ROMA. Il silenzio-assenso si riduce a 30 giorni: scaduto questo limite, e in assenza di risposte dai comuni o dalle amministrazioni locali, i cittadini potranno avere una autorizzazione per qualsiasi impresa, attività economica o modifica architettonica. Le norme sulla semplificazione burocratica, che prevede anche il silenzio-assenso sono state unite al codice per l'amministrazione digitale, nell'ambito del provvedimento - approvato ieri dal Consiglio dei Ministri - sulla competitività. Il codice per l'amministrazione digitale, consentirà a tutti i cittadini di avere tempi certi per ogni loro richiesta di autorizzazione alla pubblica amministrazione. Ci saranno quindi dei tempi certi per chi presentala domanda per avere una autorizzazione per qualsiasi impresa, attività economica o modifica architettonica. Ci sarà un termine, per esempio 30 giorni, scaduto il quale l'autorizzazione si intende concessa. «Sul commercio - dice Maurizio Agnese. direttore generale dell' assessorato regionale al Commercio - la Sicilia ha potestà legislativa, e dunque sulla carta sarebbe necessario recepire la norma perché sia applicabile Ma bisognerà leggere il testo del provvedimento per poterlo dire». «Il concetto del silenzio assenso, detto così non appare importante, ma è invece un passo importantissimo nella direzione di una piena libertà dei cittadini - aveva spiegato la settimana scorsa Berlusconi - e di una non sottomissione dei cittadini alla burocrazia dello Stato. Quésto vale per le istituzioni centrali, varrà anche per le istituzioni locali». Critici i Verdi, i quali ritengono che per sei mesi non ci sarà alcuna tutela. «Si prepara - ha spiegato il senatore Sauro Turroni - il nuovo sacco d'Italia e i barbari sono già qui. Infatti, per sei mesi (nuovo art. 20, comma 5), che maliziosamente ritengo possano essere prorogati a piacimento, il silenzio assenso si applicherà anche ai beni culturali, al paesaggio e alla natura. Quindi il nuovo sacco d'Italia - ha concluso Turroni - potrà progredire indisturbato nel silenzio assenso». Il governo ha replicato rassicurando che il silenzio-assenzo non sarà applicato al patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale. Infatti ha spiegato il ministro dei Beni Culturali, Urbani: «La conservazione del patrimonio culturale, grande risorsa italiana, è stata riaffermata anche nella prospettiva delle centralità di tale patrimonio come fattore trainante di una diversa visione dello sviluppo economico e sociale del nostro paese».