Certo, bisognerebbe stare lì fermi ad ammirarli, studiarli e magari capire quale è il segreto. Non stiamo parlando dei duecentocinquanta reperti che da Napoli sono partiti verso Londra. Ma dei geni del business del British Museum che con ciò che noi avevamo nei magazzini degli Scavi e dell'Archeologico hanno messo su una mostra spettacolo che si apre oggi e che andrà avanti per sei mesi fino al 29 settembre. Una specie di viaggio nel tempo a tema che da queste parti non solo nessuno ha mai visto, ma neppure mai immaginato. Basta andare sul sito del British per rendersene conto. Tutto il portale è dedicato all'evento con un filmato che ricostruisce attraverso il volto di una donna il tempo e la tragedia. La storia che diventa spettacolo. Ed è subito febbre da Vesuvio. Cinquantamila prenotazioni prima dell'apertura e la stima, al ribasso, che saranno almeno quattrocentomila i visitatori. Basta fare due conti: quindici (il costo del biglietto in sterline) per quattrocentomila fa sei milioni. Al cambio sette milioni e duecentomila euro. Senza calcolare l'indotto: cataloghi, libri, eventi correlati. E affari d'oro per bar, alberghi e ristoranti. Insomma una miniera d'oro messa su, in modo magistrale, con i nostri reperti tirati fuori dai depositi. La stampa inglese è impazzita proponendo pagine speciali sull'evento che il «Guardian», ad esempio, descrive come «una mostra al di sopra dell'arte». E tornando al sito del British Museum nel pezzo di presentazione si scrive che «è l'evento più importante che ci sarà a Londra per almeno quarant'anni». Poi, dopo aver ringraziato la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, si sottolinea che molti dei reperti non sono stati mai visti fuori dall'Italia. E neanche dentro, aggiungiamo noi. «Il fulcro della mostra precisa il curatore Paul Roberts sono la casa e gli abitanti, la vita di tutti i giorni e l'uomo della strada: niente stereotipi cinematografici con enfasi su imperatori, gladiatori e legionari, ma commercianti, imprenditori, nuovi ricchi, politicanti, liberti, matrone e bambini». La mostra privilegia il contesto domestico, dai lari agli schiavi e alla posizione sociale di questi una volta diventati liberi (liberti). Neil MacGregor, direttore del British Museum spiega: «Questo sarà un grande evento per noi grazie alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, che generosamente ci ha prestato preziosi reperti provenienti dalle loro collezioni, alcuni che non hanno mai viaggiato prima». La mostra è stata possibile grazie alla sponsorizzazione di Goldman Sachs, società di certificazione dei bilanci. «Riconosciamo l'importanza ha detto Richard Gnodde, capo esecutivo delegato di Goldman di sostenere le piattaforme culturali come queste e siamo lieti di offrire questa esperienza unica a Londra». Ma cosa c'è nella mostra? Un occhio di riguardo è riservato al ruolo della donna (salotto, fornelli, alcova), che non poteva votare ma aveva grande influenza dentro e fuori casa, come Eumachia, che eresse in suo nome luoghi di culto, o la moglie del fornaio Terenzio Neo, ritratta in un affresco alla pari del marito e che è il simbolo dell'evento. In evidenza nell'esposizione anche le similitudine fra le abitudini di oggi e di duemila anni fa. Tra i molti pezzi esposti, per la prima volta lontani da Napoli e il Vesuvio, una cassapanca, uno sgabello intarsiato, una panchina, i calchi di alcune vittime abbracciate nella morte, del cane rimasto intrappolato nelle ceneri, oltre a quella che forse è la più commovente testimonianza di vite andate in fumo: una culla carbonizzata. All'ingresso del Museo un video racconta le città di Ercolano e Pompei ieri ed oggi. Importantissime anche le ricostruzioni virtuali del Mav che lotta per la sopravvivenza a casa nostra ma il cui lavoro ha stupito il British e affascinato i media britannici. Suo il filmato in 3D dedicato alla ricostruzione della casa del poeta tragico di Pompei. Alla fine una domanda è d'obbligo. Ma a farla per noi ci pensa Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio culturale: «Le esposizioni all'estero dei reperti del nostro patrimonio archeologico sono una promozione per l'Italia ma non una utile occasione per finanziare le attività di conservazione di Pompei ed Ercolano. Qualcuno ci faccia conoscere quanto del business della mostra ritorna in Italia nella disponibilità della soprintendenza di Pompei».
Corriere della Sera
28 Marzo 2013
✓ Entità verificate
Dai magazzini di Pompei all'evento-show di Londra Ecco i reperti nascosti
VI
Vincenzo Esposito
Corriere della Sera
Il British Museum di Londra ha aperto una mostra speciale con reperti archeologici provenienti da Napoli e Pompei. La mostra, che si apre e si chiuderà il 29 settembre, è stata possibile grazie alla sponsorizzazione di Goldman Sachs e alla collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. La mostra presenta reperti come cassapanche, sgabelli, panchine e calchi di vittime abbracciate nella morte, e offre una visione unica sulla vita quotidiana di persone del passato. La mostra è stata descritta come un evento importante per il British Museum e come una promozione per l'Italia.
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