Associazione ambientaliste contro l'amministrazione Pucci per aver messo a gara la concessione Filone Fondone MASSA Ambientalisti sconcertati. E polemici con l'amministrazione guidata da Roberto Pucci. La pietra dello scandalo è la decisione di dare in concessione «a prezzo irrisorio, tra l'altro» la cava Filone -Fondone , una cava chiusa nel 2009 perché il Parco aveva imposto la rimozione di un vasto ravaneto e scarico di detriti che ha completamente occultato il canale. «Una cava il cui legale rappresentante era allora di nazionalità inglese e ben pochi, e probabilmente neppure massesi, erano gli operai impiegati», sottolineano in un documento le associazioni Amici delle Alpi Apuane di Montignoso, CAI Massa, Italia Nostra Massa e Montignoso, La Pietra Vivente, No al traforo della Tambura, Salviamo le Apuane A Pucci le associazioni imputano anche di aver riaperto, durante il mandato, le due cave Valsora e Valsora Palazzolo chiuse dagli anni '90, «situate in una zona protetta sia dal Codice dei Beni Culturali sia dalle normative Regionali (cave di cresta) ed Europee (zone a vincolo perché rientranti in Rete Natura 2000), normative in questo Comune regolarmente disattese (vedi Focolaccia e Padulello). Due cave, le Valsora, oggi in attività, mentre un progetto del 1999, opera dell' architetto finlandese H. Siren, approvato dalla Regione Toscana, prevedeva un grande spazio aperto recuperato, di indubbio richiamo turistico, come sottolineava l'allora Dirigente della Regione Toscana, arch. A. Nuzzo». Gli ambientalisti chiedono al sindaco di fermare «quest'ultima concessione, Filone-Fondone, che grazie ad un atto da te promosso e avallato da un consiglio comunale poco attento alle normative e soprattutto alla tutela dell'ambiente (atto 47 del 1551996), verrà ceduto a breve, a trattativa privata, è di non depauperare per pochi euro un patrimonio che appartiene alla Comunità». Concedere questa cava oggi, con la normativa vigente che risale al 1846 e che non hai modificato nei decenni in cui sei stato Sindaco, nonostante te lo imponesse la normativa Regionale fin dal 1995, significa che il concessionario ne entra in possesso e può venderla, subaffittarla e lasciarla in eredità, espropriando in questo modo i cittadini di un loro bene». La domanda cruciale: si possono alienare per 50.000 euro 187.000 mq di cava? «Al di là di questa cifra, o forse di una somma ancora inferiore, che cosa entrerà annualmente nelle casse del Comune? Poche centinaia di euro di locazione? Qualche decina di migliaia di euro per i marmi estratti, marmi -che come puoi immaginare- non passano tutti dalla pesa pubblica? - si chiedono gli ambientalisti - Tu stesso hai ripetuto in diverse occasioni che il ricavato economico del Comune è irrisorio, irrisorio soprattutto -aggiungiamo- di fronte all'assurda devastazione di un patrimonio non riproducibile - si insiste nel documento - E allora, in cambio di briciole, che cosa offri ai cittadini che ti hanno eletto? Ancora un disastro ambientale, un concreto pericolo per le acque e le sorgenti, un aggravio della fragile condizione geologica che è sotto gli occhi di tutti, basta guardare le cave della Rocchetta che continuano a franare, e regali un passaggio continuo di automezzi inquinanti ai cittadini di Forno che tanto hanno già dato. Ci vergogniamo di essere il solo paese in Italia (non ci possiamo certo definire città) in cui per una strana, neghittosa volontà delle Amministrazioni, siamo fuorilegge, perché utilizziamo la legge di uno stato pre-unitario (1846) che tutela i privilegi del singolo e calpesta i diritti di tutti, con grave danno erariale». Le associazioni tornano poi a polemizzare con il sindaco per il caso delle cave Padulello e Focalaccia. «Caro sindaco, il tuo "proclama" di chiusura del Padulello e della Focolaccia, così ci sentiamo di definire la delibera di Giunta di ottobre scorso, subito disatteso nel caso del Padulello , nonostante che la normativa e il principio di precauzione ti consentissero di chiuderlo, essendo in diretto collegamento con le sorgenti di Frigido a Forno, resta uno specchietto per poche allodole, se non ti fai nel contempo promotore attento e insistente per chiedere al governatore Rossi di accogliere questa richiesta. I 30.000 mq di Tambura dove sorge dal 1902 il rifugio Aronte sono stati illegittimamente concessi, nonostante non fossero mai stati classificati agri marmiferi, a concessionari forestieri (libanesi, con amministratori siriani), e questo non è l'unico caso di territorio di proprietà comunale concesso dai tuoi uffici in spregio alla normativa vigente. All'invito della Regione a modificare il piano acustico della zona Padulello- Focolaccia , classificato dai tuoi tecnici area industriale (!), hai risposto che non l'avresti fatto perché la Giunta aveva proposto di chiudere quelle due cave. E' perciò al presidente Rossi che ci rivolgiamo contemporaneamente, affinchè cessi l'alienazione di beni pubblici a vantaggio di un singolo imprenditore, spesso forestiero, e si provveda al più presto ad adottare una normativa che risponda ai dettami delle leggi Regionali e soprattutto della nostra Costituzione».