Il caso Inascoltati gli appelli per sbloccare il turn over dell'organico attualmente sotto i cento dipendenti L'EMERGENZA ha ceduto il posto alla rassegnazione. Le grida d'allarme all'amara constatazione che, almeno per il momento, la situazione non è destinata a cambiare, se non in peggio. Era poco più di un anno fa che Marco Ciatti, appena subentrato a Cristina Acidini alla soprintendenza all'Opificio delle Pietre dure, denunciava la drammatica situazione del personale nello storico istituto fiorentino, il cui organico si ritrovava per la prima volta dalla sua nascita sotto i cento dipendenti. Un appello al ministro ai beni culturali Francesco Ornaghi per la sopravvivenza dell'Opificio era stato lanciato, nello stesso periodo, dall'assessore alla cultura Cristina Scaletti, mentre pochi mesi prima si era mosso in questo senso, con una mozione, anche il consiglio comunale di Palazzo Vecchio. E ancora la questione era stata sollevata a settembre, di fronte al sottosegretario Roberto Cecchi, in occasione della presentazione della Porta del Paradiso del Battistero appena restaurata. Da allora ad oggi, il quadro non è cambiato. Il blocco del turnover imposto dal ministero è ancora in vigore e se è vero che, nel frattempo, non vi sono stati nuovi pensionamenti, «due persone spiega Ciatti se ne andranno tra giugno e luglio, mentre il "grosso" arriverà nei prossimi due o tre anni, quando il numero dei restauratori sarà praticamente dimezzato». Un nuovo grido d'allarme? Tutt'altro. «Ormai non mi aspetto più niente. Dal ministero sono arrivati, sì, rassicurazioni e segnali di interesse, ma quella di fronte a cui ci troviamo è una paralisi che ha a che vedere con lo stato non solo dei beni culturali, ma dell'intera cosa pubblica», allarga le braccia Ciatti. Che spiega: «In realtà, qualche assunzione il ministro Ornaghi è riuscito a sbloccarla. Ma la condizione era che il personale venisse attinto da graduatorie già esistenti, frutto di precedenti concorsi. Ne hanno potuto beneficiare archeologi, storici del-l'arte, ma non restauratori. Nel nostro settore servirebbero nuovi concorsi, che al momento tuttavia non sono in programma». La pianta dell'organico dell'Opificio prevederebbe, a pieno regime, centosessanta tecnici, ma da anni la struttura viaggia al di sotto delle proprie necessità. Nel 2009, i restauratori erano centoventi. Nel 2012, novantanove. I settori più in crisi sono arazzi, oreficeria e tessili, con un solo esperto in servizio contro i quattro o cinque di un tempo. Ai dipinti, autentico vanto dell'istituto fiorentino, lavorano in quattordici, contro i trenta previsti. Il rischio, è che i nuovi pensionamenti portino con sé un'emorragia di storia e di saperi. «Ciò che ci permette di rimanere in vita dice il sovrintendente è la nostra eccellenza. La fama che abbiamo conquistato a livello mondiale e che fa sì che enti terzi, pubblici o privati, ci affidino singoli progetti grazie ai quali possiamo prendere a contratto qualche giovane restauratore, nostro ex allievo, anche se solo per pochi mesi». E' successo di recente col Comune di Prato, che ha voluto gli esperti dell'Opificio per il restauro della collezione di gessi del-l'artista lituano Jacques Lipchitz, fino al 26 maggio in mostra a Palazzo Pretorio: «Siamo riusciti a mettere su una squadra di tre ex allievi che hanno condotto l'intervento sotto la guida della nostra Rosanna Moradei, ma questo solo perché il Comune si è sobbarcato delle spese». Un'altra speranza sono le borse di studio: «La fondazione Giuseppe Roi di Vicenza ne ha finanziato due annuali grazie alle quali oggi possiamo contare su due persone in più nei settori dei tessili e degli arazzi. Il nostro sogno è che in qualche modo possano restare ». Intanto, l'Opificio continua portare avanti i suoi progetti all'insegna dell'eccellenza. Da novembre 2011, tra i «ricoverati» speciali nei laboratori della Fortezza da Basso c'è anche l'Adorazione dei Magi, il grande incompiuto di Leonardo da Vinci che, dopo una lunga indagine diagnostica, è oggi oggetto di un delicato intervento restauro, finanziato dagli Amici degli Uffizi: «I lavori rivela il soprintendente procedono secondo i tempi previsti, ma per ora non posso dire di più».
FIRENZE - Opificio, la rassegnazione dell'eccellenza Ciatti: "Dopo un anno nulla è cambiato"
L'Opificio delle Pietre dure di Firenze, un istituto storico, si trova in una situazione critica a causa del blocco del turnover del personale. Il ministero ha imposto un limite di 100 dipendenti, ma il numero reale è già inferiore. Il sovrintendente Marco Ciatti ha denunciato la situazione già un anno fa e ha lanciato appelli al ministro ai beni culturali. Nonostante alcune rassicurazioni, la situazione non è cambiata. Il blocco del turnover ha portato a una riduzione del personale, con due pensionamenti previsti tra giugno e luglio. Il "grosso" arriverà nei prossimi due o tre anni, quando il numero dei restauratori sarà dimezzato.
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