Coi pesi e le misure del 1400 Se il nome, Fedinandus Rex, è stato scalpellato a mo' di damnatio memoriae sopra gli stemmi, leggibile è la scritta citata dal Visconti che, riportando una memoria del 1787 di Melchiorre Delfico (1744-1835), riferisce di quel gran masso parallelepipedo di marmo, ove sono incise ed incavate le varie misure che dovevano servire da archetipi in tutto il regno di Ferdinando I d'Aragona. È la «mensa ponderale di Ferrante» testimonianza «unica di un periodo storico fondamentale per lo sviluppo della città di Napoli e della sua società» racconta Gianni Panzera, ex funzionario per anni responsabile del patrimonio archeologico-culturale della Regione, che dopo approfondite ricerche l'ha ritrovata «sistemata dinanzi all'ingresso dell'Istituto Paolo Colosimo per ipovedenti, all'aperto, senza alcuna protezione» e in evidente stato di abbandono. Ma non doveva essere al Museo Archeologico? E quando e come la «mensa» è finita fin lì «poco distante, è vero da dove doveva essere ma a una quota nettamente superiore?» si è chiesto Panzera, convinto che troppe incognite circondano ancora questo straordinario pezzo di marmo. In ordine, già il Celano (1617-1693) nelle Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli per i signori forestieri del 1692, la collocava a Castel Capuano riferendo che «nel cortile, presso la porta picciola vi si vede un leone di marmo, che sta sopra diverse fonticelle; e queste erano l'antiche misure del vino, dell'oglio, e d'altre cose simili, che si vendeano da bottegai». Notizia peraltro confermata da Giuseppe Sigismondo (1739-1826) e dettagliata da Ferdinando Visconti (1772- 1847) che nel Del sistema metrico della Città di Napoli e della uniformità de' pesi e delle misure che meglio si conviene a' reali dominj di qua dal faro, stampato nel 1838, precisa che «nel cortile del Castello Capuano, ora Vicaria, esiste un gran masso parallelepipedo di marmo (sovrastato da stemmi aragonesi e da un geroglifico simulacro d'un leone) ove sono incise ed incavate le varie misure che dovevano servire da archetipi in tutto il regno». «Poiché non sono riuscito a trovare immagini o disegni», continua Panzera, «mi son messo in giro alla ricerca dei tre pezzi: il leone, il passo geometrico di ferro e la mensa ponderale». Al leone ha rinunciato ben presto «perché essendo ''di ben ordinario scalpello" potrebbe essere finito ovunque ovvero in nessun luogo e, considerando che la città di Napoli, tra luoghi pubblici e murature o giardini privati, è ricca di leoni, in mancanza di qualsiasi indizio, sarebbe più arduo che cercare un ago in un pagliaio». Il passo geometrico di ferro (passus ferrus) l'ha invece visto. «Si trova, così come indicava il Celano, incastrato nell'ultima colonna destra della navata sinistra del Duomo». E la «mensa»? Prima di procedere nelle ricerche si è fermato a considerare qualche data. «L'apparato fu realizzato durante il regno di Ferdinando (o Ferrante) I d'Aragona, che divenne re di Napoli nel 1458 alla morte del padre Alfonso I. Pochi cenni biografici dicono che era l'unico figlio maschio di Alfonso I il magnanimo, ma, illegittimo; il padre non si perse d'animo: lo legittimò e lo fece dichiarare erede al trono, ottenendo anche l'assenso di ben due papi, Eugenio IV e Niccolò V. Non c'è da meravigliarsi: erano i tempi. Lo stesso Ferrante ebbe due mogli, otto figli (sei dalla prima e due dalla seconda) e un numero imprecisato di figli illegittimi. Per metà era napoletano, perché la madre, Gueraldona Carlino, era di origini partenopee. Regnò per 36 anni fino alla morte nel 1494. Riprendo la ricerca della mensa e mi reco al Museo Archeologico, dove Giovan Battista Chiarini afferma che è stata trasportata ''nei primi mesi dell'anno 1849". Sorpresa. Non c'è. Che fine ha fatto? Eccola. Giace negletta al Colosimo». Sul piano superiore sono scavate otto semisfere di diverse dimensioni, delle quali alcune, quelle destinate ai liquidi, hanno un foro di scolo sulla faccia laterale più piccola. Vi si leggono alcune lettere che indicavano la capacità dei recipienti e il tipo di merce da misurare e su una delle due facce laterali più grandi sono riportate a rilievo due anfore biansate per la misura del vino e dell'olio. Sulla faccia opposta vi sono tre stemmi: in quello centrale si riconoscono le armi degli Aragonesi. Sopra gli stemmi vi è la scritta su tre righi già letta nei libri degli storici. «L'importante è averla individuata», conclude soddisfatto, «e procedere al più presto alla sua ricollocazione. Nella sede naturale: il cortile di Castel Capuano».
Napoli. Ritrovata la mensa di re Ferrante: un grande parallelepipedo di marmo che dovrebbe essere all'Archeologico
Il testo descrive la scoperta di una mensa ponderale di marmo, incisa con misure e pesi, che era stata trasportata nel 1849 dal Museo Archeologico a Napoli e ora giace al Colosimo. La mensa era stata realizzata durante il regno di Ferrante I d'Aragona (1458-1494) e doveva servire come archetipo per le misure del regno. La sua scoperta è stata attribuita a Gianni Panzera, che ha cercato di individuare il luogo di origine della mensa. Panzera ha trovato un leone di marmo e un passo geometrico di ferro, ma la mensa è stata trasportata in un luogo diverso.
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