Per i nostri attuali amministratori i guai sono tutti retaggio del passato, anche in Villa comunale Come non condividere la preoccupazione collettiva per una situazione che diviene sempre più inquietante? Attraverso la voce esasperata di numerose associazioni civiche si chiede infatti di conoscere innanzitutto le cause di questa scelta dolorosa; nel comunicato si parla di "precarie condizioni statico-vegetative delle alberature", quindi, secondo il vicesindaco Sodano, degli effetti di "vetustà" e di "patologie verificatesi negli anni passati". Dichiarazione certamente coerente con lo stile dei nostri attuali amministratori, per i quali, come è noto, i guai della città sono tutti retaggi del passato e quindi non poteva essere diversamente anche per le malattie degli alberi comunali. Vetustà e patologie sono due termini che apparentemente definiscono una causa, ma in realtà rimangono circoscritti alla genericità di una diagnosi, che sicuramente gli agronomi consultati allo scopo avranno espresso con maggiore scientificità. Si, perché la vetustà è un attributo che ha un valore negativo solo in relazione al tipo di essenza mentre la patologia, dovuta, pare, agli attacchi di insetti xilofagi avvenuti in passato, (ovviamente) è in genere la manifestazione di una debolezza "organica", che può essere anche dovuta ad avverse condizioni ambientali, tra le quali, non ultima, quella del sottosuolo. Daltra parte è noto che le indagini visive e strumentali sugli alberi (Vta) attestano il grado di rischio della loro stabilità, ma non ne decretano univocamente labbattimento, determinando certamente uno stato di allerta in previsione, però, di una estesa gamma di scelte tecniche, tra le quali anche rimedi conservativi; cè da dire che queste indagini sono spesso utili anche per giustificare valutazioni volte soprattutto alla salvaguardia delle responsabilità personali di tecnici e amministratori. Ciò non significa che i 31 alberi si possano salvare ma piuttosto che, come al solito, la città non è stata sufficientemente informata sulle procedure e sui dati scientifici che hanno portato a una scelta drastica e dolorosa. Si continua così a non tenere in debito conto che il livello dellattenzione, della sensibilità e della consapevolezza dei cittadini è salito e che non ci si accontenta più di generiche dichiarazioni con intenti rassicuranti. Come non condividere quindi la preoccupazione di quanti evidenziano alcuni dati di fatto incontrovertibili, tra i quali il depauperamento progressivo del patrimonio botanico della Villa e il suo esteso degrado, la coincidenza di questi abbattimenti con i recenti crolli di un edificio limitrofo e la situazione di dissesto del sottosuolo già denunciata anni fa da alcuni geologi napoletani, paventando i danni causati dalla Linea 6, gli sventramenti su aiuole e viali per il passaggio dei sottoservizi sempre della Linea 6, lallestimento dei cosiddetti "villaggi" ad uso di eventi transitori. Appare evidente che negli ultimi anni per la Villa il via libera delle istituzioni cè stato solo per interventi che non riguardano certo il suo restauro. Assistiamo ormai troppo spesso a operazioni sporadiche legate a emergenze (o presunte tali) mai inquadrate in un progetto generale o in un piano di manutenzione; eppure il codice dei beni culturali, la Carta dei giardini storici e le metodologie del restauro prevedono appunto che anche i singoli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria debbano rientrare in questa procedura amministrativa. La risposta apparentemente rassicurante del vicesindaco, che ha garantito che «gli alberi saranno ripiantati allinterno del percorso di riqualificazione della Villa che è legato alla presenza del cantiere della metropolitana», appare dunque concettualmente riduttiva nei confronti di un bene culturale pubblico che non può e non deve essere oggetto di interventi dettati dallemergenza, ma necessita piuttosto di programmazione a medio e lungo termine approvata per la sua correttezza metodologica proiettata prevalentemente verso la riqualificazione. Le sue rassicurazioni devono essere suffragate da "carte", ovvero da progetti che gli uffici tecnici comunali sono in grado di elaborare senza costi aggiuntivi. Naturalmente se questo strumento è già esistente basta solo mostrarlo, rassicurando cosi i cittadini sulla effettiva correttezza della gestione pubblica di un bene di così tanto valore. In caso contrario la Soprintendenza pretenda, così come è avvenuto per il parco borbonico di Portici, che il Comune sottoponga alla sua approvazione un progetto generale di restauro completo di piano di manutenzione (obbligatorio) che programmi tra laltro il monitoraggio periodico della stabilità degli alberi, gli eventuali abbattimenti per quelli irrecuperabili ma anche gli eventuali rimedi per gli altri oltre allineludibile impegno al reimpianto di esemplari del medesimo tipo di quelli tagliati e di idonea grandezza, piantumati in adiacenza alla ceppaia dellesemplare abbattuto. Si rassicuri il vicesindaco Sodano, i danni subiti dai 31 alberi (per ora) sono danni che vengono dal passato; ciò non esonera però chi amministra oggi dal doveroso approfondimento delle cause di ciò che sta accadendo nella Villa, senza aspettare lesito delle perizie del tribunale, né dal programmare con le proprie risorse interne il restauro della Villa senza attendere gli interventi della metropolitana e soprattutto senza farsi colpire, non metaforicamente, da alberi caduti e da palazzi.
GLI ALBERI TAGLIATI SENZA SPIEGAZIONI
Il vicesindaco Sodano ha annunciato l'abbattimento di 31 alberi nella Villa comunale, affermando che le condizioni statico-vegetative delle alberature sono precarie e che gli effetti di "vetustà" e "patologie" sono stati verificati. Le associazioni civiche hanno espresso preoccupazione per la scelta, affermando che la vetustà e le patologie sono cause generiche e che non sono state effettuate indagini scientifiche approfondite. Le indagini visive e strumentali sugli alberi hanno attestato il grado di rischio della loro stabilità, ma non ne hanno decretato l'abbattimento.
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