E soprattutto, il capolavoro incompiuto di Michelangelo, non vada nel carcere di San Vittore Sfrattato Boeri, ok, ma, con lui, anche i suoi progetti È l'ultimo schiaffo di Giuliano Pisapia a Stefano Boeri. Mentre l'ex-responsabile della Cultura incassa la solidarietà internazionale di artisti e addetti ai lavori, da Marina Abramovich a Maurizio Cattellan, da Zaha Hadid a Jean Nouvel», il nuovo assessore cassa il progetto più bello dell'archistar e cioè portare la Pietà Rondanini a S.Vittore. Ieri, In una laconica intervista alla cronaca milanese del Corsera, Filippo Del Corno, il successore, ha spiegato che la stupenda opera incompiuta di Michelangelo si sposterà sì, ma giusto qualche metro: dalla Sala degli Scarlioni, l'opera traslocherà nell'Ospedale spagnolo, una volta che sarà restaurato. Boeri aveva progettato invece il passaggio al Panottico del carcere milanese, quel suggestivo luogo in cui si incrociano i sei bracci del penitenziario e che è stato lo scenario di struggenti incontri degli arcivescovi milanesi, da Giovan Battista Montini fino a Dionigi Tettamanzi e Angelo Scola, coi reclusi, così come di presidenti della Repubblica, come Giorgio Napolitano. Il tutto, da aprile a novembre, perché, poi, l'opera michelangiolesca si sarebbe spostata in duomo, per l'Avvento. Un'operazione costosissima, certo, 750mila euro, ma che Boeri contava di finanziare prevalentemente con sponsorship e c'era da credergli visto che comunque, nel suo breve assessorato, era riuscito a far convergere sulla cultura milanese un paio di milioni di euro da sponsor. Certamente un'operazione di grande impatto sociale e politico: portare i milanesi a vedere una opera, o a scoprirla del tutto, come aveva scritto il critico Giuseppe Frangi sempre sul Corsera ché al Castello Sforzesco era stata quasi dimenticata, condurre i Milanesi, dicevamo, e quindi i turisti dentro il luogo dell'espiazione e della sofferenza, avrebbe dato, o ridato, all'arte un ruolo pedagogico, assai prossimo a quello rinascimentale originario. Il bello è che la giunta milanese, sindaco incluso, aveva votato la «pazzia» di Boeri. E quindi, a breve, il governo di Palazzo Marino, delibererà a rettifica: contrordine compagni, la Pietà resti dov'è. Del Corno, classe 1970, musicista milanese apprezzato all'estero, ha chiarito che, al contrario di Boeri, sulla cultura sarà un soldatino fedele alla linea: «Non sarò il direttore artistico della città», ha detto, «anche per questo sospenderò per tre anni la mia attività di compositore. L'assessore deve essere un facilitatore politico delle proposte presenti. Io non fornirò contenuti che già ci sono». Secondo alcuni critici boeriani della gestione Pisapia, una normalizzazione marciante. A pochi mesi dal secondo anniversario della rivoluzione gentile, quella che nel maggio 2011 decretò lo spiegare le vele della giunta arancione, il sindaco, archivia forse l'idea più squisitamente di sinistra del suo governo e, nel contempo, la più moderna: concepire l'arte come leva economica. Quantunque Boeri non l'avesse sbandierata, l'idea di usare le opere per creare opportunità anche turistiche, malgrado le ingessature delle sovrintendenze (lo spostamento della Pietà non era stato ancora autorizzato), è qualcosa che manca alle nostre città. Anzi laddove si cerca di farlo, un esercito di coltissimi censori è pronto a bacchettare, come Tomaso Montanari, esperto di Caravaggio e brillante epigono di Salvatore Settis, che col suo blog sul Fatto online spara ad alzo zero.