La Regione presenta le graduatorie del suo bando di riqualificazione: «provvisorie», ma non senza polemiche Se si escludono quelli di pertinenza del ministero dei Beni culturali, la Puglia non ha grandi musei; piuttosto ne ha tanti e sparsi su tutto il territorio regionale, spesso poco efficienti, museograficamente arretrati e privi di appeal turistico. Ad essi, ossia ad istituzioni locali o dipendenti da diocesi, è rivolto il bando «Riqualificazione e valorizzazione del sistema museale» (linea 4.2 del Ppa asse IV-Po Fesr 2007- 2013) che ha suddiviso le risorse disponibili tra quanti ne hanno fatto richiesta e si sono misurati con i parametri necessari per accedere all'erogazione. Una selezione che a fronte di 142 domande ne ha ammesse 99. Tre le fasce previste dal bando: la prima per le istituzioni museali in corso di attivazione (10 milioni di euro complessivi, per un massimo di 800 mila euro a proposta) che necessitano di interventi infrastrutturali, la seconda per quelle in stato di avanzamento (7,5 milioni complessivi, con un massimo di 500 mila euro per ciascuna domanda), bisognose di potenziare la fruibilità dei rispettivi patrimoni conservati, e infine la terza, per quelle in stato di funzionamento avanzato (7,5 milioni di euro in tutto, massimo 300 mila a testa). Nel corso della conferenza stampa di ieri, l'assessora ai Beni culturali Angela Barbanente ha illustrato criteri e motivazioni che hanno portato a stilare una graduatoria provvisoria dei beneficiari, graduatoria ancora impugnabile, nei prossimi venti giorni, qualora vengano avanzate osservazioni e opposizioni dagli interessati. Qualche malumore del resto si è già manifestato; per esempio da parte di Nuccio Altieri, assessore alla Cultura della Provincia, non pienamente soddisfatto del 23esimo posto assegnato al Museo Archeologico di Santa Scolastica, dovuto, come ha precisato la stessa Barbanente, alla mancata compartecipazione finanziaria della Provincia alla richiesta di fondi Fesr. Un parametro che da solo assicurava una cospicua premialità accanto agli altri, come dimostra il caso del Comune di Lecce che per il suo Museo storico ha ottenuto 800 mila euro dalla Regione a fronte di 60 mila stanziati dallo stesso Comune. Tra gli altri parametri, il livello di completamento della struttura, la sostenibilità economico-finanziaria nella fase a regime, la qualità del progetto in relazione all'essenzialità e alla flessibilità degli allestimenti e dei servizi, le soluzioni progettuali capaci di contenere i costi di gestione. Ma niente è ancora definitivo, considerato che esiste la possibilità di redistribuire le risorse avanzanti. Un esempio? Nella terza fascia, quella relativa alle istituzioni già attive, compare solo il Museo del territorio di Alberobello e quindi i restanti fondi, come recita il bando, saranno rimodulati su quel settore in cui le richieste sono state più cospicue. Nella fattispecie la prima tipologia, dove sono 63 i musei (tra essi rientra per l'appunto anche Santa Scolastica), ancora carenti di standard funzionali, come qualità e sicurezza, o efficienti servizi didattici e di accoglienza per il pubblico. Molto è stato accordato inoltre a quelle strutture museali capaci di assicurarsi una gestione e una pianificazione autofinanziata a lungo termine o a quelle in grado di ripensarsi come spazi aperti, come luoghi di ricerca e valorizzazione del territorio e non solo come meri contenitori di patrimoni e reperti. Un tema sul quale si riscontrano le maggiori lacune progettuali, e sul quale sicuramente si giocherà il futuro del sistema museale pugliese. Sistema peraltro a breve rianimato anche da altri strumenti di finanziamento: 100 milioni di euro dei Poin stanziati per gli attrattori culturali e per il turismo e 130 milioni del programma Fas. E' indubbio che la costituzione di «sistemi museali» sia ormai un fenomeno in crescita ed esprima la volontà, da parte degli enti locali, di individuare adeguate forme di connessione tra i musei e il territorio di riferimento, allo scopo di ottimizzare le risorse a disposizione e di migliorare il livello qualitativo dei servizi e, non da ultimo, di fornire itinerari turistico culturali alternativi alla enogastronomia. Del resto, coltivare il proprio genius loci è una mossa vincente per controbilanciare un'offerta culturale, al contrario, globalmente sempre più piatta. Tuttavia un rischio esiste, ed è quello relativo ad una estrema frammentazione delle risorse, dirottate anche per piccoli musei non sempre all'altezza del ruolo, a discapito di altri già in grado di posizionarsi in una rete di relazioni internazionali, di per sé garanzia di un qualificato e lodevole modello gestionale e, va da sé, attrattori per antonomasia.