Il Comune approva un provvedimento che permette ai bagni di arretrare Impianti, cabine e sdraio potranno occupare la striscia lato monti di Francesca Ferri wMASSA L'erosione attacca, indietro tutta. Di fronte al mare che si è completamente mangiato la spiaggia in un lungo tratto del litorale tra i fiumi Frigido e Versilia, il Comune di Massa ha approvato un provvedimento rivoluzionario: gli stabilimenti balneari che non hanno più sabbia davanti, ma il mare che arriva sotto le finestre, potranno arretrare e spostarsi nella lingua di terreno adibita a parcheggi e verde pubblico. Un passo indietro, insomma. La possibilità di spostare gli stabilimenti a monte la ha accordata la giunta (delibera 97 del 22 marzo scorso) che ha, per così dire, spianato la strada ai titolari di bagni che hanno avuto, in modo diretto o indiretto, danni alle proprie strutture. La giunta riconosce che l'erosione «ha drasticamente ridotto la profondità delle concessioni, rendendo in diversi casi insufficiente o del tutto consumato lo spazio di arenile a disposizione per posizionare le attrezzature, gli ombrelloni, i punti ombra, come confermato dall'ultima forte mareggiata», si legge nel testo. La delibera permette di spostare praticamente l'intero stabilimento, ombrelloni e cabine compresi. Permette, infatti, di far arretrare le attrezzature e specifica che in questo termine rientrano cabine (anche con bagni), spogliatoi, locali per la direzione, servizi bar, ristoro, magazzino, preparazione pasti, disimpegni, verande. Chi ha avuto queste attrezzature non direttamente danneggiate, potrà farle arretrare o rinnovarle, naturalmente rispettando i vincoli urbanistici. Chi, invece, ha avuto le attrezzature palesemente danneggiate dall'erosione, è autorizzato a demolirle e ricostruire. Dove? Non, naturalmente, sui viali a mare. Lo spazio da sfruttare è quello adibito a parcheggio dei bagni e spazio verde. «Non verrà certo intaccata la strada o lo spazio pubblico», assicura il sindaco, Roberto Pucci. In particolare, «l'arretramento si legge nella delibera non potrà avvenire in danno delle porzioni di macchia autoctona di verde spontaneo» o nel caso vi siano piante e alberi tipici del litorale apuano, anche se piantate dall'uomo, quali pini, tamerici, ginepro. In questo caso per far spazio alle strutture si dovranno mangiare porzioni di parcheggio. Bisognerà inoltre assicurarsi che le strutture siano rimovibili e facilmente smontabili. La giunta ha anche stabilito in che modo si può presentare la domanda e, cioè, presentando una richiesta di autorizzazione unica Suap. Saranno comunque accettate anche eventuali segnalazioni certificate di inizio attività. I progetti, infine, sono sottoposti all'autorizzazione della Soprintendenza. «È un atto dovuto», si limita a commentare il sindaco Pucci. «È tutto quello che, come ente, possiamo fare: cercare di dare una mano ai cittadini venendo loro incontro». Non è però l'unico atto senza precedenti che il Comune ha adottato in questi giorni per far fronte all'erosione. Il 14 marzo il sindaco ha firmato un'ordinanza, che ha tutte le caratteristiche per essere definita storica, in cui ordina alla Provincia «di adottare senza indugio gli interventi idonei alla messa in sicurezza della costa» entro 120 giorni o passerà alle vie legali. È la Provincia, infatti, l'ente che deve affrontare il problema dell'erosione e che, invece, nonostante un progetto di barriere e ripascimento avviato nel 2009 e costato oltre 14 milioni di euro, la situazione, da tre anni a questa parte, è addirittura peggiorata. Dopo lunghe polemiche, due giorni fa Palazzo Ducale ha rescisso il contratto con l'associazione temporanea di imprese Marimassa, capitanata dalla ditta Doronzo, che aveva in appalto i lavori antierosione. E ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio Stato contro la sentenza del Tar che ha annullato la gara d'appalto. Nell'attesa, tocca fare retromarcia.