TRENTO «L'unico rimpianto è lasciare un settore cresciuto in questi anni ma con costi di gestione altissime in vista di risorse sempre più esigue. Ecco perché bisogna affidarsi sempre più ai privati e alla sinergia con il mondo economico. A cominciare dal Muse». È uno dei «nei», la gestione onerosa del nuovo museo della scienza, insieme al buco del Santa Chiara «una cosa inimmaginabile» all'interno di un bilancio più che soddisfacente dell'attività da assessore alla cultura per Franco Panizza, che oggi darà le dimissioni per intraprendere la carriera di senatore «portando a Roma l'esperienza dell'Autonomia». Ma prima di farlo, ieri sera, radunando tutti i soggetti culturali del territorio alle Gallerie di Piedicastello, Panizza ha tracciato i quattro anni di assessorato in occasione della presentazione del «Secondo rapporto annuale sulle attività culturali 2011», ricordando il lavoro svolto e delineando soprattutto le linee-guida per il futuro dettate dalla spendig review. «Le politiche culturali devono operare secondo tre principi-guida spiega logica di rete fra i diversi operatori culturali, appropriatezza perché la cultura deve rispondere anche in termini di risorse impiegate e risultati ottenuti, intersettorialità fra settori diversi come l'economia, il turismo il marketing». Ma per Panizza «la vera sfida che ci attende è mantenere alto il livello culturale del Trentino, pur in presenza di una congiuntura sfavorevole: ecco perché è necessario mettere in campo correttivi per utilizzare le potenzialità dei territori per coinvolgere il privato e il mondo economico, stimolare le istituzioni del territorio a fare rete e ottimizzare le risorse disponibili». «Dobbiamo renderci conto prosegue che con le progressive contrazioni, già per il 2013 è previsto un 4 in meno di investimenti nel settore cultura, ci si deve organizzare diversamente: non ci si deve vergognare ma si tratta di un patto tra cultura e territorio con le rispettive ricadute». Già nel 2011 si era avuta una contrazione delle risorse della Provincia con un -1,8 e un aumento dell'investimento dei privati con un 16. Partito con uno stanziamento complessivo nel 2009-2010 di 138 milioni di euro, il settore complessivo della cultura ha generato nel 2011 un volume d'affari attorno ai 745 milioni di euro e impiegato 13 mila unità. L'ambito trainante è emerso risulta l'editoria, che da sola incide per il 30 sul valore aggiunto complessivo prodotto. Marginale, invece, il peso ricoperto da teatro e musica, che insieme coprono il 3,4 del valore. Panizza ha poi messo in evidenza alcuni principi per il futuro come incentivare la dimensione euroregionale in qualità di cerniera tra la cultura del Nord Est e del mondo tedesco, saldare le politiche culturali con la valorizzazione turistica dell'Asta dell'Adige in una convergenza di policy integrate, fare sempre più gestioni associate tra enti locali e sinergie con i settori economici. «Quando sono arrivato nel 2009, c'era una realtà culturale molto vivace, con una buona partecipazione dei cittadini, ma che per lo più ospitava soltanto eventi senza produrli: ho cercato così di dare stimolo e sostegno stimolando a fare rete, coordinamenti, federazioni e accordi tra enti e territori, collaborazioni tra festival, guardando a progetti anche di più ampio respiro, anche europeo, facendo attenzione ai giovani e cercando di valorizzare talenti emergenti». Parlando poi di musei, con il Mart e la Fondazione museo storico che fanno da traino per introiti per i visitatori, Panizza ha affrontato il tema di Palazzo Albere e il suo destino, facendo un mezzo passo indietro rispetto ai progetti di museo dell'Autonomia e spostando la collezione ottocentesca: «Abbiamo deciso di non accelerare l'apertura delle Albere spiega il senatore del Patt posticipando l'apertura e dedicando il piano terra alla collezione attuale mentre il primo sarà dedicato alla nostra storia trentina come modello di autogestione». Tra le altre indicazioni per contenere la spesa, Panizza parla di edifici contenitori, «bisogna puntare sull'innovazione culturale lasciando perdere il fronte edilizio che rischia di creare cattedrali surdimensionate». Meglio quindi l'utilizzo di un luogo culturale da parte di più soggetti. L'altra missione infine, molto importante per Panizza, è l'investimento sui sui giovani e la creazione di occupazione. Una particolare valenza hanno le nuove generazioni, insiste: «Bisogna stimolare la partecipazione attiva e contribuire al processo di costruzione di contenuti culturali». Ora Panizza lascia in eredità al suo successore un settore sano ma con poche risorse economiche. La sfida è ardua.