Una delle espressioni più toccanti dello spirito neoborbonico è certamente la schietta passione con cui tanti suoi colti esponenti, accesi da tenerissimo affetto per le tante spesso mirabili espressioni dell'architettura del Regno di Napoli, per tentare di scongiurare la rovina di alcuni di quegli antichi edifici, sogliono segnalarne lo stato di vergognoso abbandono e degrado. Il più recente di questi appelli (pubblicato pochi giorni fa da quell'efficace veicolo di notizie e di commenti relativi all'attività del movimento neoborbonico che è il Notiziario del Regno delle due Sicilie) denuncia e illustra le disastrose condizioni in cui versa uno dei più incantevoli palazzi settecenteschi dell'area vesuviana: la Villa d'Elbeuf al Granatello di Portici. L'autore della nota, Maurizio Vitale, è uno studioso di Portici che, conoscendo perfettamente la storia della sua cittadina, ha ricordato quella di questo edificio in quasi ogni dettaglio, dai giorni della sua nascita fino al tempo della sua presente, penosissima fatiscenza. Tutto incominciò quando Napoli, essendo il vicereame spagnol, dopo oltre due secoli, già caduto, era passata sotto il dominio austriaco. Fu infatti all'inizio del 1709 che il Principe Emanuele Maurizio di Lorena, Duca d'Elboeuf e Barone di Routot e di Quatremarre, Generale della Cavalleria Austriaca, nonché nipote dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo VI, essendosi recato con alcuni amici a Portici, per ammirarne i luoghi, incantato dal paesaggio dell'area del Granatello, decise subito di farvi costruire una regale dimora, affidandone il ptogetto all'architetto Ferdinando Sanfelice. La villa pertanto sorse (ricorda commosso Vitale) immersa nella vegetazione che allora fioriva rigogliosa in quel luogo, «tra il rosso splendente del magma del Vesuvio e l'azzurro rasserenante del cielo e del mare del più bel golfo del mondo». Il declino, invece, incominciò dopo la nascita dell'Italia Una, quando quella dimora un tempo ridente e fastosa, elegantemente arredata e piena fra l'altro di sculture e dipinti pregiati, fu pian piano abbandonata a quel lacrimevole destino i cui effetti oggi non possono non suscitare un profondo raccapriccio. Cito ancora dalla nota di Vitale: «Gli interni sono in rovina per le intemperie e gli incendi divampati, e il tetto e i solai, costruiti con una struttura portante in legno, sono crollati un po' ovunque. L'unico elemento architettonico ancora rimasto a caratterizzare la villa, come le ali amputate ad un Angelo agonizzante, è rappresentato dalle due scalinate ellittiche, in strazianti condizioni, che collegano il palazzo con la spiaggia, confluendo, al piano nobile, in una piazzola un tempo delimitata da una prestigiosa balaustra in piperno e marmo bianco, anch'essa saccheggiata come tutto il resto». Ma assai più raggelanti di qualsiasi descrizione sono ovviamente le immagini offerte dalle fotografie che illustrano la nota. E che è possibile vedere anche meglio grazie a un bellissimo video visibile su You Tube all'Url http:youtu.bePkVsrao88p8. Tanta devastazione è potuta accadere nonostante le diverse leggi emanate per proteggere le Ville settecentesche del Miglio d'Oro; leggi che hanno dato vita all'Ente ville vesuviane ed eletto le stesse Monumento Nazionale. Né è servito a porvi riparo il cofinanziamento della Comunità Europea con le Istituzioni nazionali. «Oggi - conclude Vitale - le condizioni del Monumento sono drammatiche! Se chi può eo deve non si sveglia dall'imperdonabile letargo, molto presto Villa D'Elboeuf crollerà e il tutto sarà, nella migliore delle ipotesi, ipocritamente liquidato da pochi minuti al Tg. Un'altra traccia del nostro passato verrà cancellata ed un'ennesima ferita sarà inflitta alla Memoria Storica, alla Dignità e all'Orgoglio di tutto un Popolo! In qualsiasi altro paese al mondo, civile e anche incivile, questo non sarebbe consentito; in questa Italia è la norma!». Parole esagerate? Prima di rispondere, se si ha qualche dubbio, si faccia un salto a Portici per dare un'occhiata a quel che resta di quella villa. O almeno si guardino le immagini di quel video.