposti a investire nel progetto per fare un piano industriale della cultura. E così i sei soci fondatori Regioni Veneto e Friuli, Comune e Provincia di Venezia, Province autonome di Trento e Bolzano hanno bloccato le attività del Comitato per la candidatura e non hanno sostituito il direttore dimissionario Maurizio Cecconi. Senza direttore e con un presidente del calibro di Innocenzo Cipolletta in posizione attendista («aspetto la decisione dei soci fondatori») la candidatura di Venezia a nome dell'intero Nordest si è incagliata nel bivio dell'indecisione a sei mesi dalla meta. Che è poi la presentazione, in settembre al ministero, del dossier col calendario di eventi preparato per ambire a un titolo non solo onorifico. Porta infatti da 4 a 11 milioni di visitatori in più e un miliardo di euro di contributi da distribuire ai territori delle tre regioni coinvolte. L'accordo siglato lo scorso anno a Villa Contarini di Piazzola Sul Brenta ha ceduto il timone di capofila al Comune di Venezia in cambio di un maggior peso operativo alle istituzioni. Ma le adesioni private in laguna latitano e ciò ha fatto vacillare anche la fiducia di Ca' Farsetti. Il comitato scientifico, accusa l'editore Cesare De Michelis, da sette mesi non viene convocato. E la presentazione ufficiale della candidatura a Bruxelles fissata per il 29 febbraio è stata annullata all'ultimo momento. «Stavolta non ci candidiamo per partecipare, ma per vincere», diceva il sindaco Giorgio Orsoni nel settembre 2010, quando ancora bruciava lo schiaffo della bocciatura della candidatura del Nordest alle Olimpiadi. La candidatura «diffusa» quella volta era stata il punto debole e anche stavolta rischia di essere d'intralcio, perché il bando emanato a dicembre dal ministero parla di candidature per città, non per porzioni intere d'Italia. Un falso problema per chi, come Nordesteuropa, ha creduto nel progetto fin dall'inizio e ieri l'altro ha lanciato col direttore Filiberto Zovico un appello che in pochi giorni ha ricevuto centinaia di adesioni di operatori ed enti culturali, Atenei del Nordest, imprese e associazioni di categoria. E' invece un oggettivo intralcio secondo Orsoni: «Il bando esclude la possibilità di un territorio così ampio, ma non che la città di Venezia possa proporsi in una prospettiva diversa da quella immaginata. C'è un comitato con sei istituzioni che dovranno dire quale è la loro idea e se andare avanti». Regioni e Province autonome sono disposte a investire risorse per attingere al bacino di visitatori che il nome di Venezia garantisce e ora chiedono a Ca' Farsetti di decidere. «E hanno ragione, Orsoni ha il cerino in mano perché è capofila del progetto e ha scelto la direzione del comitato nota l'assessore provinciale veneziano alla Cultura, Raffaele Speranzon . Ma il mondo produttivo non ha risposto, Venezia è già la capitale mondiale della cultura e ha milioni di turisti, era un'occasione per allargare l'offerta, qualificarla e sottrarsi al mordi e fuggi della giornata a San Marco. Tornare indietro dopo che per tre anni ogni ente ha investito dai 20 ai 30 mila euro è inaccettabile». Le risorse sono state trovate a Bolzano e a Trento. Non a Venezia. Ciò ha creato attrito tra i soci e smorzato l'entusiasmo della capofila. «Ma non si può rinunciare senza dibattito invita il deputato del Pd Pier Paolo Baretta è un'occasione per invertire una tendenza alla sfiducia, per reagire alla dissaffezione, al disinvestimento. Se ti passa davanti un treno, ci sali: perciò ho aderito all'appello». Confidustria Veneto e l'associazione veneziana fanno presente di non essere mai state chiamate in causa. «Abbiamo considerato Venezia capitale della cultura un'iniziativa interessante e tuttora, da un ruolo diverso, penso sia tale riferisce l'ex presidente Andrea Tomat il nostro fu un appoggio di principio, però non fummo interpellati direttamente». «Non ci ha mai coinvolto nessuno conferma il presidente veneziano Luigi Brugnaro ancora una volta il nome di Venezia si usa senza coinvolgere i veneziani. Si fanno titoli, convegni, si lanciano iniziative e ti presentano il conto senza neanche averti invitato al pranzo. Spero ci sia un progetto concreto dietro, se è così non è detto che il lavoro fatto sia da buttare. Ma scaricare le colpe sempre su Venezia credo sia ingiusto».
Pochi sponsor, tanti ostacoli: così vacilla il sogno di Venezia capitale della cultura
Il Comitato per la candidatura di Venezia capitale europea della cultura 2019, composto da sei soci fondatori, ha bloccato le attività e non ha sostituito il direttore dimissionario. La candidatura, che era stata promossa dal Nordest, è stata fermata a sei mesi dalla presentazione al ministero. I soci fondatori, tra cui il Comune di Venezia, hanno esitato a investire risorse private per il progetto, che avrebbe dovuto portare 4-11 milioni di visitatori in più e un miliardo di euro di contributi. L'accordo siglato lo scorso anno aveva ceduto il timone di capofila al Comune di Venezia, ma le adesioni private sono state poche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo