Secondo il documento sono bloccate, invece i sindaci vorrebbero toglierle Per ogni zona si dice quali interventi sono permessi e a quali condizioni Una grande carta della Toscana è appesa alla parete nella stanza di Fabio Zita. Rappresenta la "mappa dei vincoli" e accanto a quella ce nè unaltra della sola area Firenze-Prato-Pistoia che evidenzia anche attraverso una serie di colori i vari "strati" del territorio, fiumi, campi coltivati, aree urbane, colline, montagne, autostrade. Il territorio lo si può guardare anche così, in trasparenza, come se fosse costruito attraverso una sovrapposizione di pellicole di vita, attività umane e naturali, insediamenti industriali in parte abbandonati. Anche le aree degradate sono inquadrate in una nuova prospettiva dal Piano del Paesaggio. Il decreto 42 del 1994 dà alle Regioni la facoltà di individuare aree degradate da recuperare e proprio su queste aree i sindaci - che il 5 maggio incontrano Rossi per discutere la bozza del Piano - chiedono che i vincoli siano allentati o azzerati del tutto. Rientrano in queste aree ex siti industriali da bonificare (Livorno e Massa ne hanno), cave abbandonate (come San Giuliano), zone colpite da frane e alluvioni, terreni vicini alle autostrade. La Toscana è stata divisa dai tecnici della Regione in venti ambiti per cui si elencano indicazioni approfondite e dettagliate a cui Comuni e singoli cittadini dovranno attenersi. Per ognuna delle aree tutelate poi è stata costruita una scheda che elenca normativa, direttive (per la pubblica amministrazione), prescrizioni (per i cittadini). Si parla più di possibilità di interventi che di divieti, si dice quali trasformazioni vengano ammesse e a quali condizioni. I Comuni avranno due anni per controllare che i loro piani strutturali siano compatibili col Piano paesaggistico. Prendiamo ad esempio San Gimignano, un luogo famosissimo considerato uneccellenza di armonia tra territorio, ambiente e patrimonio culturale e architettonico. Il Piano tutela la bellezza del luogo a tutto tondo: dalla campagna si devono poter ammirare le torri medievali, dal paese si deve poter ammirare la campagna circostante. La scheda parte dai quattro valori fondamentali: struttura idrogeomorfologica, ecosistema ambientale, struttura antropica, elementi della percezione visuale. In più tiene conto della presenza di siti archeologici, boschi, parchi protetti, corsi dacqua, insediamenti contemporanei, coltivazioni, viabilità e infrastrutture. «Bisogna tutelare», si legge nel Piano, «lintegrità percettiva, la riconoscibilità e la leggibilità del centro murato di San Gimignano, come emergenza storica e urbanistica di alto valore iconografico, lintegrità percettiva delle mura duecentesche e del singolarissimo ambiente della "città turrita", che emerge visivamente tra i rilievi collinari più bassi dominando visivamente gran parte della valle». Quasi una poesia. (s.p)