Decennale scontro fra dirigenti. I politici pensarono a un supermanager Ci sono carriere che si incrociano, burocrazia, cause legali, l'ombra di un supercommissario e difficoltà cresciute anno dopo anno dietro a quanto accade oggi all'Accademia Carrara. Ci sono anche atteggiamenti ondivaghi della politica e un muro contro muro dei tecnici ai vertici della pinacoteca non più relegabili al mero retroscena. La lettera protocollata in Comune con cui il conservatore Giovanni Valagussa, cioè colui che si occupa delle collezioni, chiede di essere trasferito ad altra sede «per inconciliabilità di vedute con il direttore Maria Cristina Rodeschini» scoperchia un vaso di Pandora che rischia di avere ripercussioni gravi. Perché per l'Accademia il momento è topico: il cantiere di restauro avviato nel 2008 è giunto al termine dopo innumerevoli imprevisti, e ora si passa agli allestimenti interni. Manca un anno alla riapertura annunciata dall'amministrazione, ma al guscio architettonico deve associarsi un progetto scientifico e culturale interno. La fase è delicatissima e proprio su questo deflagrano le tensioni. «Molte cose si è sfogato il conservatore, riferendosi ad esempio a piani di comunicazione e promozione dovrebbero essere impostate da mesi e invece non si è ancora visto nulla». La direttrice taglia corto: «Non sta a me rispondere alla polemica». Come si aggiusteranno le cose è da vedere. Certo, la matassa è intricata da anni. La politica, con le amministrazioni di centrodestra e centrosinistra che si sono alternate, ne è e ne era a conoscenza. Le strade di Valagussa e Rodeschini si sono incrociate nel 2001, quando colui che ora medita l'addio ha assunto il ruolo di conservatore alla Carrara diretta ai tempi da Francesco Rossi, in sella dagli anni '70. Rodeschini, allora, si occupava della Gamec, nata come costola della pinacoteca. Un paio d'anni più tardi, per Rossi scatta la pensione e il suo ruolo passa ad interim a Valagussa. Rodeschini vanta, e fa presente, maggiore anzianità. Il Comune alla fine attribuisce a quest'ultima la guida di entrambi i musei. Un doppio ruolo motivato anche con questioni di budget, ma che altresì suscita critiche perché si sente ripetere la Carrara, soprattutto oggi che in gioco c'è un progetto così ambizioso, meriterebbe non solo un conservatore ma anche una direzione a tempo pieno. La comunicazione è difficile, i rapporti si deteriorano. Questioni professionali e personali generano strascichi operativi: per citarne uno recentissimo, la convenzione per l'assegnazione dell'attività didattica all'Associazione Guide Giacomo Carrara, che oggi è congelata e che nelle ultime settimane ha portato il gruppo (una colonna della pinacoteca) a minacciare lo scioglimento «perché c'è poca chiarezza e lavorare è impossibile», era firmata da Valagussa ma non rinnovata da Rodeschini, che ha invece nominato una responsabile interna ad hoc. Le scintille coinvolgono anche altri operatori: prova ne è una causa in tribunale per il riconoscimento di mansioni avviata dalla responsabile della gestione prestiti delle opere. La faccenda è complicata tanto che a certo punto il Cda dell'Accademia e Comune hanno discusso la nomina di un «supercommissario» sopra le parti (Valagussa e Rodeschini) per il progetto culturale in vista della riapertura. Le indiscrezioni fornivano un nome: Giovanni Carlo Federico Villa, docente all'Università di Bergamo (e curatore, oggi, della mostra su Tiziano alle Scuderie del Quirinale). L'ipotesi, di nuovo per questioni di budget, rimase poi sulla carta. Era il 2010. La cronaca annota poco dopo una prima richiesta di trasferimento del conservatore, destinazione Brera. Un passaggio che però non è avvenuto, e ha aggiunto benzina al fuoco: alla Carrara si lavorava per la riapertura e il gesto, condiviso da alcuni, da altri venne interpretato come un voler abbandonare la nave. Oggi, le tensioni note ma mai sanate («Il Comune, in passato ma soprattutto ora riflette ad esempio Dario Guerini, assessore con il centrosinistra e attualmente nel Cda dell'Accademia doveva mettere ordine») sono tornate a galla. E il rischio è che zavorrino uno dei più importanti progetti per la città.