È un buon segno che si discuta di cultura a Milano e che il Corriere abbia aperto un dibattito. Significa che la città considera questa eccellenza un elemento di grande importanza per una metropoli di livello internazionale. Ma forse vuol dire anche che una parte molto ampia di cittadini ritiene l'offerta di cultura (dalla musica al teatro, all'architettura, alle attività museali, all'arte e all'archeologia) un bisogno primario che desidera sia soddisfatto. Un fenomeno recente che ritengo uno degli indicatori di questa domanda di cultura è stato l'eccezionale numero di visitatori raggiunto negli ultimi mesi dalle mostre a Palazzo Reale. Dopo Picasso ha chiuso, avendo superato i 100 mila visitatori, la mostra che Milano ha voluto dedicare a Costantino e all'evento noto come «editto di Milano» del 313 d.C. Fu un solenne accordo che, confermando la libertà di culto ai cristiani, cambiò il percorso della storia e che la storia legò per sempre a Milano, grande sede imperiale d'Occidente. Una mostra non facile, che ricostruiva, attraverso l'arte e l'archeologia, gli aspetti di una società lontana nel tempo scoprendo con sorpresa in essa idee che ci appartengono come la libertà religiosa e il rispetto per l'individuo. Tuttavia una mostra che ha interessato in modo straordinario Milano, di solito poco attenta agli anniversari che la riguardano e a volgersi indietro a ripensare il suo passato. E non solo Milano, ma anche Roma dove la mostra ora si trasferisce, caso raro di un evento archeologico mediolanense replicato nell'urbe. Il successo di visitatori significa che la storia raccontata dall'arte ha una forza evocatrice straordinaria. Così l'evento mostra si è allargato alle memorie e ai percorsi costantiniani nella città, si è incrociato con altre iniziative, ha prodotto incontri e dibattiti. L'impegno è stato molteplice e condiviso: alla collaborazione fra il Museo Diocesano, che l'ha ideata e l'Università degli Studi che le ha offerto il supporto scientifico, si è aggiunto il sostegno del Comune, della Regione, delle altre istituzioni cittadine, di soprintendenze, musei e di generosi sponsor privati. Non si tratta di un elenco di enti, ma di persone che hanno coordinato coraggiosamente le loro competenze istituzionali e culturali in modo positivo. Se si vuole, si può fare. Lo ha certamente presente il coraggioso nuovo assessore alla Cultura del Comune: nel campo culturale bisogna fare molto (e bene) con poco. Bisogna dunque allargare le forze in campo. Nella mostra su Costantino sono stati coinvolti laureati e giovani studiosi della Statale. Essi hanno allo stesso tempo potuto fare una straordinaria esperienza e dato alla mostra un contenuto scientifico eccellente. Ma gli esempi possono essere molti. Ne faccio almeno uno che riguarda l' utilissimo servizio per l'apertura di luoghi d'arte di solito poco accessibili assicurato dai volontari del Touring Club: è un grande dono non solo di tempo ma anche di competenze che essi offrono a Milano. Lo stesso fanno in molti musei le associazioni di Amici. Sono esempi da tenere presenti.