Caro direttore, vedo che il Corriere Fiorentino continua a dare un'opportuna attenzione alla proposta della giunta regionale toscana concernente una nuova legge urbanistica. Sono dunque a chiederle ancora un po' di spazio nel dibattito avviato, prendendo spunto dalle interessanti considerazioni di Gian Franco Cartei pubblicate lo scorso giovedì. Trovo senz'altro pertinente l'invito a non soffermarsi sulla retorica federalista e sulle questioni più strettamente giuridiche, concentrandosi piuttosto sulla sostanza politica dei problemi. Voglio infatti riprendere uno degli aspetti che è maggiormente oggetto di contestazione da parte dei Comuni, e cioè il ripristino di un modello gerarchico nelle relazioni istituzionali con la Regione che di fatto tornerebbe ad approvare gli strumenti di pianificazione comunali. Provo a collocarmi dal punto di vista regionale, richiamando qualche dato riportato dall'Irpet in uno studio presentato giusto un anno fa e che ha tracciato un bilancio di tre lustri di pianificazione dei comuni (a partire dalla riforma del'95 della normativa urbanistica toscana). Premettiamo che, fra il 2001 e il 2011, la popolazione toscana è aumentata circa del 5 (per effetto di flussi migratori che, nel medio periodo, possiamo immaginare si mantengano inalterati). Ebbene, lo studio dell'Irpet, riferito ad un campione di 109 comuni dotati di piano strutturale e di regolamento urbanistico, evidenzia un incremento di abitanti «insediabili» del 19,5 per cento. Fin qui niente di sorprendente se si dà per scontato che i piani strutturali guardano a scenari di lungo periodo; preoccupa però che oltre 23 di questi incrementi siano inseriti nei regolamenti urbanistici, e cioè collocati a breve-medio termine, e che sempre di tali incrementi appena il 17 per cento sia destinato a realizzarsi mediante il recupero del patrimonio edilizio esistente. Non si può dunque negare, e lo può ben affermare il Comune di Firenze che si è dotato un piano strutturale «a volumi zero», che a scala regionale ci sia il problema di contrastare ulteriori consumi di suolo non motivati. Ma, ciò detto, è proprio necessario tornare ad un modello gerarchico, fra l'altro introducendo un ulteriore appesantimento in procedimenti già abbastanza complessi? O non si tratta piuttosto di affinare gli strumenti di pianificazione regionale esistenti, il Piano di indirizzo territoriale (Pit) appunto, che può ben contenere elementi di dettaglio, ma di «spessore regionale», come, ad esempio le soglie di incremento ammissibili alla luce delle diverse vocazioni e sostenibilità territoriali. Il nostro sistema amministrativo ha un grande bisogno di semplificazione e occorrerebbe soprattutto impegnarsi per «delegificare». Ed invece, restando all'urbanistica toscana, si sono fatte, in 17 anni, due leggi ex-novo (la 595 e la 12005) ciascuna delle quali è stata oggetto di una ventina di modifiche e integrazioni (in media più di due l'anno!). E stiamo parlando di strumenti di pianificazione (vedi ancora lo studio Irpet) che richiedono in media oltre 6 anni di elaborazione (dall'avvio del piano strutturale all'approvazione del regolamento urbanistico) ed a cui dovrebbe corrispondere una normativa caratterizzata da una notevole solidità nel tempo. Su altri aspetti della proposta di legge regionale ci sarà eventualmente modo di ritornare. L'obiettivo condiviso deve però essere quello di assicurare un sistema istituzionale coeso, con chiarezza e delimitazione di ruoli, del quale la Regione non sia il giudice, ma il regista. Elisabetta Meucci Assessore all'urbanistica del Comune di Firenze Caro direttore, Italia Nostra ritiene che i principi secondo cui è stata redatta la proposta, da tempo attesa e necessaria, costituiscano un miglioramento generale e sostanziale dell'urbanistica regionale toscana. L'associazione nel 2010 ha promosso una legge d'iniziativa popolare, per la modifica della legge regionale 12005, raccogliendo oltre 7mila firme certificate di cittadini toscani, che ha poi inoltrato al Consiglio Regionale. La commissione consiliare competente aveva però, immotivatamente, ritenuto di non esaminarla nel merito, sono trascorsi cosi altri due anni senza il necessario adeguamento legislativo che avrebbe salvaguardato meglio territorio e città toscane. Dunque ora accogliamo positivamente la proposta di legge da parte dell'assessorato di Anna Marson che recepisce una parte dei nostri suggerimenti, ed esprime il proprio disappunto nei riguardi della campagna di critiche immotivate, di cui è fatta bersaglio, alla luce di quanto è accaduto in questi anni riguardo al consumo di territorio. Riteniamo pregiudiziali gli interventi, fra gli altri, di alcuni amministratori locali e in particolare di amministrazioni che spesso sono state responsabili di gestioni e interpretazioni incoerenti della legislazioneurbanistica vigente, che di fatto si è dimostrata carente e non cogente. Occorre affrontare infatti la questione della qualità dei Piani, in particolare della scarsa qualità e della pressoché inesistente, sostenibilità di buona parte deglistrumenti di governo delle città toscane. E in particolare degli strumenti che riguardano diverse tra le principali città ma anche molti centri minori digrande pregio. Da qualche parte si arriva persino ad affermare, senza poterlo dimostrare in modo bserio, che la proposta eliminerebbe lo sviluppo a favore della sola sostenibilità; mentre in numerosi casi la parte strutturale dei Piani di alcune città e cittadine consiste difatto nel camuffare, o non esplicare scelte insediative, già concepite. Così succede che la parte che contiene le scelte determinanti (regolamentourbanistico) finisce spesso col contrastare o non essere conforme a quellastrutturale, secondo modalità, dubbie e di ben poco contenutopianificatorio. Inoltra si afferma, incautamente, che nella nuova legge vi sarebbe una «subordinazione» delle previsioni dei Piani a una tutela di tipo «statico». Infine, sempre secondo chi lancia strali contro questa nuova proposta di legge urbanistica si lamenta una eccessivaseparatezza tra ambiti rurali e ambiti urbani, mentre invece il rinnovo diquesta legge tende, e deve tendere, a ben altra unitarietà, fondata sull'accertamento profondo dei valori e delle risorse. Italia Nostra s'impegnerà nell'approfondita verifica dei contenuti della proposta dell'assessore Marson e non trascurerà di segnalare eventuali esigenze dimiglioramento del testo, nella fase di consultazione che si è di fatto apertanella società toscana. Nel contempo contestiamo con decisione affermazioni ed espressioni che non considerano con la dovuta attenzione gli elementi oggetivi che sono fondamento della nuova proposta. Concludiamo esortando perciò l'assessore a proseguire serenamente il proprio lavoro, garantendo il sostegno e le competenze fin qui fornite, da parte di un'associazione ambientalista indipendente, che rappresentainteressi collettivi e non «particolari» suffragati in questo caso dalle firmedi più di 7mila cittadini toscani. Mariarita Signorini Membro di Giunta e del Consiglio nazionale di Italia Nostra
Corriere della Sera
29 Marzo 2013
La scommessa dell'Urbanistica (e la svolta toscana)
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