La nostra città conserva, tra i monumenti del passato che si frantumano giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, una irresistibile bellezza, che a momenti di pura gioia fa seguire nello stesso tempo la rappresentazione dell'inevitabile rovina, cui nessuno può opporsi. Mai, come dal terrazzo del museo Nitsch, nel centro di uno dei cuori di Napoli a salita Pontecorvo, questa bellezza non solo si vede, ma irrompe in chi guarda con l'estasi della piena felicità, che tuttavia non può non convivere con la rappresentazione, silenziosa e costante, della temporaneità di tutte le cose, dello sfacelo in atto. Così le contraddizioni, i contrasti, i conflitti tra cose e cose, emozioni ed emozioni fanno sì che la nostra città, povera, male amministrata e spogliata, ancora questo possa dare di tanto in tanto: effervescenze di pensiero, slanci verso la verità, consapevolezze, eroismi. Ecco perché non desta sorpresa che l'artista cubano Carlos Martiel abbia scelto Napoli e proprio il museo Nitsch per la sua performance «Punto di fuga»,eseguita per la prima volta in Europa. Centro della performance è stato il corpo dell'artista, che - perforato in centinaia di punti ed attraversato da fili che si tendono obliqui sino a fissarsi in pareti anteriori e posteriori ed immobilizzano in un equilibrio immutabile il corpo stesso come il pilone centrale di un ponte sospeso - riesce, almeno per quanto da me percepito con la mia povera sensibilità, a rappresentare la completa esatta conoscenza della condizione umana, imprigionata e - comunque - condizionata da molteplici, eterogenei ed incoercibili vincoli. La bellezza, la cultura, l'arte, il pensiero insomma non esauriscono, ma rendono più evidenti e più dolorosi i mali della città e della regione. Si vive male e, soprattutto, si diffondono violenza e paura. È evidente che la povertà è terreno dove prosperano le male piante della illegalità e dei reati di ogni genere. Le statistiche, se veritiere, dovrebbero incutere consistente preoccupazione in tutti; ma noi siamo gente che - pur se preoccupata - nulla fa per tutelare se stessa. La passione generalizzata per aulici concetti che, rapportati alla realtà sociale in atto, si manifestano spesso come grotteschi luoghi comuni, paralizza qualsiasi riforma e provoca la quasi assoluta certezza dell'impunità per chi viola la legge, ogni tipo di legge. Siffatta consapevolezza dà agli interessati la tranquillità necessaria per insistere nel mal fare; e produce negli altri, nelle vittime, un sentimento complesso: di intimidita rassegnazione per le azioni illecite; e di proterva ribellione contro le strutture, anche costituzionali, dello Stato, cui si attribuisce (spesso giustamente) l'indifferente inerzia, che assicura l'impunità e, con l'impunità, il potere e la ricchezza dei moltissimi delinquenti, che prosperano nelle infinite pieghe delle istituzioni. Il sentimento di cui si è detto, tra l'altro, ha ancorato vere e proprie masse a proteste, il risultato delle quali, superato l'ambito specifico, ha efficacia negativa, opposta a quanto si è sperato, perché la retorica semplificata delle proteste, prive di contenuti concretamente propo-sitivi, impone l'immobilità.