Alessandra Marino: "La situazione è drammatica". Isabella Lapi Ballerini: "E speriamo che non si tocchi l'occupazione" SOPRINTENDENZE allo stremo. Dimezzati i fondi destinati agli interventi sui beni culturali in programma per il 2013-2015 pubblicati sul sito del Mibac. Alessandra Marino parla di «gravi ristrettezze ». Conferma la direttrice regionale Isabella Lapi Ballerini: «L'unica speranza è che non si debba cominciare a toccare le risorse umane». E intanto l'Opificio delle Pietre dure continua a fare i conti con la crisi del personale. Grido d'allarme dalle soprintendenze "Dimezzati i fondi, siamo allo stremo" UNA scure si abbatte su Firenze e la Toscana. Anche sul resto d'Italia, ma constatare il «mal comune » è solo una magra consolazione. E quello lanciato ieri dalla soprintendente ai beni architettonici Alessandra Marino è suonato come un allarme: «I beni culturali sono in una situazione drammatica» ha detto intervenendo alla presentazione della nuova mostra del museo Stibbert, a cui pure la soprintendenza è riuscita a garantire (ma erano stati già stanziati nel 2012) 70 mila euro per i restauri di parte della facciata della palazzina e del tempietto egizio. Il dramma vero riguarda quest'anno, il 2013, per non parlare di quello che potrà (non) accadere nel 2014 e nel 2015: «In altri tempi 70 mila euro sarebbero stati considerati un intervento irrisorio» ha detto Marino, ma oggi, in proporzione ai tagli che colpiscono i beni storico artistici, architettonici e paesaggistici (ma anche tutte le altre voci di competenza del Mibac) «rappresenta un intervento cospicuo, che dimostra peraltro l'importanza riconosciuta allo Stibbert dal ministero nonostante le ristrettezze del momento». Ristrettezze messe in chiaro nella colonna «2013» dello schema della programmazione degli interventi in Toscana per il triennio 2013-2015, appena pubblicato sul sito del Mibac: 130 mila euro ai beni storico artistici ed etnoantropologici (BSAE), 1 milione e 500 mila euro ai beni architettonici e paesaggistici (BAP, anno scorso erano 2 milioni e 775 mi-la), di cui però appena 471 destinati ai beni demaniali e il resto ai beni non demaniali gestiti dalle soprintendenze, 1 milione e 194 mila all'antichità, zero euro ad architettura e arte contemporanee, 371 mila euro ai beni librari e 332 mila agli archivi. Qualcosa come un dimezzamento dei fondi nel giro di un anno, che per la sola soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Firenze, Prato, Pistoia e relative province, competente anche per i beni storico- artistici (salvo che per Firenze, dove c'è il Polo museale) significa zero trasferimenti per i beni demaniali (tranne 25 mila euro per il restauro di tetto e facciate di Museo delle Pagliere e Scuderie reali a Porta Romana, peraltro a copertura di spese urgenti già sostenute, e altri 10 mila per la messa in sicurezza di parte della villa medicea di Poggio a Caiano, anche questi già spesi), e 500 mila euro anziché 700 mila per i beni non demaniali. E parlare di ristrettezze rischia di apparire addirittura riduttivo. Lo conferma la direttrice regionale del ministero dei beni culturali e paesaggistici Isabella Lapi Ballerini: «Nel 2013 subiremo, in Toscana, tagli di oltre il 50 sul 2012» spiega. Come dire «doversi rassegnare a una programmazione di interventi assolutamente scarna e al di sotto delle effettive necessità della regione». Nessuna soprintendenza è stata privilegiata rispetto ad altre, «il taglio è stato distribuito equamente su tutte tenendo conto dell'ordine di priorità posto da ciascuna », ma questo, certo, non rallegra nessuno. «E l'unica speranza, a questo punto, «è che non si debba cominciare a toccare le risorse umane», leggi l'occupazione. Né si può credere che le cose migliorino nei prossimi due anni, nonostante la previsione per il triennio 2013-15 indichi, voce per voce, cifre molto più consistenti: anche per il 2013 le previsioni erano state più rosee, ma poi l'emergenza, e i tagli, hanno avuto la meglio. Non resta che affidarsi a quei (minimi) margini di contrattazione ancora possibili prima dell'approvazione definitiva del piano di finanziamenti, «quando le soprintendenze potranno cercare di ridiscutere qualcosa, spostare qualche voce, ma certo restando sempre dentro i tetti stabiliti» chiarisce Lapi Ballerini. Una spending review da cavallo che costringerà la cosiddetta politica dei beni culturali ad attestarsi, se va bene, «sulle ordinarie manutenzioni, non di più». E «a usare questo tempo di stasi a riflettere bene su come programmare d'ora in poi le nostre attività». Per non farsi sorprendere dai tagli, ormai regola, non più eccezione.