Vittorio Sgarbi ha un'incontenibile tendenza a esagerare. Ma è discutibile praticamente su tutto, tranne quando discetta di arte, la sua materia. In una recente inchiesta a puntate pubblicata sul Giornale, ha definito Bergamo la «Firenze del Nord». Precisando che può essere accostata al capoluogo toscano «per l'importanza dei suoi monumenti». Pur sempre un'esagerazione? Probabile. Ma un'esagerazione «competente». Del resto, quante volte si è sentito dire da critici di fama, a proposito dell'Accademia Carrara, che è una delle più importanti (e meno conosciute) pinacoteche d'Europa? Bene, eccesso per eccesso, proviamo a fare uno spericolato confronto. Nel 2007, ultimo anno prima della chiusura per lavori, la Carrara ha totalizzato la miseria di 24 mila visitatori. Gli Uffizi 1 milione e 600 mila... Insomma, siamo sì una Firenze del Nord, ma piccola piccola. Si può uscire dal cono d'ombra della città di provincia e provare a fare del turismo d'arte (oltre che di quello low cost) un'occasione di sviluppo economico? Forse sì, se non si mancano due appuntamenti imperdibili: Bergamo 2019, d'accordo, ma prima ancora Bergamo 2014. Con la presidenza assegnata ad Ermanno Olmi, la candidatura a capitale europea della cultura è salita di livello. Diciamo, per dirla in modo un po' spiccio, che può finalmente diventare un cosa seria. A patto che non si buchi l'appuntamento che la precede, imminente, praticamente dietro l'angolo: la riapertura, nel maggio 2014, dell'Accademia di cui sopra, dopo 6 anni di soffertissimi lavori. Capite che se vogliamo davvero una pinacoteca visitata, oltre che celebrata, questa volta o mai più. Ma le premesse non sono molto rassicuranti. Un anno prima dell'inaugurazione ci si aspetterebbe un fuoco di fila di iniziative ed eventi, in vista di un lancio in grande stile. Invece il colpo di teatro lo ha riservato il conservatore, Giovanni Valagussa, depositando in Comune una richiesta di trasferimento a dir poco polemica. La figura del conservatore, in una pinacoteca, sia detto per i profani, non è esattamente marginale. Lungi da noi addentrarci nel ginepraio dei torti, delle ragioni e dei personalismi: il conflitto con la direttrice, Maria Cristina Rodeschini, viene da molto lontano. A Valagussa va però riconosciuto di essere uscito allo scoperto. E in ogni caso il dubbio che, restauri a parte, ancora non sia stato possibile definire un progetto forte, è troppo pesante. Ciò detto, l'iniziativa e la responsabilità delle scelte spettano alla politica. Che invece si è fatta scoppiare il caso in mano. E adesso deve battere un colpo, rapido e risolutivo, spazzando via il sospetto che l'Accademia sia scivolata nelle sabbie mobili. Il tempo è già praticamente scaduto. Risale a pochi giorni fa la visita guidata al cantiere, quasi concluso, della nuova Carrara. Ne abbiamo intuito e apprezzato le potenzialità. C'è ora da aprire la partita, delicata e decisiva, degli allestimenti sponsorizzati dal Creberg. Dopodiché Bergamo avrà la sua Ferrari dell'arte. Ma una Ferrari non può stare nel box. E neppure può viaggiare senza guida o, nella migliore delle ipotesi, con due autisti litigiosi. Il rischio di schiantarsi è alto. Con buona pace della Firenze del Nord.
Bergamo. Accademia e sabbie mobili
Vittorio Sgarbi ha definito Bergamo la Firenze del Nord, affermazione che potrebbe essere un'esagerazione, ma competente. La città ha una pinacoteca importante, l'Accademia Carrara, che è stata chiusa per lavori nel 2007 e ha totalizzato solo 24 mila visitatori. Tuttavia, se la città riesce a sviluppare il turismo d'arte, potrebbe diventare un'occasione di sviluppo economico. La candidatura di Bergamo a capitale europea della cultura nel 2014 è stata un passo importante, ma la riapertura dell'Accademia nel 2014 è stata un colpo di teatro, con il conservatore Giovanni Valagussa che ha depositato una richiesta di trasferimento.
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