DI RINVIO in rinvio, ci sono voluti cinque anni. Ma ci siamo. Dopo il lungo periodo di restauri e messa in sicurezza imposti dall'autorità giudiziaria a seguito dei tragici eventi del 2006 e del 2008 (la morte per caduta accidentale di Luca Raso e Veronica Locatelli), e una volta finita la ripulitura dei bastioni (entro un paio di mesi) il 24 giugno prossimo, festa di San Giovanni, il Forte Belvedere riaprirà i battenti. «Un giorno importante che abbiamo scelto non a caso», spiega l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio Sergio Givone. E non solo perché sarà la città intera a riprendere possesso di un punto di riferimento monumentale, storico-artistico, paesaggistico di enorme importanza, ma anche perché, per l'occasione, il Forte ospiterà un evento capace di ricollegarlo idealmente alla prestigiosa stagione espositiva degli scorsi decenni: una grande mostra di opere di Zhang Huan, artista cinese che vive e lavora fra la Cina e gli Stati Uniti, noto per le sue opere, soprattutto grandi Buddha, fatte di cenere di incenso e destinate a distruggersi nel corso dell'esposizione (a volte, su sollecitazione dell'artista, col contributo dei visitatori). Protagonista della scena artistica contemporanea internazionale, Zhang, dice Givone, è «entusiasta di venire a Firenze», e ora si tratta di trovare il prima possibile i circa 250 mila euro che ancora mancano all'appello per coprire le spese (500 mila in totale, di cui la metà ricavabili con i biglietti cumulativi, di Palazzo Vecchio, Forte Belvedere, e mostra). E perché si arrivi alla effettiva inaugurazione di un evento «destinato a segnare la storia culturale della città», l'assessore lancia un appello «a tutte le forze vive della città, comuni cittadini, imprenditori, commercianti, a chiunque, cioè, abbia a cuore il ruolo di Firenze come capitale della cultura, perché si facciano avanti e ci aiutino con il loro contributo». Accogliendo le opere di Zhang Huan molte delle quali pensate per l'occasione e che l'artista realizzerà direttamente sul posto, all'aperto, sui prati dei bastioni, e all'interno della palazzina (piano terreno e primo piano, mentre il terzo sarà occupato da Tempo Reale, l'istituto di ricerca sonora e musicale fondato da Luciano Berio, oggi a Villa Strozzi) il Forte costituirà solo il punto culminante e più visibile dell'esposizione, organizzata come un lungo percorso che prende le mosse da Palazzo Vecchio e, prima di salire verso il Belvedere, si snoda nel parco di Boboli. «Più che una mostra, un pellegrinaggio» spiega Givone, «significativo non solo per le suggestive opere di un grande artista, ma anche in sé, nel suo percorso attraverso la città». Una sorta di «itinerario spirituale», insomma, lungo il quale i visitatori «non solo godranno esteticamente delle opere, ma saranno chiamati a un movimento dell'anima, trasformandosi, si spera, da turisti in pellegrini». Zhang Huang, del resto (nato nel '65), è un artista di profonda spiritualità, che attinge a piene mani alle immagini religiose e alle tecniche espressive della antica tradizione cinese (il Buddha, la raffigurazione di parti sacre del corpo, con scultura, pittura, intaglio, calligrafia), ma parla anche il linguaggio contemporaneo, indagando attraverso video, performance, fotografia, sul rapporto fra l'uomo, la natura, il passato, le radici, nel suo impatto con l'oggi. E, osserva Givone, «legando luoghi e culture, oriente e occidente, ci aiuta a comprendere meglio tutto il nostro mondo». La sua presenza a Firenze sarà quindi «l'occasione per uscire dalla logica dei grandi eventi, e fare dell'arte un'esperienza dello spirito, che è poi quello che oggi le persone cercano di più».