Nato in Alsazia, noto critico d'arte e già assessore alla Cultura della giunta milanese di Marco Formentini: Philippe Daverio, che idea ha della Carrara che riapre? «Il palazzo è splendido, di un neoclassicismo meraviglioso, una sede perfetta, ma ora si deve decidere che cosa deve diventare: se la Carrara intende essere un museo o semplicemente un guardaroba». Alla fatidica data manca poco più di un anno: presto o tardi per fare cosa? «Non spetta a me entrare nel merito della tempistica, ma sulle azioni da intraprendere, sul concept a cui ispirarsi non ho dubbi, partendo da un presupposto necessario». Quale? «Un tempo la collezione del conte Carrara era propedeutica ad una funzione didattica che non c'è più e questo cambia radicalmente la prospettiva che resta ormai squisitamente museale. Un museo è un'entità pulsante, viva che interagisce con la città e coglie le opportunità dell'arte e del grande pubblico. Altrimenti» Altrimenti? «Diventa un guardaroba dove, anziché appendere i vestiti, si appendono i quadri alle pareti». Ma quali step devono segnare il cammino da qui a maggio 2014? «In un'ipotetica "Agenda Carrara" si devono prevedere cinque passi irrinunciabili: la conservazione, l'acquisizione, la comunicazione, la ricerca e la promozione. Ora se la conservazione e l'acquisizione sono elementi accertati e stabili, le altre tre attività sono in continuo movimento, un movimento cerebrale: sono tre aspetti su cui il cervello deve attivarsi, perché il museo viva e dialoghi costantemente con Bergamo e con il mondo. Se non si comunica quello che si ha e quello che si fa, si sortisce, appunto, l'effetto guardaroba». Un esempio di motilità meningea? «Partendo da una serie di opere di un determinato periodo o di un certo artista che si hanno già in dotazione, si chiedono alcuni prestiti che completino il periodo o il ciclo in modo da creare "l'evento". L'abilità è quella di saper rinnovare, in continuazione, il patrimonio che si possiede». E questo a chi spetterebbe? «Questo è il compito principale del conservatore che non può essere considerato solo un catalogatore delle opere, uno che mette a posto gli archivi ed elenca i beni, ma che deve avere tutti i mezzi e gli strumenti per fungere da catalizzatore, da motore proattivo della struttura, generando aree di ricerca e di divulgazione». Ad ognuno il suo compito... «Sì ma, con un concetto chiarissimo: un'Accademia come la Carrara è patrimonio di Bergamo, un bene comune e comunale della nostra Italia. Il suo destino è principalmente nelle mani del sindaco. Al di là del caso amministrativo specifico, fermo restando che spesso nelle strutture si incappa in funzionari che si considerano padroni del museo, vedrei bene un intervento del ministero dei Beni Culturali, che tuteli ed indirizzi al meglio la struttura. Ora, è pur vero che il ministro non c'è, ma prima o poi, con il nuovo governo mi auguro che verrà nominato. Il "pubblico", in strutture di questo tipo, non può esimersi dal fare la sua parte negli indirizzi programmatici e nella gestione, attraverso figure competenti ed appassionate».